martedì 15 marzo 2011

Una generazione di giovani coraggiosi (3) - gli italiani

 ...   continua   ...


Torniamo alle Olimpiadi di Monaco 1972 dove il 20enne Pietro MENNEA portò a casa un insperato bronzo nei 200m, iniziando un'inimitabile carriera, mentre il 28enne Franco ARESE non riuscì a convertire in medaglia olimpica il fantastico oro dei Campionati Europei di Helsinki dell'anno precedente.


In quegli anni si stava seminando molto per il futuro. Alcune tracce si trovano anche nell'ultimo numero della rivista federale Atletica 01_2011 dove è riassunta in breve la gloriosa storia di Luciano GIGLIOTTI (pagg. 48-51) che fonda le sue radici proprio in quegli anni.

Un atleta che emerse a risultati di valore mondiale in quel settembre del 1972 fu il 29enne Gianni DEL BUONO, che non trovò gli spazi giusti nei 1'500m alle Olimpiadi, ma al ritorno riscrisse in 11 giorni parte dei record italiani (13/9 Roma 5'000m 13'22"4; 17/9 Rieti 3'000m 7'49"4; 24/9 Reggio Emilia 2'000m 5'00"0), rompendo l'egemonia di Franco ARESE che per qualche mese li monopolizzò dagli 800m (1'47"1) ai 10'000m (28'27"0), poco prima che i record nazionali entrassero in una dimensione mondiale, segnati da atleti più specializzati rispetto a un miler con una grande escursione competitiva che in quegli anni toccò anche la maratona.

Gianni e Franco si riservarono il tempo per maturare il loro talento e contribuirono a trascinare i giovani nati nel decennio successivo. Alle Olimpiadi di Monaco 1972 esordì un 20enne Franco FAVA nei 3000st, dopo aver migliorato il record italiano a Oslo nel mese precedente, e si arenò in semifinale. Crebbe molto negli anni successivi e mancò di poco la medaglia ai Campionati Europei di Roma 1974, dove migliorò per l'ultima volta il record italiano fino a 8'18"85, battuto dai migliori specialisti dell'epoca. Grande volata fra il polacco Bronislaw MALINOWSKY e lo svedese Anders GARDERUD che vinceranno rispettivamente le Olimpiadi di Mosca 1980 e di Montreal 1976.


Nei 3 anni successivi Franco FAVA migliorò i record nazionali dai 3'000m fino all'ora in pista (7'42"65 nei 3'000m; 13'21"98 nei 5'000; 27'42"65 nei 10'000; 20,416km nell’ora su pista). Per i palati fini ci sono anche 10 partecipazioni ai mondiali di corsa campestre giungendo 9 volte fra i primi 10. Rimane sua la miglior posizione di sempre di un italiano (4° nel 1977 a Düsseldorf). Qui si trovano un'intervista in merito alla famosa tachicardia, un affettuoso e puntuale ritratto, un intenso scambio di battute.

Degno passaggio del testimone a Venanzio ORTIS, 3 anni più giovane di Franco, che nell'estate del 1978 a 23 anni sottrasse a Franco FAVA i record di 5 e 10'000m (13'20"8 e 27'31"48) e soprattutto vinse due entusiasmanti medaglie ai Campionati Europei di Praga. Nei 10'000m si corse su ritmi da record del mondo e, riguardando la gara, Venanzio sembra quasi accontentarsi della sua prova superlativa verso l'argento. VAINIO non era più forte di lui, solo più consapevole.



La controprova ci fu subito nei 5'000m quando Venanzio ci credette davvero, trovò il varco e il guizzo vincente, mettendo tutti in riga. Tre attori di questa volata resistettero ai massimi livelli fino alle Olimpiadi di Los Angeles 1984 dove si unirono in un insolito destino: lo svizzero Markus RYFFEL fu l'ultimo a staccarsi dall'imponente Said AOUITA sui 5'000m, il finlandese Martti VAINIO tentò in tutti i modi di staccare Alberto COVA sui 10'000m (l'argento gli fu tolto dalla successiva squalifica per doping), l'irlandese John TREACY fu l'ultimo a staccarsi dall'inarrestabile Carlos LOPES nella maratona.


Motori eccezionali in semplici ragazzi italiani, come ce ne sono molti in giro anche ai nostri giorni, che si dedicarono con grande passione e coraggio a coltivare il proprio talento.

...   continua   ...

lunedì 14 marzo 2011

w10/2011 - ginocchia che si bloccano

Leggo quanto scritto una settimana fa e la risposta è negativa: non sono stato in grado di correre in equilibrio. Giovedì mi sembrava di avere invertito la tendenza involutiva - sprazzi di buone sensazioni e visione di luce in fondo al tunnel - invece venerdì mi sono fermato a un paio di chilometri da casa, quando il dolore e la zoppìa sono diventati insopportabili. Sono tornato camminando. Mi era successo di peggio due settimane prima, quando ho camminato lungo la discesa di fronte a casa e non sono riuscito a correre nemmeno in piano. Così sono subito rientrato.

L'origine della difficoltà è visibile nella scansione RMN del ginocchio sinistro, evidenziata in rosso. Ho ritardato la pubblicazione del post sperando di avere già oggi un consulto con l'ortopedico e comunicare la notizia definitiva. Ha senso trascinarsi così e dilatare i tempi di guarigione? O sto facendo maggiori danni?

Non voglio ancora desistere dall'obiettivo London Marathon, perché dubito di avere futura occasione di andarci. Mi sono fatto capofila presso l'agenzia di viaggio, ho disturbato molte persone alla ricerca di pettorali per gli amici e adesso che siamo in molti ... come faccio a mancare? Da verificare se posso correre e quanto a lungo. Fossi schiavo delle mie paranoie agonistiche avrei già rinunciato. Ho un mese per recuperare completa salute e un minimo di condizione. Devo solo convincermi di fare una passeggiata e godermi la festa.

Quante altre volte mi è andata bene? La più fortunata nel 1992 quando corsi i CdS di Corsa Campestre nell'ippodromo di Agnano a Napoli, per buona parte sullo stessa pista dove fino a poco prima avevano corso i legittimi utenti, ovvero i cavalli. In gara mi accorsi di avere perso un appoggio su di una zolla basculante sollevata da potente zoccolo. Al momento non ci pensai, ma già nel viaggio di ritorno in treno fui costretto a indossare le ciabatte perché la fascia plantare pulsava troppo dentro la scarpa. Nei giorni successivi si gonfiò molto l'inserzione nel calcagno, ma riuscivo a correrci sopra. Feci anche un'ecografia presso eminente primario radiologo che non vide alcunché. Continuai quindi a correre senza pensarci più di tanto.
Un paio di mesi dopo, al ritorno dal Campionato del Mondo di Corsa Campestre a Boston USA, procedetti con una visita ortopedica per la costruzione di un plantare personalizzato. Avendo il medico la sonda dell'ecografo in mano per il controllo dei tendini di Achille, chiesi se poteva verificare anche l'inserzione della fascia plantare del piede sinistro. "Che bella cicatrice!" mi disse. Ormai lo stiramento si era riparato da sé.

sabato 12 marzo 2011

Grandi blogger del passato (1)

Ormai può sembrare strano, ma ci fu un tempo in cui la comunità internazionale di letterati e di studiosi, oltre a pubblicare libri e riviste (abitudine ancora in uso), scriveva con penna su carta per tenersi in contatto e condividere le idee. Oggi abbiamo a disposizione molti strumenti per cui spesso è sufficiente scegliere il canale più consono e ogni tanto penso a cosa sarebbe successo se un mezzo come questo blog fosse stato a disposizione in altri tempi.

Chi potrebbe essere stato un grande blogger?

Per stile di vita, modalità di scrittura, relazioni sociali e carattere penso che fra i top ci sarebbe stato Friedrich NIETZSCHE (1844-1900). L'occasione del primo incontro fu durante le ore di Storia della Filosofia al liceo e cominciò anche l'approfondimento perché come testo integrativo al manuale di G. REALE e D. ANTISERI fu adottata una sua antologia da varie opere, che si dipanava soprattutto tra i frammenti postumi. Dopo la maturità rimase l'interesse - perché Friedrich non lascia indifferenti - più in forma di eco della memoria, ogni tanto rinfrescata da articoli di giornali e rimandi vari. Finché quindici anni dopo il diploma mi sono imbattuto nella biografia di Massimo FINI, acquistata d'impulso durante un passaggio in libreria. Rispetto alle esposizioni specifiche la lettura è facilitata da uno stile descrittivo quasi giornalistico, animato dall'antico amore dell'autore verso uno dei suoi riferimenti culturali. Frequenti citazioni e ricca bibliografia per chi volesse andare oltre.

Perché mai NIETZSCHE avrebbe potuto essere un grande blogger?

Dopo i brillantissimi studi universitari in filologia Friedrich iniziò la carriera di insegnante universitario, presto abbandonata per dedicarsi al libero pensiero, tanto raccolto nei testi citati all'interno dei manuali di filosofia e tanto tratteggiato in frammenti che non riuscirono a strutturarsi nei libri sempre vagheggiati e che costituiscono la parte più discussa del suo lascito intellettuale. Per assurgere alla pubblicazione gli scritti dovevano essere riordinati e per diversi motivi NIETZSCHE non ne fu capace.

Perché non pubblicare subito un bel post con i pensieri fulminanti elaborati durante le quotidiane passeggiate?

Visse ramingo alla ricerca di una clima favorevole alla salute, in perenne difficoltà, e trovò un po' di sollievo vicino a St. Moritz per la stagione calda, finché non pensò di aver trovato la sua sede ideale a Torino, dove avvenne il definitivo crollo psichico. La mente implose. Sopravvisse undici anni in condizioni vieppiù degeneri, senza avere il conforto della grande attenzione che iniziavano a riscuotere le sue riflessioni, dopo aver passato decenni in difficoltà a pubblicare e a discutere i suoi pensieri anche con chi ben lo conosceva.

Quanti follower avrebbe avuto in vita invece dei tardivi seguaci se non postumi?

martedì 8 marzo 2011

Una generazione di giovani coraggiosi (2) - Ian STEWART

...   continua   ...

"YOUNG GUTSY PEOPLE" potrei tradurre in slang americano. Il coraggio descritto da gutsy viene dalle interiora del corpo, come se il fegato ne fosse davvero la fonte, ed è molto legato all'immagine di Steve PREFONTAINE, tanto utilizzata da NIKE, che diceva "I am going to work so that it's a pure guts race. In the end, if it is, I'm the only one that can win it". Per cui Steve poteva essere definito "gutsy, even if not so much talented".

I protagonisti erano giovani perché difficilmente si concedevano extra time oltre al periodo scolastico o al primo periodo della maturità. Torniamo indietro di un decennio e prendiamo uno dei grandi fenomeni delle Olimpiadi di Roma.
Herb ELLIOT a 22 anni aveva vinto quello che c'era da vincere per un australiano (Giochi del Commonwealth 1958 e Olimpiadi 1960) e deteneva i record del mondo dei 1500m e del miglio. Cosa altro fare? Terminare gli studi e vivere la vita.


Il coetaneo neozelandese Peter SNELL apparve direttamente a Roma per vincere gli 800m e attese altri 4 anni fino a Tokio per completare e ampliare il filotto fra record e ori (doppiette 880y-miglio Giochi del Commonwealth 1962 e 800-1500m Olimpiadi 1964) - su YouTube si trovano tutti i relativi video.

Esempi troppo esotici e remoti? Troppo romantiche le piste in terra rossa? Il manto gommoso fece il suo esordio internazionale solo alle Olimpiadi di Città del Messico 1968. RLQ ha sempre rimpianto che per pochi anni non si siano incrociati Herb ELLIOT, Peter SNELL e Jim RYUN (altro giovane senza paura) : il record del mondo dei 1'500 avrebbe potuto arrivare a 3'30" venti anni prima che Steve CRAM abbattesse la barriera durante l'epico duello con Said AOUITA (Nizza FRA 16/07/1985).

Mi ero ripromesso di portare in evidenza personaggi meno noti e uno in particolare mi è stato segnalato da mio fratello Matteo qualche mese fa. Trattasi di Ian STEWART (15/01/1949) che a 21 anni aveva già vinto sui 5'000m sia i Campionati Europei di Atene 1969 che i Giochi del Commonwealth 1970 che si sono tenuti a Edinburgo nella natìa Scozia. Le sue volate hanno ravvivato la storia del mezzofondo britannico, dopo un periodo grigio seguito ai fasti degli anni 50 con Roger BANNISTER (il primo ad abbattere la barriera dei 4' nel miglio) e Derek IBBOTSON. Guardare come due scozzesi si siano permessi di staccare il grande Kip KEINO (che aveva appena vinto i 1'500m) con una volata che li portò a ridosso del primato del mondo (13'22"85 vs. 13'16"6).



Dove si trovano adesso due bianchi europei della stessa nazionalità che si giocano l'oro sui 5'000m in una grande manifestazione mondiale sui ritmi da 12'45"? Improponibile?
Alle Olimpiadi di Monaco Ian trovò la strada sbarrata dal coetaneo Lasse VIREN e dal maturo 34enne tunisino Mohammed GAMMOUDI che si portò a casa la sua ultima splendida medaglia, riuscendo a salire sul gradino basso del podio dopo aver infilato lo stramazzante Steve PREFONTAINE.

...   continua   ...

PS 2014/01/08 i video si perdono in YouTube! in parziale (e più ampia) sostituzione del secondo c'è questo splendido riassunto delle finali di 3M/5k ai Giochi del Commonwealth: Ian STEWART arriva dopo 5'15"


domenica 6 marzo 2011

w09/2011 - ginocchia che reggono

L'esito della RMN è chiaro e rassicurante: ossa OK, menischi OK, legamenti OK, tendini OK, cartilagini quasi OK. Eppure c'è "edema del pivot centrale" e "versamento articolare" senza aver subito distorsioni o altri traumi. Come mi sono fatto male? Non c'è stato un momento preciso: dalla Montefortiana (23/01) ho cominciato a patire molto, in gara e negli allenamenti successivi, ma la sofferenza sembrava limitarsi alla muscolatura. Ho continuato a ripetermi: passerà, è sufficiente non fare cose strane. Poi ho corso la campestre a Pescantina (06/02), vissuta con grande soddisfazione per le rinnovate sensazioni positive in gara. Nei giorni successivi si è sempre più definito il blocco del ginocchio sinistro, ma sembrava ancora gestibile, ci correvo sopra, fino al momento di smarrimento della sindrome influenzale. Sono tornato a correre con sempre maggiore difficoltà fino al fermo definitivo di dieci giorni fa, quando ho corso tranquillo su ritmi di maratona e sono rientrato a casa definitivamente azzoppato. Dopo aver analizzato l'esito della RMN conviene rimanere a riposo per non dilatare i tempi del riassorbimento.
Non ho mai avuto grossi problemi alle ginocchia e sono contento di verificare l'integrità delle strutture, in quanto più di qualcuno mi aveva già anticipato possibili lesioni. Come sono riuscito a farmi male? Posso pensare che le tensioni muscolari, pur gestite con cautela in allenamento, si siano ripercosse sull'articolazione, sovraccaricandola e destabilizzandola.
Un qualcosa di simile mi accadde nell'estate del 2008 a un'altra articolazione, la caviglia destra, che cominciò a farmi male appena tornato dalle vacanze in montagna dopo Ferragosto. Non riuscii a fare nessun frazionato e nessun lavoro specifico al di fuori di due mezze concluse in 1h11'-12'. Poi a Berlino corsi il personale di 2h28'06". Il recupero della caviglia costrinse tutto il corpo a recuperare: da allora mi convinsi che 500km/mese mi recano danni e decisi di mantenermi attorno 400km/mese, meglio qualcosa in meno che qualcosa in più.
La settimana entrante sarà decisiva: se torno a correre con regolarità e in equilibrio, sarò di sicuro in partenza a Londra. Se continuo a patire in modo esagerato e ad aver bisogno di riposo, allora comincerò a pensare se vale la pena. Test decisivo alla StraVicenza fra due settimane sulla distanza di 10km. Organizza la mia società Atletica Vicentina per le strade del capoluogo di provincia.

giovedì 3 marzo 2011

Sono forti sti americani (1)

Pete Magill
Pete Magill? Chi è costui? È un brillante 49enne statunitense che si è posto l'obiettivo di essere il primo 50enne a scendere sotto i 15'00" sui 5km. Per adesso ci è arrivato vicino e attende il prossimo compleanno (19 giugno) per entrare nella sesta decade e finalmente tentare di abbattere il muro in gara certificata su strada e non su pista. Cosa c'è di strano? È iniziata per tempo la campagna di comunicazione di cui arrivano gli echi fino a Runner's World dell'undici gennaio (visibile a metà raccolta) e del nove febbraio (terzo abstract dall'alto). Per chi lo vuole osservare in azione c'è il video dei campionati master USA di inizio febbraio, stravinti, anche per ammirare la splendida location nel parco a Mission Bay (San Diego CA) con tutte le categorie in sequenza (junior, master, open) e per stupirsi della sufficienza con cui è stato prodotto l'evento, gara assoluta compresa.

In quale altra parte del mondo un'intenzione di questo genere riceverebbe tanta attenzione? Solo nel paese che ha inventato la categoria master. Gli age group già esistevano, ma nel 1987 successe che due alfieri del fondo USA nel mondo, Frank SHORTER e Bill RODGERS, arrivarono a quaranta anni ancora in condizioni performanti e continuarono a sfidarsi anche nelle gare di categoria. Che invenzione per la comunicazione! E i due attirarono l'attenzione che prima non c'era.

In Italia avremmo potuto fare molto meglio se nel 1999 avessimo potuto riunire in gara Orlando PIZZOLATO (30/07/1958), Alberto COVA (01/12/1958) e Gelindo BORDIN (02/04/1959) che distano anagraficamente poco più di 8 mesi. Purtroppo avevano già desistito dall'agonismo 5-10 anni prima. Un po' come successe a Bill con Frank, Orlando avrebbe potuto prendersi le rivincite degli anni precedenti in cui più volte ha subito da Alberto e Gelindo, specialmente in volata.

Monaco 1972 - finale 10'000m
Per la buona riuscita dell'impresa nessuno avverta Miruts YIFTER perchè, dopo aver acclarato la data di nascita e verificato lo stato di forma, potrebbe essere il primo settantenne a scendere sotto i 15'. Ora ci stupiamo dei giovani africani, allora fu questo spelacchiato etiope nell'intorno dei quaranta anni a schiantare tutti alle Olimpiadi di Mosca su 10'000m e 5'000m, aggiungendo due eccezionali candeline su un decennio di grandi risultati, cominciato con una medaglia di bronzo in quei 10'000m alle Olimpiadi di Monaco 1972 già analizzati per altri versi. Ebbe inoltre la grande pazienza di aspettare il suo turno olimpico dopo aver patito il boicottaggio di quasi tutti i paesi africani alle Olimpiadi dei Montreal 1976, dove Viren ebbe facilitata l'impresa di ripetere la doppietta di quattro anni prima. Nel frattempo aveva spazzolato i Giochi Africani e due edizioni di Coppa del Mondo, allora ben frequentate quando gli appuntamenti non erano così inflazionati come oggi.


martedì 1 marzo 2011

Una generazione di giovani coraggiosi (1) - Emiel PUTTEMANS

Recupero una comunicazione di quasi due anni fa che ho fatto girare via mail fra gli amici. Riprendevo allora un bel post di Orlando PIZZOLATO (visibile nella sua interezza in archivio) per fare alcune considerazioni personali sul suo incontro col belga Emiel PUTTEMANS.

Un altro podista che teneva ritmi terribili nella corsa “lenta” era Emiel Puttemans. Avevo incontrato questo belga, molto forte nei cross e nelle gare indoor, in raduno a Tirrenia. Gli aneddoti che circolavano riguardo tale podista erano tanti, tutti inevitabilmente “terribili”. Si diceva che corresse piano solo il primo chilometro, a 3’40”, e poi tutti gli altri erano decisamente più svelti. Con tali presupposti nessuno voleva correre con lui, ma tutti eravamo un po’ incuriositi di verificare le dicerie nei suoi confronti. In quel raduno, che risale all’inverno 1979, si era deciso di uscire con lui per una tranquilla seduta pomeridiana in pineta (al mattino si era tirato un po’ ma senza eccedere; era una giornata di mezzo carico).
In sua compagnia corremmo per mezzo allenamento perché mano mano che passavano i chilometri l’atmosfera si faceva pesante. La situazione era degenerata anche a causa delle continue alternanze di posizione: a correre con lui eravamo una quindicina di podisti (c’erano anche altri belgi, francesi e spagnoli) e siccome la strada in pineta era stretta, contorta ed il fondo presentava buche, radici e pigne, ogni tanto si perdeva terreno, altre volte si accelerava e questo andirivieni aveva acceso le polveri. Io mollai dopo una decina di chilometri, quando correvo ad impegno da corsa media; sarei potuto arrivare alla fine con il gruppo, ma lo sforzo era eccessivo. Quell’allenamento finì in pista con una frazione di 2 chilometri percorsi in 5’53”.
La supremazia di Puttemans, che negli allenamenti in pista girava anche a 2’35” al chilometro, rompeva un po’ le scatole a tutti e la soddisfazione che volevamo prenderci era programmata di lì a poco. Una volta ci organizzammo per “fargliela pagare”. Attendemmo che lui facesse un allenamento tirato in pista, di quelli appunto da 2’35/40” al chilometro e all’indomani, quando lui doveva/voleva fare una corsa di rigenerazione, ci preparammo in maniera adeguata. Quella mattina mi batteva forte il cuore ed avevo le mani sudate quando ci ritrovammo alla pista del centro Coni per fare lo stretching pre-allenamento. All’uscita dal centro percorremmo il primo chilometro, lasciando lui davanti come sempre, al passo di 3’48”, e quando imboccammo il vialetto della pineta, impercettibilmente aumentammo l’andatura di corsa un po’ alla volta. Verso il 3° chilometro già si andava a 3’30” circa, che diventò approssimativamente 3’20” al giro di boa del circuito, quando transitammo per un tratto di strada asfaltata. Il ritorno si corse al ritmo del corto veloce (3’10/15”) e solo quando la nostra vittima, che per un bel po’ era stato al gioco, si staccò di qualche metro, ci fu chi infierì sul “moribondo” staccandolo brutalmente. Io avevo mollato un po’ prima, ma arrivai al centro Coni prima di Puttemans perché ad un certo punto lo superai quando proseguiva imballato.
Il giorno dopo il nostro mal di gambe per lo sforzo sostenuto ci indusse a correre per conto nostro. Ci riferirono che quella mattina Puttemans chiese di noi prima di uscire ad allenarsi. Disse che si era accordato per correre in nostra compagnia!

Bravo Orlando! Ci hai offerto un aneddoto simpatico e istruttivo che commentavo ai miei amici in questo modo.

Il racconto di Orlando è molto interessante perché descrive come possa essere stimolato giorno per giorno (per Emiel più volte al giorno) il meccanismo aerobico. Se la brillantezza del momento lo consente, anche la corsa di rigenerazione può diventare una progressione dalla corsa lenta alla soglia aerobica fino a quella anaerobica: per Emil una bella spazzolata da 3’40” fino a sotto 3’00”/km. Ognuno faccia le debite proporzioni con la potenza del proprio motore e potrà utilizzare lo stesso strumento. Altro particolare interessante che viene descritto e distingue il campione è la capacità di sopportare grandi carichi di lavoro ravvicinati che, adeguatamente recuperati, producono poi grandi risultati. Questa è la stratosfera dell’atletica. Noi corriamo con i piedi per terra.

Erano passati alcuni anni dal picco glorioso del settembre 1972 quando la forma era così smagliante da portarlo all'argento sui 10'000m alle Olimpiadi di Monaco (03/09), immediatamente in scia al finnico Lasse VIREN (WR 27'38"35 vs. 27'39"58), e a due record del mondo in successione sui 3'000m 7'37"6 (Aarhus DEN 14/09) e dei 5'000m 13'13"0 (Bruxelles BEL 20/09); ma Emiel si manteneva bene nel tempo e arrivò sotto le 2h10' in maratona nel 1982 alla buona età di 35 anni.


Al di là di aneddoti e delle note statistiche di circa 40 anni fa vediamo di ripercorrere alcuni punti significativi, magari meno noti, di quel periodo in cui si diffuse in tutto il mondo l'interpretazione moderna del mezzofondo per merito di una generazione di giovani coraggiosi.

Se si entra in YouTube per guardare i 10'000m (devastante il primo giro in 60"!), non si possono perdere i 5'000m (Emiel solo 5° nella seconda opera d'arte tecnico-tattica di Lasse VIREN). Quanti anni avevano i protagonisti? PUTTEMANS a 25 anni era fra i più vecchi. Stessa età per Frank SHORTER USA (che vincerà la maratona pochi giorni dopo). Lasse VIREN, Dave BEDFORD ENG, Ian STEWART SCO avevano 23 anni. Steve PREFONTAINE USA addirittura 21. Solo per nominarne alcuni.
 Se poi scendiamo ai 1'500m troviamo 24enni come il vincitore Pekka VASALA FIN e Brendan FOSTER ENG, 23enni come Mike BOIT KEN e un 22enne Rod DIXON NZL (vincerà NYC marathon 1983 in 2h08'59"). Tutti assieme sembravano i cuginetti del maturo 32enne Kip KEINO KEN, già allora una leggenda non solo nel suo paese, e vincitore in quella stessa olimpiade dei 3000 siepi.

...   continua   ...
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...