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mercoledì 15 maggio 2013

Maratona di Boston 2013 - un mese dopo


Nel ginepraio della gazzetta.it c'è sempre qualcosa di interessante tra Vale, Balo, Beli, Fede, Strama, Mou, CR7, ...

venerdì 19 aprile 2013

Maratona di Boston 2013 - 4h10'

TV Marathon 2013 - post 06/03
L'anno scorso a Boston ha sfidato il terrore meteo e dalla vittoria sul caldo è nato il canto Running Pride (vd. post 27/04/2012). Quest'anno avrebbe rischiato di centrare la deficienza umana se avesse corso come un mese e mezzo fa alla Treviso Marathon (vd. post 06/03), rallentando con sé anche il fratello di solito molto più veloce e spesso accompagnato da famiglia, come alla Venice Marathon 2011 (vd. post 26/10/2011). Così un momento di gioia universale può trasformarsi in tragedia, tanto incomprensibile quanto assurda: lo scritto è di martedì notte e anche a mente fredda, passata l'onda emotiva, mette i brividi in queste ore di caccia all'uomo (*) ...

venerdì 4 maggio 2012

Wesley KORIR, lo strano kenyano vincitore all'ultima maratona di Boston

Wesley KORIR e Sharon CHEROP
vincitori @ Boston Marathon 2012
Sto diventando autistico (almeno dal punto di vista atletico-comunicativo). Ho rimosso molti filtri ai canali sensoriali e mi entra di tutto nella mente. E tutto si mescola in continua rielaborazione. E poi spesso non esce, sommerso da un altro tutto che entra. Purtroppo l'attuale bombardamento globale non mi aiuta e forse è meglio che mi dia nuove regole. O nuovi schemi.

Di solito quando scrivo tendo ad argomentare, a legare le proposizioni, magari a dare il mio punto di vista. Ammiro molto chi in FaceBook riesce ad alimentare la propria tribù con poche battute e forse una foto. Provo a imitarne lo stile, se mi riesce in parte.

Mi è capitata sott'occhio questa splendida intervista a Wesley KORIR, vincitore dell'ultima maratona di Boston (vd. Peter GAMBACCINI @RW.com), e non voglio aspettare di intrecciarla con niente altro. Durante la gara in televisione lo avevo apprezzato molto, senza approfondire al momento, in attesa di informazioni che non hanno tardato ad arrivare. Lascio quindi la lettura completa dell'articolo sottolineando alcuni punti salienti.

Wesley KORIR ringrazia
# l'incontro con il campione olimpico Samuel WANJIRU (vd. post 19/05/2011) che, dopo l'arrivo della maratona di Chicago 2010, lo ha ispirato con un abbraccio e la frase "Wesley, tu corri come un campione. Ti prometto che, un giorno o l'altro, tu sarai un campione"
# l'esordio nella maratona di Chicago 2008 partendo nella ressa, 5' dopo i top runner "in fondo è stato un bene, il miglior modo per esordire in maratona"
# l'abitudine ad allenarsi da solo
# l'oculata gestione di gara in due maratone molto calde (Chicago 2008, Boston 2012)
# l'incontro nel 2004 - già maturo 22enne (vd. scheda @IAAF) - con il campione olimpico come Paul ERENG che lo ha guidato nel Kentucky, stato famoso più per il pollo fritto che per i mezzofondisti
# l'importanza della fede cristiana, anche nella scelta dell'allenatore Ron MANN
# l'attesa della cittadinanza USA, purtroppo fuori tempo massimo per le Olimpiadi di Londra
# la vita con la famiglia a St. Clements in Ontario CAN (*) perché la moglie Tarah McKay, canadese, ha problemi con il visto di ingresso negli USA; anch'essa valida mezzofondista in odore di Olimpiadi

Chi mastica l'inglese si sarà bevuto l'intervista in originale. Chi lo legge con fatica si sarà impegnato per capirne un po' di più. Valeva la pena! Fino a ieri Wesley era per me uno dei tanti kenyani che riempiono le classifiche. Oggi scopro che ha una bella storia da raccontare. Lo apprezzerò meglio alla prossima gara.

(*) l'Ontario confina con il Michigan, lo stato USA che abbiamo già trovato nella storia di Jason HARTMANN (vd. post 27/04): forse che l'aria dei grandi laghi fa bene come quella fine dell'altura?

venerdì 27 aprile 2012

Il miglior Avvocato a Boston (e il miglior statunitense)

22/07/2011 Beppe in sciabolata
la sua miglior azione tecnica
Mercoledì sera ero stanchissimo e ho pubblicato ugualmente, solo 2'500 oneste battute, quelle di un lungo corsivo giornalistico (vd. post 22/04). La mattina dopo mi sono svegliato col pensiero ... posso fare di più! non è abbastanza per ringraziare Beppe! ... ecco quindi a voi la sua preghiera del runner, scritta di getto, subito dopo l'arrivo alla maratona di Boston, su un bizzoso iPad, e inviata a tutti gli amici di sponda a una mia mail.

Io sono un runner, perche' mi sono allenato seriamente per fare una bella gara.
Io sono un runner, perche' ho fatto sacrifici per poter venire a Boston, e ho pagato e paghero' molto, non sono solo i soldi, per essere venuto dall'altra parte dell'Oceano.
Io sono un runner, perche' non mi sono fatto influenzare dalle mail della organizzazione che non ci voleva far correre o dal meteo, e ho fatto comunque la mia gara.
Io sono un runner, perche' ho imparato dai miei errori, non ho messo a repentaglio la salute e quando ho capito che non c'era niente da fare per un tempo decente non mi sono depresso e mi sono goduto la corsa, la gente, la citta'.
Io sono un runner, perche' comunque ce la ho messa tutta, ho corso piu' che ho potuto e camminato quando dovevo.
Io sono un runner, per questo mi merito amici veri e sinceri che hanno la stessa mia passione, imspiegabile per chi non ha mai provato a correre una maratona, che ti capiscono, ti confortano e ti accettano, anche con i tuoi errori.
Io sono un runner, per cui adesso penso alla prossima.
Per la cronaca: ho fatto il mio peggior tempo in assoluto, 4 ore e 45, ma sono contento come non mai, perche' nella corsa non si inventa niente e io ho dato comunque il massimo.
Io sono un runner, non un maniaco, per cui adesso si festeggia degnamente, ostriche e birra a go go con l'armata brancaleone in trasferta bostoniana.
In bocca al lupo a quanti ancora devono correre!

È o non è un buon Avvocato? Forse il migliore sulle strade di Boston: conosce l'argomento, lo interpreta e lo sa raccontare. Ci vuole un buon Avvocato in ogni gruppo di runner. Noi abbiamo Beppe, maratoneta da 3h39' e 1h39' sulla mezza ... incedibile!

Jason HARTMANN @ Boston 2012
Passo a un altro contributo tecnico (come se sciabolare fosse facile!) e parlo del primo statunitense alla maratona di Boston, quarto in 2h14'31" dietro tre fantastici africani e davanti a molti altri che non si sono ritirati. Da dove nasce questa vittoria? Da un'amara sconfitta ai Trials Olimpici (vd. post 17/01).

I trained really hard for Houston, and I thought my fitness was my best ever. I don't have any regrets about my training, but sometimes you just don't have the day you wanted. I've dreamed about making an Olympic team for a long time. Emotionally, it was very hard to have a bad day in Houston. I was where I wanted to be at the halfway—around 1:04:30—but then I hit a bad period at 17, and that was it.

There were a lot of times the last nine miles where I thought about pulling out, but I have a certain integrity about the way I race. I believe in finishing every race the best I can. If you let yourself drop out once, then it's going to be harder to push through the tough spots the next time. I was a significant dark horse in Houston. For me to finish in the top three, I would have had to be lucky, and someone else unlucky. To their credit, Meb, Ryan, Abdi and Dathan all ran strong races that day.
Questa è solo la prima risposta di una eccezionale intervista a Jason HARTMANN dell'ottimo Amby BURFOOT @RW.com ...


venerdì 13 aprile 2012

Boston addio! Non per Joan BENOIT SAMUELSON

vittoria alle Olimpiadi di LA 1984
Molti in Italia l'hanno conosciuta così, vincitrice sul traguardo della prima maratona olimpica a Los Angeles 1984. Una condotta di gara che sembrava scriteriata, in fuga solitaria fin dal primo ristoro. Un divario che si apriva sempre più. Quando le migliori hanno lanciato l'inseguimento era troppo tardi (vd. classifica finale).

Negli USA Joan era già un grande personaggio. Aveva già vinto di tutto dalle gare in pista (allora 3000m al massimo ...) fino alla maratona, passando per le distanze intermedie di cui è ricco il circuito statunitense. In particolare aveva vinto a Boston nel 1983 in un tempo che sembrava impossibile, 2h22'43", generando gli stessi pensieri che ormai ci annoiano dopo i 2h03' di Geoffrey MUTAI e Moses MOSOP (vd. post 30/04/2011). Ci pensò un paio di anni dopo a migliorarsi nel loop di Chicago in 2h21'21" durante un epico duello con Ingrid KRISTIANSEN che nella stessa primavera aveva portato la miglior prestazione mondiale a 2h21'06" a Londra , prima ancora che si potesse parlare di record.

(chi vuol divertirsi può incrociare le biografie fra le due già citate + Grete WAITZ e Rosa MOTA ... trova prestazioni tuttora spendibili in ambito mondiale).


Eppure Joan aveva rischiato di non partecipare alle Olimpiadi. Infatti le si era completamente bloccato il ginocchio destro dopo che per settimane le aveva fatto male in forma pesante e intermittente. Che fare? Il problema si era trascinato e a quel momento mancavano meno di tre settimane ai Trials e poco più di tre mesi alle Olimpiadi ... No Trials, No Olympics (vd. post 17/01).

vittoria a Boston 1983
Si affidò al chirurgo che le asportò dall'articolazione una massa fibrosa che si era infiammata. La condizione sembrava ben riavviata, ma Joan, con la sua voglia di strafare, rischiò di farsi male all'altra gamba che nella fase di ripresa era più sollecitata (tante info da Running with the Legends già citato nel post 15/02/2011). Alla fine partì per i Trials, vinse e poi la strada sembrò in discesa fino a Los Angeles, almeno a noi che l'abbiamo vista nelle immagini. Invece nella specialità appena nata era già scontro fra titani!

Sono passati solo ventotto anni e Joan è sempre lì, sulle strade del New England per una ricorrenza molto particolare (vd. post @RW.com)

On Monday, Joan Benoit Samuelson will return to the race she won in 1979 and 1983 and again tackle the 26.2 miles from Hopkinton to Boston. Last year, at age 53, Samuelson ran 2:51:29. She's never not broken 3:00 for the distance.

Samuelson set course records in both of her Boston victories. Women who broke another type of barrier will also be honored during marathon weekend, as this year marks the 40th anniversary of the first official women's field at the race. Nina Kuscsik, who won in 1972, will be joined by fellow members of the first women’s field Kathrine Switzer, Pat Barrett, Sara Mae Berman, and Valerie Rogosheske.

arrivo a Boston 2011
Nel frattempo Joan si è guadagnata anche un film sulla sua vita esemplare dagli stessi produttori che hanno realizzato Fire on the Track su Steve PREFONTAINE. Sottotitolo della stessa Joan ...

"Most of the inspiring stories that cross the finish line
come at the end of the pack …"

There Is No Finish Line is a testament to the power that running can bring to our lives. This film celebrates the life and spirit of Joan Benoit-Samuelson (Joanie), the first woman Olympic Gold medalist in the marathon.

Within the film are the historic moments of Joanie's improbable 1984 Olympic Gold Medal, are her world record performances in Boston and Chicago, of the times before Title IX, and her role in changing the perception of female running potential - breaking barriers and inspiring women and men thereafter.

The heart of the film follows Joanie as she is today, training on the trails in her home state of Maine, while still fitting in organic gardening, environmental conservation and time with her family. Her journey climaxes with an inspiring effort at the 2010 Chicago Marathon where she becomes the first woman to break 3-hours in five different decades!

In the end There Is No Finish Line... proving whenever and however Joanie's competitive career ends, her spirit and life accomplishments will remain, firing us up to go after our passions, whatever they may be.


She's like a Jedi Master (Bill Rodgers)

Tante altri video e foto nella sottosezione del suo sito. Qui un articolo a più ampia visione @GenderAcrossBorders ... Mi mancherà solo il suo autografo. Sarà per un'altra volta, se l'addio si trasformerà in un arrivederci. Per ora vi lascio con una appropriata canzone di Ivan Graziani: passa poco per radio e vive nel ricordo dei suoi numerosi fans http://www.ivangraziani.it/


PS lascio tutti i riferimenti per il prossimo post, sempre su Boston e un altro grande interprete di maratona che lì ebbe uno dei suoi acuti; gli indirizzi sono più che espliciti

http://news.runnersworld.com/2012/04/05/brief-chat-alberto-salazar-part-1-of-2/
http://news.runnersworld.com/2012/04/08/brief-chat-alberto-salazar-part-2-of-2/
http://www.newyorker.com/reporting/2010/11/08/101108fa_fact_kahn
bellissimo racconto di 30'000 battute che si leggono bene senza vocabolario
http://news.runnersworld.com/2012/04/10/brief-chat-dick-beardsleys-duel-and-more/

aggiungerò alcune divagazioni tecniche già seminate in precedenti post (vd. post 21/03 e 24/02 sul suo allievo Dathan RITZENHEIN); pensavo di conoscere sufficientemente Alberto e invece ...

sabato 30 aprile 2011

Boston 1992_2011_2012 - cross e maratona

Diverse persone mi hanno chiesto di commentare i risultati dell'ultima Maratona di Boston, soprattutto in merito ai tempi eccezionali dei primi arrivati. Appena conclusa la gara ho cominciato a spiegare sia di persona sia via sms che i tempi di Boston non sono omologabili perché il percorso non rispetta due commi della IAAF Competition Rule 260.28 pag.234
(b) The start and finish points of a course, measured along a theoretical straight line between them, shall not be further apart than 50% of the race distance
(c) The overall decrease in elevation between the start and finish shall not exceed 1:1000, i.e. 1m per km


panoramica verticale
Tante discussioni non sarebbero iniziate se ci si informasse da una fonte con piena cognizione di causa, come Amby BURFOOT su runnersworld.comDavid MONTI sullo stesso sito IAAF, donde ho prelevato le noticine appena riportate in calce proprio all'articolo che racconta la gara di Boston, almeno per chi non ha memoria dei lunghi dibattiti che hanno portato a precisare i criteri per cui un tempo in una gara su strada potesse essere denominato "record del mondo" e non semplice "miglior prestazione". Alcuni integralisti pretendevano che il percorso dovesse essere chiuso, se non addiritura andata/ritorno, e questo ha generato la separazione fra loop e point-to-point. Alla fine si arrivò a due valori (distanza partenza-arrivo inferiore al 50%, dislivello negativo massimo 1:1000) che tengono in gioco la maggior parte dei percorsi.

panoramica orizzontale
Gli organizzatori di Boston ovviamente non hanno mai rinunciato al loro storico tracciato, major o non major, record o non record, anche perché fino al 2011 ci sono stati pochi tempi veloci in quanto non si riesce a sfruttare al meglio le pendenze che portano dalle colline al mare in un continuo saliscendi. A me è rimasta impressa una battuta di Ruggero PERTILE che incontrai il giorno successivo alla NYC marathon 2007 dove lui fu bravissimo ad arrivare sesto e io fui fermato da crampi lancinanti nel finale e mi trascinai all'arrivo. "Che dura!" gli dissi io. "Dura questa? Vai a Boston! Non c'è un metro piano". Se la ricordava bene perché ci aveva corso solo sette mesi prima, settimo allora in una terribile giornata di pioggia fredda. Ci volevano quindi due fenomenali atleti senza paura di confrontarsi fino all'ultimo metro e messi nelle condizioni meteo favorevoli.

prof. G.P. LENZI guida ispezione
In tanti hanno già dato la loro valutazione tecnica: da Rodolfo LOLLINI su podisti.net con le sue pratiche e sensate valutazioni spannometriche, all'attento Orlando PIZZOLATO nel suo seguitissimo blog su cui ho postato un commento che qui vorrei estendere. Orlando ha ben descritto con parole semplici quello che succede a livello muscolare e nell'impostazione tecnica della corsa quando si corre su percorsi ondulati prevalentemente in discesa. Io ho voluto aggiungere che c'è anche da considerare l'aspetto energetico in quanto per esprimersi al meglio sui saliscendi bisogna essere in grado di gestire accumulo di acidosi e relativo smaltimento. Dove sviluppare al meglio queste qualità tecniche e metaboliche? Nel cross ovviamente.

ispezione percorso
Del vincitore Geoffrey MUTAI KEN avevo già parlato in precedente post 22/03, commentando il mondiale di corsa campestre a Punta Umbria, e dal punto di vista tecnico Moses MOSOP KEN non è da meno, anzi. Chi lo ha visto vincere con un minuto di vantaggio la Montefortiana Turà del 2007 ha preso paura. In pista vanta tempi migliori di MUTAI, benché realizzati fino a 4 anni fa, quando si giocava i podi mondiali sia in pista che nei cross. Nel 2007 fu secondo ai Mondiali di Corsa Campestre di Nairobi, dove Zersenay TADESE interruppe il dominio di Kenenisa BEKELE, e nel 2009 si trovò nella situazione di MUTAI quest'anno, ovvero stravinse i Trials kenyani ma non concretizzò la vittoria ai Mondiali di Amman, dove prevalse Gebregziabher GEBREMARIAM di cui ho già accennato in precedente post, giunto terzo e ben staccato a Boston. Che incroci di talenti e prestazioni!

preparazione materiali
Di sicuro il cross fa bene ai maratoneti. E posso dire che l'attività sui prati mi è mancata molto a Londra, dove il percorso è sicuramente veloce, ma non è un biliardo. Quanto avrei voluto avere quella riserva di abilità tecniche e margine anaerobico sui leggeri saliscendi e sottopassi sulle sponde del Tamigi! Dovrò rimediare per il prossimo anno perché c'è tanta voglia di Boston nel gruppo di amici 21-42, rimanendo alle dichiarazioni della cena di giovedì scorso, splendidamente conclusa a casa di BeppeP che nel consueto slancio di generosità ci ha deliziato con assaggi di Franciacorta (Ca’ del Bosco magnum e Bellavista) prosecco Col Vettoraz (extra dry e millesimato), Pico di Angiolino MAULE, un vino biodinamico da uva garganega 100% senza solfiti, difficile sul palato e ricco di soddisfazioni.

ritorno a casa
Il percorso di Boston mi aspetta dal 1992, quando ebbi l'occasione di visionarlo insieme a Salvatore BETTIOL a bordo dell'auto guidata dagli organizzatori della prestigiosa gara di Falmouth, da lui vinta due volte, in previsione di eventuale partecipazione che non ci fu negli anni seguenti. Allora il mio sguardo ingenuo di mezzofondista prolungato non fu impressionato più di tanto dalle famose colline perché ancora non conoscevo la fatica che si accumula lungo la strada prima di affrontarle. Io e Salvatore fummo compagni di stanza in quella lunga trasferta per i Campionati del Mondo di Corsa Campestre che si svolsero al Franklin Park di Boston, poco a sud delle ultime miglia del tracciato della gara ultracentenaria. Google Maps mi fa ricordare: si partì dall’adiacente campo di golf, poi si attraversò lo zoo e si girò intorno al White Stadium, arrampicandosi nel boschetto che lo circonda. Era il 21 marzo e c’era una discreta bufera di neve, che non impedì al kenyano John NGUGI di vincere con ampio margine per la quinta volta il mondiale dopo il poker di ori (1986 Neuchâtel SUI, 1987 Varsavia POL, 1988  Auckland NZL, 1989 Stavanger NOR), tutti stampati nella memoria. Uno dei pochi a fare negative split in campestre poiché era solito partire cauto per poi macinare la concorrenza sulla distanza. A Boston mi vidi sfilare da un'ombra scura dopo circa 3km che subito riconobbi per la caratteristica andatura. Go, John, go for the gold! Non mi sorpresi perché mi era già capitato tre anni prima al Cross delle Orobie a Bergamo.

Conegliano 09/1992
Salvatore olimpionico
Torniamo ai giorni nostri e facciamoci alcune domande. Quanto valgono le prestazioni di questi due fenomeni? Di sicuro molto e ho già segnalato alcune valutazioni. Quel che più conta per MUTAI è che gli organizzatori gli hanno riconosciuto i 50'000$ di bonus riservati al world's best time con la solida motivazione "when you run Boston and you run faster than any man or woman has ever run a marathon, you truly are in a league of your own". Quanti altri lo avrebbero fatto?
Dove si può arrivare in maratona? Proprio a Londra, sfogliando una biografia di Haile GEBRSELASSIE, ho trovato un calcolo del grande fisiologo David COSTILL che scriveva (vado a memoria) ... se Gebre estendesse fino alla maratona la potenza aerobica espressa sui 5-10'000m - su tempi allora da record del mondo - potrebbe correre 42,2km in 2h01'32". Concordo.
A quando sotto le 2h? Vietato guardare le estrapolazioni statistiche lineari che impazzano in giornali non informati, tutti figure e chiacchiere con poca sostanza.

###   tutte le foto tranne una riguardano la trasferta in occasione dei Campionati Mondiali di Corsa Campestre a Boston, 21/04/1992   ###

PS1 mi scuso per la lunghezza, ma non volevo spezzare il racconto; faccio finta che il post valga per tre e così mantengo il ritmo di 13 al mese; a breve mi tranquillizzo in lunghezza e frequenza di pubblicazione

PS2 al quarto arrivato Ryan HALL dedicherò un post intero, già citato in precedenza; troppo commovente la sua rinascita! great job, Ryan!

PS3 appena postato il resoconto di Filippo LO PICCOLO della sua maratona di Boston 2011; da leggere attentamente per fare tesoro della prudenza necessaria
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