giovedì 21 aprile 2011

Virgin London Marathon 2011 - la gara


http://www.pierluigibenini.com/
Ritorno contento dalla maratona di Londra e la foto lo testimonia. Alla vista del traguardo su The Mall, il viale di fronte a Buckingham Palace, ho raccolto tutta la compostezza e la soddisfazione che esprimo sotto il portale di arrivo. Chi mi legge regolarmente conosce le traversie degli ultimi due mesi raccontate nei feedback settimanali. Ho recuperato quel minimo di condizione fisica che mi ha permesso di centrare un risultato di prestigio (2h31'18", 62° assoluto su 34'706 classificati, 1° italiano, 4° over 40) comunque confrontabile con quello di NYC 2010 (2h28’22” su 44'969 arrivati, 35° assoluto, 4° italiano, 3° over 40) dove il percorso è ben più impegnativo. Tutti i passaggi sono visualizzabili nel certificato di gara.
Nei primi 10km ho subìto il richiamo della discesa (-30m ca.) e ho patito la scarsa abitudine alle gare degli ultimi 3 mesi. Per quanto mi ripetessi “stai tranquillo” ero troppo coinvolto e ho fatto qualche conto allegro con le miglia. Pensavo di avere rallentato di più nella seconda frazione di 5km, dopo l’iniziale 17’08”, invece ho segnato un 17’21” che mi ha fatto dire “adesso basta!”. Ho quindi infilato tre frazioni praticamente identiche (17’42” + 17’42” + 17’39”) con passaggio a metà gara in 1h13’43”. Finalmente avevo trovato il mio ritmo. Troppo tardi. Chi mi ha ritratto a metà gara mi ha dimostrato la sofferenza dal Tower Bridge in poi. Poi ho cominciato a pagare il doppio dazio fra impreparazione e scarsa cautela e mi sono progressivamente spento (18’06” + 18’35” + 18’54” + 8’11” per gli ultimi 2,2km). Mi brucia non essere sceso sotto le 2h30’ e sono convinto che con un paio di settimane di allenamento in più ce l’avrei fatta a reggere 3’30”/km e portare a casa il personale. Bravo a posteriori! Invece guardo quella foto di arrivo e rivivo la liberazione dopo gli ultimi 12km molto molto sofferti, rileggo i post delle settimane critiche dove invocavo solo di partecipare dignitosamente, vedo che alla StraVicenza ho corso 10km a 4’20” solo un mese fa. Cosa volere di più?
Greenwich Park - partenza
In questa pazza primavera a Londra faceva più caldo che a Marostica: il disagio maggiore per i corridori è stato ben compensato dalla presenza di pubblico invitato dal sole a scendere per le strade. Mi era stato descritto come “non così folto e non così partecipe come a NYC” e invece è stato eccezionale lungo tutto il percorso, anche nei passaggi dei quartieri residenziali di periferia e di quelli dirigenziali della City. Ecco quello che mi dispiace di più: la stanchezza ha spento la lucidità per godere appieno dello spettacolo attorno. Forse sarà il motivo per tornarci, come ho già fatto altre due volte a NYC, prima di cogliere la soddisfazione piena. Anche perché c’è da vivere una città piena di storia e di cultura, di spettacoli e di occasioni a due ore di volo da Venezia.
The Mall - arrivo
La maratona di Londra potrebbe essere famosa in Italia come quella di NYC se l’organizzazione prevedesse più pettorali per gli stranieri (solo 321 italiani arrivati nel 2011 contro i 3'561 di NYC 2010), magari convertendosi alla partenza a ondate che concede 10'000 partenti in più oltreoceano. Per il resto nulla da invidiare. Ristori ogni miglio, il reintegratore salino Lucozade ogni quattro di acqua Nestlé, sempre in comode bottiglie da 330mL con tappo richiudibile a scatto. Gel di maltodestrine al miglio 14 e 21. La zona di partenza presso Greenwich Park è sterminata mentre le strade non sono larghe abbastanza e alcuni spartitraffico le limitano ancor di più. Poi la zona di arrivo è ampia, compatta, perfettamente attrezzata. Dopo aver raccolto la sacca, la festa continua fin da Trafalgar Square. Il mattino seguente alle 7 e mezza sono passato per le piazze e i viali. Rimanevano da portar via solo alcune transenne. Tutto il resto perfettamente pulito, in preparazione per la prossima festa.
The Mall - il mattino dopo
Mi fermo qui con i numeri di gara. Seguiranno altri post sui vari aspetti della trasferta londinese (la compagnia, i musei, la città).

giovedì 14 aprile 2011

Knowledge Addiction by EuLab Consulting

Non so per quale astrale combinazione sono capitato nella mailing list di Eulab Consulting. La newsletter mi ha incuriosito, tanto che sono andato a vedere anche le precedenti nel sito
  • perché sono quattro pagine ben ideate e formattate
    (i percorsi in prima mi ricordano i tracciati della 
    RER di Parigi)
  • perché sono ben scritte e con argomenti interessanti.
Leggiamo l'intento riportato nel frontespizio di ogni numero, di fianco alla mappa. Lo psicologo svizzero Carl Gustav JUNG scrisse che ogni tipo di dipendenza è cattiva; non importa se il narcotico sia l'alcool, la morfina o l'idealismo. Da allora, anno dopo anno, le possibili forme di dipendenza (in inglese: addiction) sono aumentate in modo esponenziale, tanto da portare alcuni a definire il nostro secolo come l'era delle dipendenze. Oltre alle infinite sostanze, chimiche o naturali, abbiamo scoperto di  poter diventare dipendenti dal lavoro, dal cibo, dal sesso, da Internet, dal gioco d'azzardo o dallo shopping! Vogliamo – giocosamente – provare a contraddire il noto psicologo inventando una nuova dipendenza “buona”: la Knowledge Addiction, la dipendenza da conoscenza. Questa newsletter, ogni mese, cercherà di dare a tutti i “dipendenti da (o della) formazione” una dose di conoscenza, su aspetti generali o specifici del mondo della formazione e dell'apprendimento.

In calce alla prima pagina ci sono i tre abstracts degli argomenti sviluppati nelle tre successive. Al termine della quarta ci sono i riferimenti. La grafica gradevole restituisce leggibilità ed equilbrio.

Partendo dal presupposto che anche la corsa genera una forma di dipendenza "buona", la Running Addiction, entriamo negli argomenti principali delle tre newsletter che ho letto per verificare quanto ci possono interessare.
  1. il valore della RESILIENZA, termine noto ai lettori della rivista CORRERE, tanto cara al Pietro TRABUCCHI da dedicargli l'intero suo sito;
  2. l'approccio STRENGTHS-BASED, ovvero il criterio di miglioramento attraverso il potenziamento delle risorse in aggiunta alla correzione dei deficit;
  3. elogio dello STORY TELLING - L’arte della narrazione ha sempre costituito una componente fondamentale della natura umana. Attualmente, lo story telling sta diventando una delle metodologie più efficaci in ambito formativo; il racconto di storie rappresenta infatti una forma naturale di costruzione di significato, supportando e sostenendo la riflessione. È possibile utilizzare le storie per attivare il confronto e la riflessione individuale e di gruppo in relazione a dimensioni strategiche da trattare durante i percorsi formativi.
    Si continua così per dare nobile motivazione a tanto scrivere di noi stessi e a tanto leggere di altri che scrivono di loro stessi. Oltre al racconto di storie, la pratica narrativa può prevedere un altro tipo di attività: il racconto di sé, o racconto autobiografico. Tramite il metodo autobiografico, ponendo la propria soggettività al centro del processo, l’individuo è incoraggiato a ridefinire se stesso e il proprio ambiente di vita e lavorativo. Il soggetto viene aiutato a definire un progetto individuale che non sia semplicemente il precipitato della propria storia, ma che la superi stabilendo una nuova cornice di senso.
PS domani si parte per Londra!

lunedì 11 aprile 2011

w14/2011 - ormai è fatta

Quello che era possibile fare per Londra è stato fatto. Nei primi due giorni della settimana sono stato sommerso dalla stanchezza dopo la sequenza dello scorso week end. Poi da mercoledì è andata meglio, sono riuscito a fare qualche esercitazione tecnica che si è fatta subito sentire sulla muscolatura delle gambe. Da giovedì ho ricominciato a qualificare la corsa continua, con ritmi di 3'40"-50"/km su distanze di 12-15km.
Sabato ho corso l'ormai rituale prova di 12km nella campagna a sud di Marostica, con leggero dislivello fra andata e ritorno: ritmo medio di 3'30"/km che mi è costato più del dovuto (= pulsazioni elevate a crescere da 146 a 164bpm) per l'anomalo caldo primaverile. Sono tornato a calzare le scarpe da gara che non indossavo dalla Montefortiana. Me ne sono accorto dai lacci lasciati ancora aperti per togliere il chip. In qualche modo un ciclo si è chiuso e sto tornando alla vita agonistica.
Domenica non ho avuto nessun problema a frequentare la soglia aerobica a 3'45"/km. Questi sono i segni di salute che mi aspettavo e mi confortano molto. Le grandi incognite di gara saranno mantenere l'assetto quando arriva la fatica dopo i 30km e verificare i serbatoi non più allenati su lunghe distanze.
2 fratelli Vivian alla Berlin Marathon 2008
orgogliosi prima della partenza
Previsioni per Londra? Giochiamocele! Senza disgrazie le 2h35' (= 3'40"/km) sono il risultato minimo, perché voglio arrivare su The Mall, le 2h32' (= 3'35"/km) sono raggiungibili se tutto va bene, per sfondare le 2h30' la Madonna di Monte Berico deve guardare in basso, oltre le sponde del Tamigi. Un amico che mi conosce bene ha profetizzato:"Farai il personale perché hai riposato!". Ci sono molte analogie con la partecipazione di Berlino 2008, replicate allora anche da mio fratello Matteo che ancora non si spiega il miracolo, quando invece mise in fila cinque settimane oneste senza divagazioni a finalizzate solo alla maratona.
Se mi riesce davvero significheranno due cose: [1] mi sono trasformato in un maratoneta come non avrei mai pensato di diventare; [2] devo tornare a semplificare gli schemi di allenamento. Su questo punto ho già in mente due post dal titolo "back to the basics" e "calcaterrite (5)", anche per festeggiare gli ottimi rientri agonistici del Giorgio nazionale.
Ci sono altre forti analogie con l'esordio a Padova del 2007. Oggi ho eseguito un test di Mader presso lo Studio RX e ho riprodotto gli stessi valori di quattro anni fa. Allora al trentesimo chilometro cominciava il territorio sconosciuto, ma non ebbi paura a transitare a metà gara sotto l'ora e un quarto. Poi fui rallentato da un disturbo intestinale, forse causato da un piatto di uova e asparagi del giorno precedente. Fui raggiunto quindi da Vincenza SICARI, che avevo staccato dopo Castelfranco, e il suo allenatore che la seguiva in bici la incitò a Cadoneghe urlandole "... puoi scendere sotto le 2h30'!". Provai un corto circuito mentale che mi portò a convincermi della possibilità di riuscita, in quanto avevo perso lucidità e riferimenti per elaborare un ragionamento. Mi svegliai dal torpore della fatica e mi lanciai senza troppo pensare lungo l'Arcella e sul cavalcavia della stazione. Conosco bene le strade del centro, ci giravo in bicicletta ai tempi dell'università, ma di quegli ultimi 2km ricordo solo le piante dei piedi che bruciavano su ciottoli e porfido. Dopo l'attraversamento delle piazze entrai nel tunnel di via Umberto I che non lascia intravedere il rettilineo finale fino all'apertura su Prato della Valle. Cominciò allora la lotta col cronometro vinta per pochi secondi (vd. foto nel precedente post).
Che la magia possa ripetersi a Londra? Stessa potenza, minor resistenza, maggior consapevolezza = ... a domenica il risultato dell'equazione.

sabato 9 aprile 2011

Una generazione di giovani coraggiosi (4) - cosa era successo

...   continua e si conclude in breve, fra omissioni e semplificazioni   ...

http://matteo-vivian.blogspot.com/
Ho recuperato la foto dell'incontro nel giugno 1997 con Roberto Luigi QUERCETANI di cui ho parlato in precedente post. Eccoci seduti a discutere amabilmente nel suo salotto di casa: da sinistra Piero MASSAI (compianto dirigente toscano), RLQ e Gianni DEL BUONO, anche lui già citato in altro post fra i coraggiosi non più giovani del 1972.
Sulle mie ginocchia c'è un PC portatile alto come un Big Mac, mentre dalle memorie degli interlocutori colano i ricordi che a riportarli oggi sono ancora più lontani. La frequentazione di GDB in quegli anni mi spinse a reinterpretare quelle che erano nozioni storiche e statistiche che si trovano ben argomentate in tanti testi. E ancor più di tanti ragionamenti vale la trasmissione delle esperienze di chi visse sulla propria pelle l'evoluzione e l'implementazione di teorie che trasformarono un discreto mezzofondista veloce come GDB in mezzofondista prolungato di rango mondiale nel 1972. Cosa era successo per portare all'esplosione di quegli anni?

L'utilizzo dell'interval training si era ben diffuso e aveva prodotto ottimi risultati fin dall'anteguerra con il record mondiale sugli 800m di 1'46"6 da parte del tedesco Rudolf HARBIG (Milano 15/07/1939), un tempo ancora oggi degno di meeting internazionali. Nello stesso anno Taisto MÄKI deteneva i record di 5-10'000m con i tempi di 14'08"8 e 29'52"6, sufficienti nell'ambito nazionale dell'attuale regressione italiana, validi nell'ambito regionale veneto di 20-30 anni fa.

Durante gli anni di guerra crebbe sulla scena internazionale la scuola svedese con l'utilizzo del fartlek, che declinava sul versante resistenza la variazione di velocità, la quale condusse atleti come Gunder HÄGG e Arne ANDERSSON a rincorrersi nei record. Nel decennio successivo ci fu la scuola ungherese che ben si incrociò con ottimi atleti britannici e altri europei per far avanzare i limiti umani.

Nel mezzo ci fu l'esperienza anomala e vincente del ceco Emil ZATOPEK con una personale interpretazione dell'interval training. Fu il primo a utilizzare notevoli volumi di lavoro, impensabili fino ad allora, dimostrando che erano praticabili. Con quale supporto? Chi correrebbe oggi con queste scarpe, benché su pista in terra rossa? Eppure furono le ali ai piedi di Emil verso le vittorie di 5-10'000m alle Olimpiadi di Helsinki 1952. Le scarpe che utilizzò in maratona mi mettono i brividi se le immagino per 42km sull'asfalto. Ci fu anche chi ci rinunciò, come Abebe BIKILA alle Olimpiadi di Roma 1960, e l'immagine dell'uomo scalzo offuscò l'impresa dell'atleta allenato. Ci volle il bis alle Olimpiadi di Tokio 1964 per rendere pieno merito al lavoro di costruzione retrostante alle due vittorie.

Nella seconda metà degli anni '50 era cominciata nell'emisfero australe una profonda riflessione da parte di Arthur LYDIARD NZL su quantità/qualità degli allenamenti e la loro organizzazione per ottenere i migliori risultati: le medaglie dei suoi atleti alle Olimpiadi di Roma 1960 furono il miglior biglietto da visita. Propose l'estensione dei volumi di allenamento anche per i mezzofondisti veloci senza mai dimenticare la forza e la velocità. Lo sviluppo delle componenti anaerobiche doveva avere radici profonde nel meccanismo aerobico.

Nel vicino continente le ispirazioni di Percy CERUTTY AUS diedero la carica a quel ciclone di Herb ELLIOT, già citato in precedente post. Tanto per visualizzare la situazione di allora ho trovato questo commovente video di cui evidenzio 2 particolari: quella specie di test su striminzito treadmill (attorno a 4' della traccia) e l'ultimo minuto sulle leggendarie colline di sabbia a Portsea. Quando si guardò oltre a questi aspetti pittoreschi, poté essere compresa la sostanza della lezione, anche perché Arthur e Percy erano soliti collaudare su loro stessi le teorie prima di trasferirle agli atleti.


Sempre dall'Australia arrivò da parte di Ron CLARKE una grande spinta a esplorare nuove frontiere del mezzofondo prolungato (per tutti i suoi record valga il miglioramento in unica soluzione da 28'15"6 a 27'39"4 sui 10'000m nel 1965) e di Derek CLAYTON che per primo portò il record del mondo di maratona ben sotto le 2h10' alla fine degli anni 60 (2h09'36" Fukuoka JAP 03/12/1967) quando aveva 25 anni. Nel resto del mondo brillarono i già citati Jim RYUN e Kip KEINO, in Europa il più prolifico fu il francese Michel JAZY, primo degli umani dietro a Herb ELLIOT alle Olimpiadi di Roma 1960, il quale continuò l'attività ai massimi livelli per tutto il decennio.

Un altro momento di profonda riflessione ci fu nel 1968 quando si dovette affrontare l'altitudine delle Olimpiadi di Città del Messico. Fisiologi e tecnici furono chiamati a una nuova sfida, vinta dai corridori degli altipiani e da chi era già abituato a salire in quota. Idee e metodologie furono condivise e diedero impulso alla globalizzazione del mezzofondo moderno. Ormai il fuoco era acceso e si diffuse in tutto il mondo atletico con l'applicazione di alcuni semplici concetti, pur in assenza di tanti strumenti che a noi oggi sembrano indispensabili. Poi si cominciarono a raffinare i concetti, disquisendo sui confini fra aerobico e anaerobico, su "quanto" serve per ottenere "cosa", sull'importanza della forza. Tutti semi gettati già da Arthur LYDIARD, i cui principi sono tuttora cari al mondo anglofono. I frutti sono i fantastici record che seguirono e le valorose battaglie fra tanti atleti.

mercoledì 6 aprile 2011

Sliding Doors

Parco Querini, Vicenza
inverno 1982-83
La preparazione alla conferenza di qualche settimana fa mi ha costretto a recuperare delle foto che gli organizzatori hanno proiettato come introduzione ai racconti. All'apertura dei contenitori è uscito di tutto!

Tanto per tornare all'ultimo post di Parco Querini ho riesumato due scatti dell'inverno 1982-83 quando vinsi i campionati provinciali Esercito-Scuola. Sul podio medaglia e maglietta da portare con orgoglio nei successivi allenamenti primaverili. Già allora avevo superato abbondantemente il metro e ottanta, ma superavo di poco i 60kg, poco prima dell'esplosione ormonale: in un paio d'anni avrei aggiunto una decina di chili.

È riemersa anche la foto di una gara premonitrice ovvero la vittoria a una prova del Campionato di Corsa Junior del 1986 a Sanremo (IM) sui 15km, al primo anno di categoria. Era fine settembre e ormai la stagione su pista si era esaurita. Stavo bene e buttando l'occhio sul calendario ci stava questa gara che mi ispirava. Allora la qualificazione tecnica passava per l'attività su pista, ma io ho sempre corso molto bene anche su strada. Avevo vinto un paio di mesi prima anche la prova di categoria a Piovene Rocchette (VI), la gara che da quattro anni, purtroppo, era "Memorial Fulvio COSTA" (qui un accorato ricordo dello stesso Orlando).

Sanremo (IM), settembre 1986
Torniamo a settembre. La gara è in fondo alla Liguria, ma sono l'unico giovane mezzofondista in società a vedere oltre il Mincio. "Papà mi porti fino a Sanremo?". "Subito!". Sempre disponibile ad accompagnarmi ovunque. Sveglia alle 4 di domenica mattina, colazione, partenza da Marostica 04:30 dopo aver raccolto l'amico Maurizio BATTISTELLA (atleta da 3'43" sui 1'500m e 14' sui 5'000m) che mi avrebbe pilotato in gara, planiamo su Sanremo alle 08:30 a bordo della Lancia Thema, seconda rapida colazione, presa visione della zona partenza-arrivo, breve riscaldamento, ore 10 gara. Non ricordo molto, si andava avanti indietro per il lungomare e l'ultimo a staccarsi fu un certo Salah QOQAICHE MAR, tesserato allora per una società calabrese, che qualche anno dopo Salvatore BETTIOL si ritroverà alle calcagna in quella strana maratona olimpica di Barcellona 1992 (osservare il giovane podio 22-24-24 anni e i tempi lenti a causa del caldo e dell'altimetria).
Ci fermammo a mangiare in compagnia degli amici della PAF Verona e il loro presidente Sergio PENNACCHIONI, assente dal campo di gara, volle complimentarsi con me al telefono. Seguirono altre telefonate per convincermi a correre con la sua gloriosa società, inutilmente. La porta verso le gare di fondo si chiuse in quel 1986 per riaprirsi venti anni più tradi (vd. precedente post). Rimasi quindi a crogiolarmi nel mezzofondo sempre più prolungato con qualche puntata verso la mezza maratona. Alla stessa maniera sei anni più tardi fui terzo ai Campionati Italiani di Erba siglando quello che rimarrà il mio personale di 1h04'03", al termine della mia miglior stagione in pista e senza preparazione specifica.

Piovene Rocchette (VI), luglio 1986
Nello stesso post dedicato agli "esordi di maratona" ho descritto anche la strana situazione di Daniele MEUCCI, ancora deciso a rimanere in pista nonostante gli sia palesemente stretta. Forse che il recente cambio di allenatore lo porterà con più convinzione alla distanza più lunga? Riuscirà Massimo MAGNANI a non fargli perdere altro tempo?

PS piccolo quiz enigmistico - alla partenza della gara di Piovene ci sono tanti buoni atleti, quasi tutti hanno smesso, ma il numero 121 è tuttora in attività ed è famoso per le stravaganti imprese. Chi sarà mai? Era in Forestale quando non poteva ancora essere in Polizia. Qui la soluzione.

lunedì 4 aprile 2011

w13/2011 - parco Querini non mente

Due settimane fa ci sono passato durante la StraVicenza in puro jogging. Sabato sono tornato a correre sul loop da 1km abbondante molto tecnico fra lievi pendî, ghiaino e terra battuta. Ci vuole un pò di perizia per fare i ritmi, ci vuole buona concentrazione per completare l'allenamento previsto, potendo svicolare al termine di ogni giro. Dodici ne avevo in mente, dodici ne ho fatti, un po' più forte del previsto. Quando sto bene prendo subito il ritmo giusto e lo reggo fino alla fine con la giusta fatica.


Mattinata bellissima, esplosione di primavera. Sono state rimarginate le ferite dell'alluvione che lo aveva completamente sommerso dall'esondazione dell'adiacente Bacchiglione. L'appuntamento era al Campo PERRARO per iniziare gli incontri con gli atleti [AV] Master per una lezione di corsa. Ne ho approfittato per anticipare il mio allenamento in questa sede molto frequentata dai cittadini di Vicenza.
Numeri, solo numeri, da giocare sulla ruota di Londra: 3'39"±2"/giro, frequenza cardiaca a salire da 150 a 160bpm (157±3) togliendo i primi 3 giri in cui va a regime. Ormai ho recuperato quello che potevo recuperare. Se vado oltre rischio solo di farmi male più di quello che mi sono già fatto.
L'allenamento-test di sabato era stato anticipato da due allenamenti di 15km su ritmi da 3'50"-40" ed è stato seguito da 27km per lo più a 4'00". Fatica scarsa, mal di gambe fastidiosissimo.
Nelle prossime due settimane avrò modo di rinforzare la resistenza sul ritmo e abbassare un pò la frequenza cardiaca. L'unico cruccio è l'impossibilità a stimolare la forza: cosce ancora intasate, ginocchia ancora incapaci di flettersi completamente, caviglie disabituate alle massime escursioni. Insomma a Londra il motore ci sarà, leggermente depotenziato, il telaio da verificare lungo le strade. Lo raddrizzerò al ritorno a casa con il prosieguo della primavera.
Mi ricordo un intasamento simile, oggi come 20 anni fa. Nell'estate 1991 trascorsi parte delle vacanze fra Alpago e Cansiglio (BL) - come negli ultimi 35 anni - correndo nei boschi su strade ondulate che abbisognano di essere digerite al ritorno in pianura. Ebbi l'occasione di rincarare la dose salendo in Val Gardena insieme ai camerati Carabinieri, ospite due settimane in quell'angolo di paradiso all'imbocco della Val Lunga (tanto amato dal presidente Sandro PERTINI) dove ha sede il centro sportivo degli sport invernali. Le strade non sono mai piane, l'altitudine 1600m slm non lascia tregua, noi geni piazzammo anche due cronoscalate Selva-Passo Gardena (+500m) in forma di sfida a coppie, un frazionato su erba a quasi 2000m slm e un estemporaneo run-walk-run di 3h guidati da un ex campione di corsa in montagna fra rifugi e bordi che circondano la vallata. Il giorno successivo non scendevo le scale! Non per questo si poté rinunciare all'allenamento: "boia chi molla" o "mona chi si fa male"? Qualche settimana più tardi ci pensò il tendine d'Achille sinistro a reclamare il giusto recupero, mentre il finale di stagione sfumava nell'autunno. Ci volle tanta pazienza e ripetuti massaggi per sistemare il disastro. La rinnovata salute e un briciolo di equilibrio furono il preludio alla mia annata più bella ... il 1992.

sabato 2 aprile 2011

Lo sport non ha età


la platea -silvietta93-@libero.it
Sala Palladio - Fiera di Vicenza
L'amico Sergio CESTONARO, insegnante di educazione fisica presso l'Istituto Bartolomeo MONTAGNA di Vicenza e factotum in vari ambiti dell'insegnamento e dell'atletica leggera, mi ha invitato mercoledì 23/03 come relatore a un'assemblea di istituto che aveva come tema "Lo sport non ha età". Dopo la proiezione di un film attinente all'argomento sono iniziate le presentazioni delle diverse esperienze da parte degli intervenuti. In apertura un prologo ben documentato del Dott. RAGAZZI, medico del Vicenza calcio.

Dopo aver ascoltato il canottiere Rossano GALTAROSSA mi sono chiesto "cosa faccio qui?". Ci guardava dall'alto dei suoi 2m di altezza, ben correlati ai 100kg di muscoli necessari per spingere l'imbarcazione, e delle sue 5 partecipazioni olimpiche dove ha raccolto 4 medaglie, fra cui anche il metallo più prezioso a Sidney 2000. Cosa volere di più? La sesta partecipazione: è in rampa di lancio per Londra 2012. A 40 anni ce la può fare. Ha ben raccontato la sua storia di "canottiere per caso" che si è trasformata nella valorizzazione della sua vita sportiva e umana.

il palco -silvietta93-@libero.it
Poi è stato il turno di Stefan SCHWOCH, grande attaccante del Vicenza nel primo decennio del 2000, e qui l'assemblea si è trasformata nella curva sud: gli è stata riservata un'ovazione da stadio, nonostante non giochi più da qualche anno. In questi aspetti si apprezza la grande differenza del gioco del calcio rispetto agli sport. Ha raccontato della lunga e impegnativa qualificazione del suo talento (quella che di solito non è vista dai tifosi), della sua longevità agonistica e dell'attuale funzione di dirigente sportivo nel Vicenza, che lo coinvolge ancor più di prima.

Dario RAPPO ha raccontato la sua storia di buon talento che non ha avuto occasione di esprimersi al meglio in gioventù - c'era tanto da lavorare! - e che è stato riscoperto per una via traversa quando, già in pensione, ha ricominciato a correre per provare a combattere il diabete che lo tormentava da anni (nel link si trovano alcuni numeri). Non solo ha sconfitto la malattia, ma è emerso a livello nazionale e mondiale: record e medaglie come se piovesse. Eccezionale!

Poi è la volta di Laura BORDIGNON, ottima lanciatrice del disco a livello internazionale e capofila nazionale da anni. La conosco da una vita in quanto si allena da sempre a Marostica. Mi impressiona ugualmente la descrizione della sua evoluzione con l'unico sogno da coronare, obiettivo e spinta di ogni atleta, ovvero l'Olimpiade. Per i ferrei criteri federali servono un paio di metri in più rispetto ai suoi attuali limiti. Ce la farà? Forza e cattiveria non le mancano.

i relatori con gli organizzatori -silvietta93-@libero.it
Ora tocca a me. Avevo cercato di condensare in cinque minuti 30 anni di vita. Troppo viscosi. Cosa aggiungere di nuovo a quanto già raccontato alla giovane assemblea? Tre cose tre che mi potevano caratterizzare: come l'attività sportiva si sia sempre incastrata con gli studi scolastici fino alla laurea; come uno sport individuale, qual è l'atletica, possa riunirsi in risultati di squadra (fin dalla vittoria ai Giochi della Gioventù del 1982 con la scuola media di Marostica), come la corsa di maratona trasformi le città in una festa a cielo aperto (facile con le immagini di NYC che erano state proiettate durante l'introduzione) e induca i cittadini a riflettere sull'opportunità di fare attività fisica.

A chiudere c'è Ottavia CESTONARO che a 16 anni (primo anno categoria allieve) ha già ottenuto diversi titoli italiani nonché primati di categoria e plurime maglie azzurre giovanili (salto triplo e prove multiple). Parla ai suoi coetanei ed è un po' in imbarazzo. In verità se la cava molto bene perché la favella non le difetta e gli argomenti pure. Il futuro è suo.

PS oggi è il compleanno di Gelindo BORDIN: auguri per i 52 anni! Come faccio a ricordarmelo? Accadde che fu ospite a una trasmissione di Mike BONGIORNO e tutto serio disse "non corro più! mi ritiro!" e Mike fu il primo a cercare di dissuaderlo. Interpellarono anche il suo allenatore Lucio GIGLIOTTI che disse "io non ne so niente!". Nessuno guardò il calendario. Il giorno successivo Gelindo festeggiò continuando ad allenarsi. Un pesce d'aprile ben riuscito!
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