lunedì 14 marzo 2011

w10/2011 - ginocchia che si bloccano

Leggo quanto scritto una settimana fa e la risposta è negativa: non sono stato in grado di correre in equilibrio. Giovedì mi sembrava di avere invertito la tendenza involutiva - sprazzi di buone sensazioni e visione di luce in fondo al tunnel - invece venerdì mi sono fermato a un paio di chilometri da casa, quando il dolore e la zoppìa sono diventati insopportabili. Sono tornato camminando. Mi era successo di peggio due settimane prima, quando ho camminato lungo la discesa di fronte a casa e non sono riuscito a correre nemmeno in piano. Così sono subito rientrato.

L'origine della difficoltà è visibile nella scansione RMN del ginocchio sinistro, evidenziata in rosso. Ho ritardato la pubblicazione del post sperando di avere già oggi un consulto con l'ortopedico e comunicare la notizia definitiva. Ha senso trascinarsi così e dilatare i tempi di guarigione? O sto facendo maggiori danni?

Non voglio ancora desistere dall'obiettivo London Marathon, perché dubito di avere futura occasione di andarci. Mi sono fatto capofila presso l'agenzia di viaggio, ho disturbato molte persone alla ricerca di pettorali per gli amici e adesso che siamo in molti ... come faccio a mancare? Da verificare se posso correre e quanto a lungo. Fossi schiavo delle mie paranoie agonistiche avrei già rinunciato. Ho un mese per recuperare completa salute e un minimo di condizione. Devo solo convincermi di fare una passeggiata e godermi la festa.

Quante altre volte mi è andata bene? La più fortunata nel 1992 quando corsi i CdS di Corsa Campestre nell'ippodromo di Agnano a Napoli, per buona parte sullo stessa pista dove fino a poco prima avevano corso i legittimi utenti, ovvero i cavalli. In gara mi accorsi di avere perso un appoggio su di una zolla basculante sollevata da potente zoccolo. Al momento non ci pensai, ma già nel viaggio di ritorno in treno fui costretto a indossare le ciabatte perché la fascia plantare pulsava troppo dentro la scarpa. Nei giorni successivi si gonfiò molto l'inserzione nel calcagno, ma riuscivo a correrci sopra. Feci anche un'ecografia presso eminente primario radiologo che non vide alcunché. Continuai quindi a correre senza pensarci più di tanto.
Un paio di mesi dopo, al ritorno dal Campionato del Mondo di Corsa Campestre a Boston USA, procedetti con una visita ortopedica per la costruzione di un plantare personalizzato. Avendo il medico la sonda dell'ecografo in mano per il controllo dei tendini di Achille, chiesi se poteva verificare anche l'inserzione della fascia plantare del piede sinistro. "Che bella cicatrice!" mi disse. Ormai lo stiramento si era riparato da sé.

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Bravo Enrico! Mi fa piacere che tu non abbia ancora rinunciato a partecipare alla maratona di Londra, malgrado l'infortunio. Ricordati che è meglio il rimorso di aver gareggiato male che il rimpianto di non averci neppure provato.

A.D.

grinta ha detto...

spero recuperi e la possa fare, ma ricorda non si tratta di volontà, di quella c'è ne hai da vendere, come per rigo, alla fine il fisico se lo prende da sè il suo di tempo
è difficile decidere, sopratutto per noi runners, molte volte la razionalità è un'optional, sembriamo votati alla sofferenza, ma molte volte mi chiedo che senso abbia
ma evidentemente un senso non c'è, ma solo un modo d'essere e sentire....
buona fortuna!!!!!!!

Enrico VIVIAN ha detto...

@anonimo: nessun rimorso per correre lentamente una maratona; basta saperlo fin dalla partenza e non mettere a rischio l'integrità fisica

quanti sforzi mal ripagati? ricordo uno per tutti, ovvero NYC 2007: la partenza baldanzosa, la strenua resistenza al rientro dal Bronx, lungo la 5th Ave e i crampi dietro al Metropolitan Museum a vanificare una prestazione sul filo di 2h30' ... ho trotterellato storto fino al traguardo

@grinta: hai ragione! lo ripeto sempre anche ad Andrea nei suoi momenti di sconforto che spesso sommerge con schiuma di birra in compagnia: siamo normalmente ipermotivati e quella che sembra pigrizia a volte è una forma di difesa del fisico che esige i suoi tempi, anche quando meno lo vorresti

si poteva evitare? certo che si! siamo tutti bravi a posteriori, magari rileggendo i segni sparsi nelle note di allenamento; comunque non mi era mai capitato niente di simile finora

l'incazzatura si sta stemperando ed emergono forme di accettazione e di lucidità per affrontare il futuro, ricordando il monito "back to the basics" = tornara a fare le cose semplici, perché per quelle sofisticate non ho margine (tema per un futuro post già in programma)

grazie del supporto!

Tosto ha detto...

quando si è sempre in strada è facile incorrere in questi inconvenienti. Riposati che ritornerai alla grande.

Andreadicorsa ha detto...

Non mollare fino all'ultimo momento, poi la tua lunga esperianza ti dirà cosa fare....male che vada ti farai una bella gita a londra.
capisco la rabbia che provi perchè in questo momento seppur per cause diverse sono anch'io in dubbio per Roma. ed è già la seconda volta su 2 che mi capita!

Enrico VIVIAN ha detto...

@ Tosto: hai ragione! un po' di nietzschiano AMOR FATI mi farà sopportare meglio l'inconveniente

più avanti sarò a due passi dal bordo del precipizio

@ Andrea: oggi l'ortopedico ha sentenziato "togliti la maratona di Londra dalla testa"; tutto dipende da come reagisce l'infiammazione del cavo popliteo

mi dispiace per la tua sinusite; attento ai cortisonici se hai intenzione di liberare in fretta i seni nasali

Filippo Lo Piccolo ha detto...

Siamo grandi abbastanza da riconoscere che queste gravi (si! per noi corridori lo sono!) rinunce fanno parte della nostra storia.

Da ragazzo non potevo ammetterlo che un infortunio si mettesse ad ostacolo tra me e l'obiettivo finchè quello stesso infortunio mi diede una di quella batosta che non me la dimentico più...

Ti auguro ovviamente di non rinunciarci, ma senza fare danno a te stesso!

Enrico VIVIAN ha detto...

@ Filippo: grazie del pensiero! erano ormai 5 anni che non mi trovavo fermo per così tanto tempo e forse mi ero abituato troppo bene

l'ortopedico non è preoccupato per l'edema, ma per l'infiammazione del popliteo che ha lunghi tempi di guarigione

anche oggi terapie, ginnastica e allungamento ... IO NON DESISTO

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