lunedì 4 aprile 2011

w13/2011 - parco Querini non mente

Due settimane fa ci sono passato durante la StraVicenza in puro jogging. Sabato sono tornato a correre sul loop da 1km abbondante molto tecnico fra lievi pendî, ghiaino e terra battuta. Ci vuole un pò di perizia per fare i ritmi, ci vuole buona concentrazione per completare l'allenamento previsto, potendo svicolare al termine di ogni giro. Dodici ne avevo in mente, dodici ne ho fatti, un po' più forte del previsto. Quando sto bene prendo subito il ritmo giusto e lo reggo fino alla fine con la giusta fatica.


Mattinata bellissima, esplosione di primavera. Sono state rimarginate le ferite dell'alluvione che lo aveva completamente sommerso dall'esondazione dell'adiacente Bacchiglione. L'appuntamento era al Campo PERRARO per iniziare gli incontri con gli atleti [AV] Master per una lezione di corsa. Ne ho approfittato per anticipare il mio allenamento in questa sede molto frequentata dai cittadini di Vicenza.
Numeri, solo numeri, da giocare sulla ruota di Londra: 3'39"±2"/giro, frequenza cardiaca a salire da 150 a 160bpm (157±3) togliendo i primi 3 giri in cui va a regime. Ormai ho recuperato quello che potevo recuperare. Se vado oltre rischio solo di farmi male più di quello che mi sono già fatto.
L'allenamento-test di sabato era stato anticipato da due allenamenti di 15km su ritmi da 3'50"-40" ed è stato seguito da 27km per lo più a 4'00". Fatica scarsa, mal di gambe fastidiosissimo.
Nelle prossime due settimane avrò modo di rinforzare la resistenza sul ritmo e abbassare un pò la frequenza cardiaca. L'unico cruccio è l'impossibilità a stimolare la forza: cosce ancora intasate, ginocchia ancora incapaci di flettersi completamente, caviglie disabituate alle massime escursioni. Insomma a Londra il motore ci sarà, leggermente depotenziato, il telaio da verificare lungo le strade. Lo raddrizzerò al ritorno a casa con il prosieguo della primavera.
Mi ricordo un intasamento simile, oggi come 20 anni fa. Nell'estate 1991 trascorsi parte delle vacanze fra Alpago e Cansiglio (BL) - come negli ultimi 35 anni - correndo nei boschi su strade ondulate che abbisognano di essere digerite al ritorno in pianura. Ebbi l'occasione di rincarare la dose salendo in Val Gardena insieme ai camerati Carabinieri, ospite due settimane in quell'angolo di paradiso all'imbocco della Val Lunga (tanto amato dal presidente Sandro PERTINI) dove ha sede il centro sportivo degli sport invernali. Le strade non sono mai piane, l'altitudine 1600m slm non lascia tregua, noi geni piazzammo anche due cronoscalate Selva-Passo Gardena (+500m) in forma di sfida a coppie, un frazionato su erba a quasi 2000m slm e un estemporaneo run-walk-run di 3h guidati da un ex campione di corsa in montagna fra rifugi e bordi che circondano la vallata. Il giorno successivo non scendevo le scale! Non per questo si poté rinunciare all'allenamento: "boia chi molla" o "mona chi si fa male"? Qualche settimana più tardi ci pensò il tendine d'Achille sinistro a reclamare il giusto recupero, mentre il finale di stagione sfumava nell'autunno. Ci volle tanta pazienza e ripetuti massaggi per sistemare il disastro. La rinnovata salute e un briciolo di equilibrio furono il preludio alla mia annata più bella ... il 1992.

sabato 2 aprile 2011

Lo sport non ha età


la platea -silvietta93-@libero.it
Sala Palladio - Fiera di Vicenza
L'amico Sergio CESTONARO, insegnante di educazione fisica presso l'Istituto Bartolomeo MONTAGNA di Vicenza e factotum in vari ambiti dell'insegnamento e dell'atletica leggera, mi ha invitato mercoledì 23/03 come relatore a un'assemblea di istituto che aveva come tema "Lo sport non ha età". Dopo la proiezione di un film attinente all'argomento sono iniziate le presentazioni delle diverse esperienze da parte degli intervenuti. In apertura un prologo ben documentato del Dott. RAGAZZI, medico del Vicenza calcio.

Dopo aver ascoltato il canottiere Rossano GALTAROSSA mi sono chiesto "cosa faccio qui?". Ci guardava dall'alto dei suoi 2m di altezza, ben correlati ai 100kg di muscoli necessari per spingere l'imbarcazione, e delle sue 5 partecipazioni olimpiche dove ha raccolto 4 medaglie, fra cui anche il metallo più prezioso a Sidney 2000. Cosa volere di più? La sesta partecipazione: è in rampa di lancio per Londra 2012. A 40 anni ce la può fare. Ha ben raccontato la sua storia di "canottiere per caso" che si è trasformata nella valorizzazione della sua vita sportiva e umana.

il palco -silvietta93-@libero.it
Poi è stato il turno di Stefan SCHWOCH, grande attaccante del Vicenza nel primo decennio del 2000, e qui l'assemblea si è trasformata nella curva sud: gli è stata riservata un'ovazione da stadio, nonostante non giochi più da qualche anno. In questi aspetti si apprezza la grande differenza del gioco del calcio rispetto agli sport. Ha raccontato della lunga e impegnativa qualificazione del suo talento (quella che di solito non è vista dai tifosi), della sua longevità agonistica e dell'attuale funzione di dirigente sportivo nel Vicenza, che lo coinvolge ancor più di prima.

Dario RAPPO ha raccontato la sua storia di buon talento che non ha avuto occasione di esprimersi al meglio in gioventù - c'era tanto da lavorare! - e che è stato riscoperto per una via traversa quando, già in pensione, ha ricominciato a correre per provare a combattere il diabete che lo tormentava da anni (nel link si trovano alcuni numeri). Non solo ha sconfitto la malattia, ma è emerso a livello nazionale e mondiale: record e medaglie come se piovesse. Eccezionale!

Poi è la volta di Laura BORDIGNON, ottima lanciatrice del disco a livello internazionale e capofila nazionale da anni. La conosco da una vita in quanto si allena da sempre a Marostica. Mi impressiona ugualmente la descrizione della sua evoluzione con l'unico sogno da coronare, obiettivo e spinta di ogni atleta, ovvero l'Olimpiade. Per i ferrei criteri federali servono un paio di metri in più rispetto ai suoi attuali limiti. Ce la farà? Forza e cattiveria non le mancano.

i relatori con gli organizzatori -silvietta93-@libero.it
Ora tocca a me. Avevo cercato di condensare in cinque minuti 30 anni di vita. Troppo viscosi. Cosa aggiungere di nuovo a quanto già raccontato alla giovane assemblea? Tre cose tre che mi potevano caratterizzare: come l'attività sportiva si sia sempre incastrata con gli studi scolastici fino alla laurea; come uno sport individuale, qual è l'atletica, possa riunirsi in risultati di squadra (fin dalla vittoria ai Giochi della Gioventù del 1982 con la scuola media di Marostica), come la corsa di maratona trasformi le città in una festa a cielo aperto (facile con le immagini di NYC che erano state proiettate durante l'introduzione) e induca i cittadini a riflettere sull'opportunità di fare attività fisica.

A chiudere c'è Ottavia CESTONARO che a 16 anni (primo anno categoria allieve) ha già ottenuto diversi titoli italiani nonché primati di categoria e plurime maglie azzurre giovanili (salto triplo e prove multiple). Parla ai suoi coetanei ed è un po' in imbarazzo. In verità se la cava molto bene perché la favella non le difetta e gli argomenti pure. Il futuro è suo.

PS oggi è il compleanno di Gelindo BORDIN: auguri per i 52 anni! Come faccio a ricordarmelo? Accadde che fu ospite a una trasmissione di Mike BONGIORNO e tutto serio disse "non corro più! mi ritiro!" e Mike fu il primo a cercare di dissuaderlo. Interpellarono anche il suo allenatore Lucio GIGLIOTTI che disse "io non ne so niente!". Nessuno guardò il calendario. Il giorno successivo Gelindo festeggiò continuando ad allenarsi. Un pesce d'aprile ben riuscito!

mercoledì 30 marzo 2011

Maratona di Roma 2011 - by Davide VIVIAN

Mio fratello Davide ci racconta la sua esperienza alla Maratona di Roma di dieci giorni fa. Un suo ritratto all'interno del quadro di famiglia in precedente post. A lui la parola.

L’atleta 21-42 è un animale sociale e solitamente si allena e gareggia in gruppo. Così è stato per me a Parigi e a New York nel 2010, ma stavolta ho deciso di sganciarmi e procedere da solo. Mentre il gruppo puntava deciso su Londra ad aprile, io mi sono iscritto a Roma. La maratona era fissata in prossimità del compleanno di mia moglie e quindi ne abbiamo approfittato per un fine settimana nella Capitale.
Venerdì mi reco subito al Marathon Village, situato nel quartiere EUR a una quindicina di minuti di metropolitana dal centro ed altrettanti minuti di passeggiata dalla fermata. Il ritiro del pettorale e del pacco gara è agevole; all’interno del palazzo si snoda un lungo percorso obbligato a serpentone che porta ad attraversare tutti gli stand espositivi. Acquisto solo degli integratori per la gara, poi scorro via veloce gli altri stand: preferisco tornare in città e godermi il pomeriggio tra i monumenti del centro.
Domenica mattina, giorno della gara. Faccio colazione in camera e alle 7:00 sono in strada. Pochi minuti a piedi e sono al Colosseo, nella zona di partenza. C’è gente, ma non c’è confusione. Consegno lo zaino senza problemi e circa un’ora prima del via entro nella griglia di partenza. Anche qui con tranquillità, senza ressa.
Il via viene dato con qualche minuto di ritardo (ore 9:06, non prima di aver intonato l’inno nazionale) ed il transito sui Fori Imperiali è veramente entusiasmante. Pur essendo partito nella griglia giusta, mi sono trovato intruppato e alla prima salita, dopo neanche un km, sono costretto a rallentare! Il primo km risulterà il più lento di tutta la corsa: 5’20”. Dopo poco il gruppo si allunga e non ci sono più intoppi. I km compresi tra il 3° ed il 12° sono i meno belli della corsa, ma passano in fretta, sono i primi e le gambe girano facili. Al 12° km si passa a fianco del Tempio di Vesta e della Bocca della Verità (S.Maria in Cosmedin): qui si incontra un po’ di tifo ed inizia un bel tratto lungo il Tevere, fino a Ponte Cavour. Si attraversa il fiume e ci si dirige verso Piazza San Pietro (17° km): molto emozionante percorrere Viale della Conciliazione con in prospettiva l’abbraccio della Basilica e del suo famoso colonnato.Lambita la piazza, il percorso punta a nord e si passa a metà gara un po’ prima della zona del Foro Italico. Qui inizia la parte più impegnativa della corsa: i km iniziano a farsi sentire, la strada è larga e fuori dal centro abitato e pure il caldo inizia a colpire. Onestamente, pensavo fosse più difficile, invece questo tratto è passato abbastanza facilmente. Segnalo il lungo cavalcavia in salita che porta sul ponte che attraversa il Tevere e si conclude al 25° km. E’ il punto di svolta della corsa, nel senso che è il punto più distante dalla partenza: da lì inizia il ritorno verso il centro.
pit stop 40km - piazza Venezia
Si fiancheggia sempre il fiume su un ampio stradone fino al 33°km, dove ci si tuffa in un lungo sottopasso con discesa e salita abbastanza impegnative e si sbuca all’altezza del Mausoleo di Augusto e dell’Ara Pacis. E’ un momento importante: inizia “il muro” per molti atleti, ma anche la parte più bella della corsa, perché si ritorna in centro storico e si ritrova un po’ di tifo. In rapida successione si attraversano Piazza Navona, Corso Vittorio Emanuele (35° km), Via del Corso, si compie il giro di Piazza del Popolo, Via del Babuino, Piazza di Spagna e Trinità dei Monti. Siamo al 38° km ed inizia la parte più dura: una discesa porta alla Fontana di Trevi e da qui parte una ripida e dissestata salita che si conclude con il 39°km; di nuovo discesa fino a Piazza Venezia e poi ancora discesa impegnativa dopo il Campidoglio ed il Teatro di Marcello. Ora ci aspettano le ultime due salite abbastanza dure: una prima del Circo Massimo e l’ultima, lunga, non finisce mai, che abbraccia il Colosseo e conduce al rettilineo finale, bellissimo, sempre sui Fori Imperiali.
Il ritiro dello zaino è agevolissimo, non c’è ressa: i camion sono stati suddivisi per fasce diverse di pettorale (ad esempio: da 0-500 e 10.000-10.500, cosicchè i 1.000 atleti non arrivano tutti assieme a ritirare lo zaino allo stesso camion dopo la corsa, come è successo a NY).
Per me è stata una corsa molto gratificante. Mi ero allenato poco a causa di una tendinite che tuttora mi perseguita ed ho ottenuto un risultato onesto. Ho corso in maniera regolare, senza pressioni e mi sono proprio goduto la gara ed il percorso, soprattutto nella magnifica parte finale. E finalmente ho finito correndo! Gli ultimi due km, nonostante le salite, sono stati i più veloci.

lunedì 28 marzo 2011

w12/2011 - ricomincio a correre

Dopo otto giorni di completo riposo per provare a sistemare definitivamente i danni, anche una settimana da 80km mi sembra impegnativa. Ho corso ogni giorno un po' di più e nel week end ho provato ad allungare fino a 15km, arrivando sabato a stabilizzarmi sul ritmo di 3'50"/km e impegnandomi ieri a 3'40"/km ben distribuito per tutta la distanza. A livello respiratorio e cardiaco mi sembrava di passeggiare, ma le cosce urlavano. Il ginocchio sinistro non era contento e i polpacci ancor meno, forse perché ho calzato dopo un mese le scarpe intermedie che li costringevano a lavorare di più. Sono comunque riuscito a mantenere l'assetto, presupposto necessario per tentare i 42,2km. Tutte da verificare le reazioni nei prossimi giorni in attesa del prossimo week end in cui prevedo di allungare le distanze di almeno 5km. Solo resistenza per la distanza e niente potenza, che è sempre esuberante appena torna la salute.
Non fosse Londra ma una qualsiasi maratona italiana avrei già rinunciato. Mi è ben chiaro nella memoria lo sforzo della Treviso Marathon 2008, quando un'influenza mi fermò due settimane prima. Mi rimasero tanto mal di gambe e una brutta tosse che mi perseguitava dopo ogni corsa. Mi feci convincere a partire da Vittorio Veneto e, nonostante tutto, non fu difficile scendere a Ponte Priula sul passo di 3'30"/km. Poi iniziarono le grandi difficoltà, che provai a gestire, nonostante aumentassero di km in km. Non incontrai il punto di appoggio previsto per i disperati attorno a 30km, ma ebbi la fortuna di essere superato dal furgoncino raccolta VIP - lepri e cacciatori di traguardi intermedi - e trovai l'ultimo posto libero verso la zona di arrivo. Quattro settimane dopo mi riuscì di raggiungere con le mie gambe il traguardo di Prato della Valle in 2h33', nonostante il ripetersi delle difficoltà nella seconda metà, esasperate dal primo caldo primaverile. Ci volle poi un altro mese per tornare a correre degnamente.

Chi mi legge da sud potrà dirmi "sei in ritardo di un mese" e forse più. Confermo che la stagione si è rinnovata anche al nord. Peccato per l'orizzonte opaco, niente a che vedere con l'aria tersa della settimana scorsa.
Chi aveva gambe ieri ha corso bene: temperatura giusta e irraggiamento limitato. Finalmente è possibile muoversi senza coprirsi molto.

Marostica, 27/03/2011, foto dal Castello Superiore

giovedì 24 marzo 2011

Sono forti sti americani (3) - la rinascita del mezzofondo USA

Riprendo la risposta finale di Jeff GALLOWAY dall'intervista di Daniele MENARINI pubblicata nel penultimo numero di CORRERE (nr. 316 febbraio 2011, pagg.35-36) e già segnalata in precedente post. Come è rinato il mezzofondo statunitense?
"Da un po' di anni ha ripreso vigore l'attività nelle scuole. Ad alto livello sono aumentati i raduni collegiali e i migliori si allenano spesso assieme. Non è che debbano per forza essere amici, ma trovano uno stimolo in più nel lavoro in comune. Alcuni campioni simbolo oggi sono allenatori, basti pensare a SALAZAR, e questo è un elemento di forte motivazione. La più grande azienda del running ha investito molto in un progetto a lungo termine, con l'obiettivo di avere nuovamente americani forti che possano entusiasmare il pubblico. Nessuna di queste componenti da sola basterebbe a ottenere risultati, tutte insieme sì."

Riassumo i 4 punti indicati da Jeff per la rinascita del mezzofondo USA
  1. attività nelle scuole
  2. raduni collegiali
  3. campioni simbolo
  4. progetto a lungo termine

Estendendo i pensieri all'atletica tutta, e non solo al (mezzo)fondo, la ricetta USA è replicabile in Italia?
  1. L'attività nelle scuole è lasciata all'iniziativa degli insegnanti e alle collaborazioni con le società sportive, dove ci sono. L'attività universitaria è ridotta ai Campionati Nazionali, nulla a che vedere con il coinvolgimento, il valore e la visibilità dei Campionati Universitari statunitensi NCAA dove continuano a forgiarsi fior di campioni da tutto il mondo, intenti a completare in USA il corso di studi fino alla laurea.
  2. I raduni collegiali italiani sono gestiti dalla federazione con criteri meritocratici in base alle prestazioni in ambito giovanile (vd. recente convocazione), con valutazioni di opportunità e disponibilità in ambito assoluto (vd. recente convocazione) oltre alle prestazioni ottenute.
    Quanti non militari riescono a usufruire di queste opportunità di crescita? Non molti, se poi guardiamo il risultato finale, ovvero le convocazioni dell'attività assoluta. Consideriamo gli ultimi
    Campionati Europei Indoor: su 27 atleti, solo 1 maschio e 2 femmine non sono militari.
    Quali altre opportunità per un giovane talentuoso e volonteroso? Qualcosa di paragonabile al programma statunitense
    RunPro all'interno dei nostri confini? The purpose is to assist promising young distance runners in making the transition from collegiate to professional running.  The intent is to provide athletes with a comprehensive overview of what it takes and what is involved in becoming a professional distance runner - competing on the track, the roads and in cross country.  By increasing the number of talented runners training at a high level - from the 800 meters up through the marathon - the U.S. will continue its re-emergence towards competitive excellence in long distance running both nationally and internationally.
  3. Ci sono servizi di tutor da parte della federazione in tutte le specialità e fra le tante funzioni alle quali è reclamato Stefano BALDINI c'è pure quella di futuro allenatore per la maratona. Basterà? Tanti risultati in Italia sono nati dal confronto fra i vari gruppi legati a Luciano GIGLIOTTI, Giorgio RONDELLI, Giampaolo LENZI, Gaspare POLIZZI, Gabriele ROSA ... come adesso negli USA nascono dai gruppi legati al già citato Alberto SALAZAR, Jerry SCHUMACHER, Terrence MAHON, ... che sono attraenti anche per atleti esteri come il pluricampione europeo Mo FARAH che sta raccogliendo i primi frutti (vd. esordio vincente nella recente mezza di NYC). A metà anni 80 lo stesso Giorgio RONDELLI portò i suoi campioni Alberto COVA e Francesco PANETTA a correre con Alberto SALAZAR, tutti vergati con lo swoosh.
  4. Nike è una realtà planetaria, ma la sue radici sono nelle foreste dell'Oregon e un sano orgoglio nazionale hanno fatto investire molto in un progetto per lo sviluppo del mezzofondo USA. Al comando proprio Alberto SALAZAR, uomo Nike da sempre. Potevano gli altri marchi di materiale sportivo lasciare libera la scena? No di certo. Adidas, Asics, Brooks, Mizuno, New Balance, Reebok, Saucony, ... a inseguire Nike.
    È fantascienza pensare che in Italia un colosso come GEOX, azienda veneta fino all'osso, che si è comprato il marchio DIADORA, abbia voglia di investire nell'atletica come ha già fatto per il ciclismo? Ci penserà Gelindo BORDIN, alla direzione commerciale del marchio sportivo, a convincere Mario Moretti POLEGATO, fondatore e presidente dell'intero gruppo? Basterebbe lo stipendio di un Danilo DI LUCA per iniziare qualcosa di decente.
Per chi volesse avere un taglio particolare delle vicende atletiche USA negli ultimi anni consiglio la lettura del libro Run To Overcome di Meb KEFLEZIGHI. Tanto amore per il paese che gli ha dato l'opportunità di crescere come uomo, come famiglia, come atleta lo ha fatto diventare cittadino USA, senza mai rinnegare le sue radici eritree. Se Meb fosse rimasto in Italia, dove arrivò nel 1986 come profugo dalla guerra con l'Etiopia, cosa sarebbe stato di lui?
Altro appunto per chi ritenesse troppo facile per gli USA naturalizzare atleti già forti, magari come Bernard LAGAT, cresciuto comunque nella Washington State University, dove sbocciarono molti talenti kenyani. L'intenzione di procedere con l'italianizzazione di stranieri che si distinguono nelle categorie giovanili è già nei programmi della FIDAL, più volte ribadita dal presidente Franco ARESE. OK, ma quando riusciremo a portare quattro visi pallidi italiani sotto i 13' sui 5'000m come già successo in USA (Bob KENNEDY 1996, Dathan RITZENHEIN 2009, Matt TEGENKAMP 2009, Chris SOLINSKY 2010)? Noi siamo fermi ancora al 13'05"59 di Salvatore ANTIBO 1990.

martedì 22 marzo 2011

20 marzo 2011 - una domenica densa di gare

Nella prova senior maschile dei campionati del mondo di corsa campestre ho fatto il tifo per Geoffrey Kiprono MUTAI KEN perché avrei voluto intitolare il post "la maratona fa bene al cross e viceversa". Quasi un ritorno al passato quando i maratoneti non disdegnavano. Geoffrey ha corso due splendide maratone nel 2010 - Rotterdam 2h04'55" e Berlino 2h05'10" - e ha sbaragliato la concorrenza ai Trials di cross un mese fa (vd. riassunto di presentazione). Sul tracciato di Punta Umbrìa SPA non c'è stata storia con Imana MERGA ETH che ha piazzato la sua devastante volata dopo aver controllato ogni allungo dei kenyani sull'erba rasata quasi fosse un campo di golf. Nessuno nel gruppo di testa è stato rallentato da strappetti e tronchi di traverso sul percorso, tanto ci danzavano sopra. Da tenere d'occhio questo etiope perché non teme nessuno in qualsiasi condizione tattica.
Purtroppo il mondiale di cross non riesce più a radunare tutti. Ci è mancato il riscontro con alcuni fortissimi atleti che hanno preferito gareggiare altrove: Zersenay TADESE ERI (vincitore nel 2007 a Mombasa KEN e sempre protagonista) è stato richiamato da ingaggio, premio e bonus della Mezza di Lisbona dove l'anno scorso fece il record del mondo e stavolta lo ha sfiorato di 8"; Mo FARAH UK e Gebre GEBREMARIAN ETH (vincitore nel 2009 ad Amman JOR come a NYC 2010) hanno scelto di giocarsi in gran volata la Mezza di NYC. Per come ha risposto e rintuzzato la volata di Gebre, Mo avrebbe potuto prendersi la rivincita su Imana della millimetrica sconfitta alla BoClassic oggetto di disquisizione del primo post.
Bravi e fortunati gli organizzatori della BoClassic 2010, perché la vincitrice della gara di San Silvestro ha prevalso anche nella prova senior femminile, quella Vivian CHERUIYOT KEN che sembra poter essere contrastata solo dalle etiopi Meseret DEFAR e Tirunesh DIBABA nelle condizioni migliori, sia nei cross che in pista. In questa gara c'è stata una delle poche invasioni bianche sui podi monopolizzati dall'Africa: Shalane FLANAGAN USA è salita sul gradino basso e ha trascinato la sua squadra nella stessa posizione. Come fare di meglio? Quanti paesi ci credono ancora? Quanti sono in grado di mettere in campo tre atlete sotto i 15' sui 5'000m (oltre a Shalane, Molly HUDDLE e Lisa KOLL)?
La FLANAGAN non ha dubbi: se vuoi confrontarti con le migliori devi correre il mondiale di corsa campestre. Un tempo questa era la norma per tutti. Torno quindi al tema di apertura e segnalo una bella intervista a Bill RODGERS USA che ricorda il suo terzo posto al mondiale di Rabat MOR 1975 nel mese precedente alla prima vittoria di quattro nella maratona di Boston (da leggere due aneddoti sulle scarpe dimenticate e quelle regalate). Non c'erano dubbi che il cross fosse il miglior viatico verso la maratona, perché non c'erano tante distrazione dalle corse su strada e perché non vigevano ancora sofismi e fisime sulla periodizzazione. Miler contro maratoneti, tutti contro tutti nel cross, orgogliosi di rappresentare il proprio paese.
Un anno speciale fu il 1983 quando accadde un doppio incrocio fra i migliori maratoneti del momento: 20/03 nel campionato mondiale di cross su un terribile percorso a Gateshead UK (video in 3 parti)
2° - Carlos LOPES POR 36'52" (completino celeste)
4° - Alberto SALAZAR USA 36'53" (unico in calzamaglia e maniche lunghe)
6° - Robert DE CASTELLA AUS 37'00" (canotta gialla)


e tre settimane più tardi 09/04 nella maratona di Rotterdam (download del video in formato .rm)
1° - Robert DE CASTELLA 2h08'37"
2° - Carlos LOPES 2h08'39"
5° - Alberto SALAZAR 2h10'08"
Carlo LOPES ripetè l'accoppiata anche nei due anni successivi, quando vinse ambedue i mondiali di cross (NYC e Lisbona) e ottenne il record del mondo di maratona nel 1985. Nel frattempo aveva vinto la prova olimpica di LA 1984, dove Alberto e Deek si sciolsero al sole della California.

domenica 20 marzo 2011

w11/2011 - Londra fumata

Di sicuro la prestazione è andata a ramengo, ma non rinuncio all'idea di correre a Londra. Sono stato fermo tutta una settimana, pur di salvare la partecipazione, ho fatto terapie a cui non mi sono sottoposto nel recente passato, visto che non c'era il tempo di attendere i naturali processi di autoriparazione a cui solitamente mi affido. Faccio ginnastica e allungamento, soprattutto per la catena cinetica posteriore da cui deriva sta disgrazia.
Tutto è cominciato con un affaticamento che imputavo ai gemelli, giusta conseguenza di allenamenti che avrebbero dovuto essere qualificanti (vd. commento alla Montefortiana). Ancora nel post del cross di Pescantina imputavo la difficoltà al gastrocnemio, perché nel frattempo le sofferenze muscolari alle cosce erano state recuperate. Invece avevo innescato la bomba nel muscolo popliteo, che si pone di traverso al di sotto del polpaccio e ha fatto infiammare l'inserzione nella faccia esterna del condilo laterale del femore (vd. zona cerchiata nell'immagine). Tanto il muscolo era congestionato che sembrava nascondere delle cisti di Baker o far presagire danni alle strutture cartilaginee e legamentose del ginocchio. Niente di tutto questo, dice l'esito della RMN. Rimosso il tanto fumo sintomatologico, è rimasta la sofferenza specifica originaria. Nell'attesa della disinfiammazione si riassorbirà anche l'edema del pivot. Parola di grande ortopedico.

Quante altre volte mi è andata male (senza tirarmi troppa sfortuna)? Dopo la narrazione di un aneddoto positivo la settimana scorsa, è il turno di un aneddoto negativo, che sarà citato per altri versi in un futuro post. Successe nella primavera del 1995 quando stavo raccogliendo i primi risultati di un buon inverno in continuità. Correndo sugli argini del Monticano subî una distorsione alla caviglia sinistra, una delle tante che non fa gonfiare il piede e non duole tanto da stare fermi. Non ci pensai, continuai a correre nei giorni successivi e cominciai bene la mia stagione in pista. Le sollecitazioni sull'articolazione instabile cominciarono a segnarla con un'infiammazione sempre più fastidiosa. Tanto si scombinò l'assetto che i problemi rimbalzarono anche sulla gamba destra e ai Campionati Universitari di fine maggio non riuscî a completare i 10'000m. Continuai per un mese a trovare rimedio, correndoci sopra. Poi ci vollero mesi a ristabilire l'equilibrio.

StraVicenza 2011 - passaggio in Piazza dei Signori di fronte alla Basilica Palladiana

In un successivo post il riassunto di questa densa domenica di gare: StraVicenza (quanti miglioramenti fra gli atleti che consiglio!), Campionati del Mondo di Corsa campestre, Maratona di Roma, Mezza Maratona di Lisbona e di NYC, ...
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