Recentemente mi sono iscritto alla newsletter del blog di Seth GODIN che da anni distribuisce quotidiane considerazioni, visioni, provocazioni a volte mischiate fra di loro. Comoda e stimolante per il mio inglese! Mi è anticipato via mail il testo dell'ultimo post che poi trovo meglio formattato nel blog, magari con immagini aggiuntive come quella che prendo a prestito dalla pubblicazione di sabato 03/12 dal titolo "The erosion in the paid media pyramid" (poco più di 2'000 battute, quasi 2'000 retweet), ovvero una riflessione sulla perdita di valore dei media in merito ai contenuti rappresentati nella piramide. Partendo dal basso (traduzione libera e incompleta)
[F] = free = gratuito ... per chiunque sia in grado di riceverlo [M] = mass = popolare ... prodotto a un prezzo basso per favorirne la diffusione, quando il costo del medium è basso [L] = limited = esclusivo ... qualcosa di più raro e quindi più costoso [B] = bespoke = fatto apposta ... molto dedicato, di grande valore, unico
in concerto
I lettori di Seth hanno già capito dove voglia andare a parare, intersecando diverse valutazioni e prevedendo tendenze. Tanto che continua con altra elencazione ... [1] Quasi qualsiasi persona può pubblicare quasi qualsiasi cosa ... [2] La capacità di attrarre attenzione ha maggior valore di sempre ... [3] Nel mondo digitale il costo di una copia in più è zero ... Poi Seth trae le sue conclusioni, più suggerite che argomentate. In fin dei conti è un post e non un teorema. Sono bravi i lettori a unire i puntini.
Capito poco? Addensare un concentrato è pericoloso. A mo' di esempio mi è venuto in mente come un'artista SHAKIRA possa inserirsi a ogni livello della piramide: [F] = free - tutti coloro che sono minimamente attrezzati possono guardarsi i suoi video o riprodurre la sua musica, fin quasi all'esasperazione, come successo con la waka waka dei mondiali di calcio 2010 [M] = mass - tutti coloro che sono adeguatamente attrezzati possono scaricarsi legalmente per pochi spiccioli le sue canzoni (anke la waka waka) [L] = limited - pochi possono occupare un posto riservato in pole position a un suo concerto [B] = bespoke - quanti possono permettersi una sua esibizione privata come il magnate indiano Pramod AGARWAL in occasione delle nozze della figlia che ha incantato per tre giorni la laguna di Venezia nel maggio scorso?
La visione della piramide mi ha fatto ricordare una bozza che giaceva da mesi in cui raccoglievo pensieri su un'operazione editoriale de Il Sole 24 Ore in quell'area di divulgazione culturale che si concretizza ogni settimana nell'inserto domenicale (vd. presentazione 21/08 di Armando MASSARENTI @ilsole24ore.com) "ognuno dei dvd di questa serie, in vendita con Il Sole 24 Ore a partire da venerdì prossimo a € 9,90, prendendo le mosse da Pitagora ed Euclide per poi mostrarci le «beautiful minds» che hanno fatto la storia di fisica, meccanica, astronomia, biologia, genetica, neuroscienze, riuscirà a stupirvi in un modo diverso".
PITAGORA, vale anche
in geometrie non euclidee
Ecco la lista delle "menti belle" e dello speaker che le presenta
PITAGORA ed EUCLIDE / Piergiorgio ODIFREDDI
ARCHIMEDE / Giulio GIORELLO
TOLOMEO e COPERNICO / Margherita HACK
GALILEO e KEPLERO / Enrico BELLONE
Isaac NEWTON / Piergiorgio ODIFREDDI
Charles DARWIN / Edoardo BONCINELLI
MAXWELL / Sheldon Lee GLASHOW (nobel per la fisica)
PASTEUR / Umberto VERONESI
LAVOISIER e MENDELEEV / Harold KROTO (nobel per la chimica)
GAUSS e RIEMANN / Claudio BARTOCCI
Marie CURIE / Giuseppe BRUZZANITI
Albert EINSTEIN / Enrico BELLONE
Max PLANCK / Sheldon Lee GLASHOW (nobel per la fisica)
Enrico FERMI / Giuseppe BRUZZANITI
GÖDEL e TURING / Piergiorgio ODIFREDDI
WATSON e CRICK / James WATSON stesso (nobel per la medicina)
John NASH / John NASH stesso (nobel per l'economia)
Il Genoma Umano / James WATSON (nobel per la medicina)
La Teoria dei Numeri / Andrew WILES (quasi medaglia FIELDS per la dimostrazione dell'ultimo Teorema di Fermat)
Avevo intenzione di acquistare i DVD, anzi, avevo già dato disposizione per l'acquisto del primo, poi mi sono accorto che molti dei contenuti erano già presenti su YouTube: è sufficiente cercare "beautiful minds" + il nome della "beautiful mind" o del presentatore. OK i testi e il rigore storico, OK il linguaggio divulgativo, OK l'alternanza di spiegazioni e ricostruzioni video in brevi capitoli. Rimane comunque un grosso impegno, degno di una lezione universitaria, seguire un'ora e un quarto un professore inchiodato a una sedia con la sola possibilità di spiegarsi a parole e a gesti, per quanto gli riesce. Perché non aver concesso almeno un gesso e una lavagna? Così succede che un pirotecnico Piergiorgio ODIFREDDI sia in grado di trascinare lo spettatore nei suoi ragionamenti e che un Edward WITTEN sembri quasi impagliato sulla sedia e il traduttore non lo aiuti. Tanto per prendere capo e coda della lista, ovvero il DVD numero 01 e quello numero 20. Poi mi sono guardato anche Giulio GIORELLO, Claudio BARTOCCI, Enrico BELLONE ... e ovviamente John NASH, l'originale "Beautiful Mind"! Non quel bell'uomo di Russel CROWE.
CROWE come NASH
linguaggio per eletti
Venti DVD a quasi dieci euro con Il Sole 24 Ore sono quasi duecento euro: una spesa sostenibile e diluita per un'operazione culturale di alto valore e ben realizzata. Argomenti di per sé ultraspecialistici che sono resi abbordabili al grande pubblico che abbia autonomia per un'ora e un quarto. Un appuntamento settimanale che permetta di digerire il contenuto in un tempo congruo. Un'escalation di argomenti che parte dalla Grecia classica fino al volo pindarico che nemmeno Albert EINSTEIN ha voluto spiccare (provare a reggere almeno le prime decine di minuti del video @YouTube!).
Ho fatto un passo in basso nella piramide da [M] a [F]: non ho speso, ma ho perso qualcosa! Acquistando il DVD avrei avuto l'impegno di guardarlo e di guardarlo bene. Invece la presenza su YouTube lo mette in concorrenza con ClioMakeUp, se devo contendere il supporto di riproduzione. Capita invece che Camilla scelga "Beautiful Minds" e mi costringa ad aspettarla prima di proseguire la puntata su "GÖDEL e TURING": merito soprattutto di quell'istrione di Piergiorgio ODIFREDDI che scioglie i nodi delle contorsioni logiche alla radice della recente evoluzione della matematica e della costruzione dei computer (vd. video @YouTube).
Talvolta invece il supporto fa la differenza, almeno per me, quando trovo testo e immagini ben stampate su carta R4 Matt Satin e cartoncino Prisma Silk delle Cartiere Burgo. Nel 2002-03 ho acquistato e studiato uno alla settimana "I Classici Dell'Arte" di Rizzoli (edizioni Skira) affrontando uno a uno i 60 volumi a 5,90€ (40 nella prima serie + 20 della seconda) per ciascuno dei 59 pittori presentati (Pablo PICASSO si è meritato il bis ... troppo prolifico!). Avrei mai speso 354€ per un'enciclopedia? Avrei mai cercato certi artisti?
NYC 2007, Metropolitan Museum - sfida cubista tra Pablo PICASSO e Georges BRAQUE (ph. Matteo)
Nel sito stesso di Skira trovo i numeri di quel successo: si contano 300'000 copie per volume (vd. anno 2002 @skira.net). Una dimensione ormai irraggiungibile per questo tipo di prodotto in quanto la vendita allegata ai quotidiani si è poi inflazionata. Skira offre la scalata nella piramide dal livello [M] a quello [L] che più le compete per tradizione editoriale, ovvero i volumi di grande formato e maggior pregio: sfogliare il catalogo online per trovare più di 3'000 proposte per ogni ispirazione.
Appena scoperta la locandina nel sito Facebook di PuroSport mi ero subito deciso "vado!" e avevo lanciato il messaggio a una trentina di amici atleti martedì mattina ...
Vogliamo incontrare Pietro TRABUCCHI alla presentazione del suo nuovo libro "Perseverare è Umano"? Pietro è docente di psicologia, scrive regolarmente su CORRERE ed è una delle anime dell’ultra in Italia. La corsa per lui non è solo metafora di vita, è pure campo di studio scientifico.
Non è istrionico come qualche giornalista o scienziato statunitense (vd. post 13/03 "Born To Run di Christopher McDougall / di Daniel Lieberman") oppure come qualche tecnico di casa nostra (vd. Renato CANOVA nel post 26/03), ma è molto concreto e perfettamente documentato.
Valdagno non è comoda e bisogna muoversi da zona Marostica almeno un’ora prima, verso le 19:30. Che dite? È dura farsi una serata a metà settimana: se si forma un bel gruppo vinceremo insieme l’inerzia dell’avvio.
Dopo aver ricevuto alcune risposte negative l'intenzione iniziale "vado!" si era trasformata in "non vado da solo!". Fino a metà pomeriggio del giorno stesso quando Gas mi ha risposto "quanti siamo? a che ora partiamo?". Ecco trovata la giusta compagnia. Anche perché Gas è amico/allievo di Pietro nella nazionale di UltraMaratona e la serata è propizia per stare insieme. Ecco la mail di resoconto agli stessi amici che avevo invitato due giorni prima ...
Sono reduce da una bella serata che ho in parte rappresentato nell'album fotografico @PicasaWeb. Il libro è dedicato “alle squadre italiane di ultramaratona” e quindi la prima immagine è dedicata al dialogo fitto fra Gas e Pietro poco prima dell’inizio ufficiale della presentazione.
Vi segnalo il bellissimo video (girato/editato da UniCaela – qui il suo sito, qui la sua sezione YouTube) che è stato proiettato prima del confronto fra Pietro TRABUCCHI, Federico SCHENA, Carlo REGGIANI, ben moderati da Alessandro GRAINER.
sala SOSTER @ Palazzo FESTARI, Valdagno
A breve un resoconto nel blog, magari con il contributo di Beppe e di altri che stanno leggendo il libro. Per ora ho raccolto l’autografo di Pietro sulla mia copia: seguire http://pietrotrabucchi.it/ e iscriversi alla newsletter!
A proposito di newsletter … mi sono iscritto anche a quella di Liberalibro, sezione di Valdagno della Libreria GALLA, la quale ha promosso l’evento. Chissà che non arrivi qualche altro richiamo dalla vallata. Non è facile riempire al meglio una sala da 150 posti!
C'è già molto, ma è ancora poco. Intanto i lettori di questo blog sono più fortunati dei presenti in sala SOSTER mercoledì sera, perché si possono gustare appieno il video di Gabriela, riprodotto con l'audio molto basso per un problema tecnico. Dieci minuti per entrare nello spirito del libro, che sarà presentato in futuro post: immagini stupende e commoventi protagonisti (Roberto GHIDONI e Bruno BRUNOD in particolare, quello che vede "pane e salame" quando è preso dai morsi della fame durante le sue imprese).
(da sx a dx) Alessandro GRAINER presenta
Carlo REGGIANI, Pietro TRABUCCHI, Federico SCHENA
Cominciano gli interventi, dopo le presentazioni ufficiali da parte di Alessandro GRAINER: gli ci vogliono minuti per elencare i titoli e incarichi (vd. per esempio il curriculum del Carlo REGGIANI). Bravissimi! Così è portato ulteriore accreditamento scientifico di cui, personalmente, non avvertivo il bisogno. Infatti ho apprezzato molto il fisiologo per la pacatezza del suo eloquio e la chiarezza dell'esposizione senza volersi addentrare nei misteriosi funzionamenti della macchina umana.
Macchina umana! Ecco la specialità anche di Federico SCHENA che ha portato la sua visione di medico sportivo molto dedicato alla valutazione funzionale che si trova anche in questo bellissimo post 01/04/2010 di Andrea RIGO, cavia di eccellenza ancora un paio di anni fa. Come sono utilizzati poi i dati? In pubblicazioni e seminari scientifici.
Pietro TRABUCCHI presenta "Perseverare è Umano"
La presenza di Nicola TISO in sala mi ha fatto tornare in mente il Convegno di Ultramaratona a Padova del 23/10/2010 (qui l'invito @iutaitalia) e come un'analoga mia mail di feedback fra i soliti amici sia diventata parte del comunicato ufficiale (qui il resoconto @iutaitalia). Sotto il saluto "GRANDI MARATONETI" ci sono io e al di sotto dei puntini di sospensione ci sono gli omissis per commenti personali, legati a difficoltà di comprensione o di applicazione dei risultati. Infatti avevo concesso a Nicola "Puoi anche smussare qualche angolo del testo, se lo ritieni troppo spigoloso. E che i biochimici non si offendano! ... La domanda che rimane sospesa al termine di certe relazioni è: OK! Adesso so qualcosa in più, ma cosa cambia nella mia vita domani?".
Il dialogo dopo la presentazione
Un anno e mezzo fa avevo preferito prendere appunti (vd. foto di Nicola @PicasaWeb), come nei due precedenti seminari di UltraMaratona a Schio, prevedendo che gli spunti più interessanti non sarebbero stati successivamente pubblicati. Stavolta ho preferito ascoltare e scattare foto, essendomi tornato in mente il consiglio del prof. TREVISAN al corso di Analisi Matematica "cosa scrivi?! stai attento e prova a capire! c'è tutto nel libro!": così ogni tanto riprendeva qualche studente. Anticipo questa sintesi capitale che ritrovo in Pietro come in tutte le esperienze di coaching ...
NON ESISTONO GRANDI MOTIVATORI
AL DI FUORI DI NOI STESSI
ESISTONO GRANDI DEMOTIVATORI
Un messaggio degno della Sibilla Cumana. Vale quanto gli si crede e come lo si legge: attenti a dove si mette la virgola che non c'è. Qui c'è un video molto suggestivo (che non si lascia incorporare nel blog), spezzone di un film di fantascienza, in cui l'oracolo si nasconde nelle vesti di una casalinga intenta a fumare mentre prepara biscotti. Chi potrebbe crederci? Al protagonista offre la risposta sbagliata, quella che lui vuole sentirsi dire, considerato che non è ancora in grado di accettare il percorso necessario per accogliere quella giusta, allora in forma acerba e dubitativa. Va bene, è solo fantascienza!
se lascio gli attrezzi di allenamento in giro per casa
capita che siano utilizzati per gioco dai miei figli
Nel dialogo con i presenti viene sollevato un altro tema, declinandolo sul lato educativo: come trasmettere (quella che a noi sembra) una giusta passione ai figli? Pietro TRABUCCHI non è nato con l'amore per la montagna. Certo, era fortunato a viverci vicino, eppure faceva fatica a seguire suo padre che gli offriva il premio finale alla lunga passeggiata "dai che andiamo a mangiare la polenta nel rifugio!". E il giovane Pietro si chiedeva "cosa avrà di più buono la polenta in rifugio di quella che possiamo mangiare a casa?". Si è fidato del padre e col tempo ha trovato la sua ragione per (far) salire le montagne e ora propone a ciascuno di trovare la propria. Ecco la seconda sintesi ...
CONDIVIDERE SENZA FORZARE
Pietro TRABUCCHI se la prende con la scuola primaria che non stimola abbastanza il piacere di apprendere e la soddisfazione del senso di competenza. Ritrovo in altra forma un'affermazione di Mario CONTE (vd. post 28/02) che recitava nel suo corso di Kinesiologia Educativa "finora non ho trovato un bambino che non abbia voglia di imparare". Messo nelle giuste condizioni, ovviamente.
Apro una lunga divagazione, perché c'è chi è andato giù molto più pesante, almeno nel titolo "SMETTIAMOLA DI RUBARE SOGNI (a cosa serve la scuola?)" che in inglese suona molto più perentorio. Ecco il recente post 03/04 di Seth GODIN che rilancia il suo libro.
The free ebook (free as in free to read and share) now has two new audio editions, a French edition, one for readers in Brazil and yes, a bumper sticker that summarizes the book in 12 square inches (what three words would you use?). It's available to read on your screen, to print out and to read on your Nook or Kindle. People have turned it into online discussions and are working on other translations, including Polish and Italian too. If you haven't read it yet, check it out. If you have, feel free to share.
La notizia è: sta arrivando la traduzione italiana (oltre a quella polacca) per chi ha difficoltà con l'inglese. Il libro è liberamente scaricabile in varie forme @squidoo. Seth è una continua fonte di suggerimenti. Ecco cosa ha scritto nel post 10/03 sempre a riguardo del suo libro.
And finally, my free ebook Stop Stealing Dreams continues to spread, with tens of thousands of new readers every day. There's no doubt I could have dramatically increased the number of viral engagements if I had made a video instead, and if I had created some sort of deadline (free this week only!). On the other hand, one lesson from this sort of gradual viral spread is that while it doesn't happen overnight, it can spread for months or even years into the future.
A chi appare troppo autoincensatorio consiglio di leggere tutto il post 10/03. Anche Seth è un sommo esempio di perseveranza nella scrittura: almeno un post al giorno da molti anni (vd. blog). Consiglio la lettura in pillole quotidiane mediante l'iscrizione alla newsletter.
Giancarlo COLOMBO, Fulvio MASSINI e Linus
tre eccellenze nei propri settori di competenza
Tanto per continuare sul tema delle presentazioni (vd. post 10/12/2011) pochi giorni fa ho letto su podisti.net del libro "Andiamo a Correre" di Fulvio MASSINI (vd. news 02/04).
Proprio sfogliando l'ampio FotoAlbum di Stefano MORSELLI (circa 200 scatti) mi sono ripromesso: nei prossimi servizi seleziona e cestina! E così ho fatto nel mio FotoAlbum di Valdagno, dove mi sono rimasti solo 13 scatti, un numero malaugurante in periodo pasquale. Chissà quanti ne ha consegnati alla stampa Giancarlo COLOMBO! Chissà se Giancarlo ha fotografato Stefano!
ancora Linus, Fulvio MASSINI e ... Giancarlo COLOMBO
Conoscendo le qualità oratorie di Linus e Fulvio (potenzialmente irrefrenabili quando si parla di corsa), immagino che ne sia uscito un dialogo pirotecnico. Come in un cortocircuito cerebrale mi sovviene un monito latino di origine catoniana che riceve l'ennesima smentita
REM TENE VERBA SEQUENTUR
Oltre ad avere buone cose da dire, bisogna avere anche un buon modo per dirle e un pubblico che le ascolti.
Concludo con un inno alla perseveranza, una delle possibili chiavi di lettura per un film come Blade Runner. Qui un video riassuntivo della storia, disponibile alla massima qualità di 1080HD. Lo sfondo musicale è di Vangelis.
Alla fine smette di piovere, si aprono le nubi e si vede la luce. La corsa continua altrove, come quella di Micah TRUE detto Caballo Blanco, protagonista e ispiratore del libro Born To Run di Christopher McDougall (vd. post post 13/03), scomparso come i Tarahumara sanno fare ... di corsa. Qui il ricordo dell'amico Scott JUREK, immenso ultratrailer (vd. @RW.com).
BOONEN mette in fila POZZATO, BALLAN e tutti quanti
PSquello che ha fatto oggi Tom BOONEN lascia senza parole! Non era difficile pronosticarlo primo a Roubaix dopo la vittoria di domenica scorsa al Giro delle Fiandre (vd. finale post 01/04), ma oggi ha annichilito tutti gli avversari! Anche la pavida dozzina che lo ha inseguito per 55km. C'è posto per uno solo oggi sul podio! Gli altri meno che ancelle. Non posso che augurare a Tom "stay hungry, stay foolish!" ... questa seconda parte gli riesce bene!
Sono un vecchio arrivato tardi sulla piattaforma e ancora in pista, mentre tanto movimento si è spostato su social più frenetici, meno formattati e senza memoria ...
Mi piacciono i matrimoni: è un bel momento di gioia per due persone che si promettono il futuro davanti a tanti amici. Mi è capitato di partecipare a molte cerimonie anche se non invitato. Nessun divieto di entrare in chiesa e contribuire all'assemblea che si riunisce per la festa, magari nella chiesa della mia parrocchia che è bella pur non avendo gran pregio architettonico. A sollevare l'ambiente verso assoluti vertici artistici è la pala di Jacopo e Francesco DA PONTE, che sta sul fondo dell'abside. Ricca di personaggi e citazioni, completa nella sua integrità, magistrale nell'esecuzione: purtroppo non apprezzabile per la distanza, nonostante le notevoli dimensioni (303x190cm), avvicinabile fin sotto il coro al di fuori delle cerimonie (ci porto regolarmente i miei figli quando scendiamo in piazza), valutabile fin dentro le piccole rughe nella trasposizione fotografica dello Studio BOZZETTO (vd. news nel sito).
Capita che una mia famosa conterranea, non compaesana, scelga la chiesa per celebrare il suo matrimonio, inviti qualche ministro del suo partito e la parte alta della città dove abito venga bloccata, in quanto la Questura aveva ravvisato motivi di sicurezza. Chi si merita tutta questa attenzione? L'eurodeputato Mara BIZZOTTO, che gli Indiana JONES del mio blog ricorderanno nelle immagini di uno dei primi post (vd. precedente 07/01 e qui il suo profilo ufficiale).
uscita dalla chiesa al matrimonio di Mara
Dopo aver raccolto pareri piccati dei commercianti sulla via delle spese (d'altronde in quel mattino c'era poco da lamentarsi ... era una splendida giornata!) e aver valutato lo zelante servizio di polizia (residente dentro le mura costretto a esibire documento di identità per accedere alla sua dimora in rione adiacente; rifornimento di materiale a un cantiere operativo impedito ad ascendere), mi sono avvicinato alla porta della chiesa per assistere allo spettacolo dell'uscita. Valeva la pena. I collezionisti di auto apprezzeranno la magnifica Lancia, gli ignari curiosi cercavano di capire chi giustificasse tanta cautela. Nelle foto non ho colto due chiome subito riconoscibili, ovvero quella fluente e impomatata di Luca ZAIA (più volte presente in questo blog fin da post 07/07) e quella increspata del quasi coetaneo Flavio TOSI, sindaco di Verona. Vivendo e frequentando per lavoro località sommamente romantiche, entrambi hanno avuto modo di gustare uno splendido angolo di Veneto, magari a loro poco noto, come forse ad altri invitati. Posso ripetere la frase spesso stampata sul fondo dei vassoi di pasticceria "Grazie Mara per la preferenza accordataci!". Proprio i locali del centro avranno avuto qualche ospite in più e magari tornerà.
un modo per ricordare Walter
Marostica era mai stata così bloccata? Il centro lo è regolarmente alla fine dell'estate degli anni pari, quando sulle strade che girano attorno alla piazza sono installate le strutture per accogliere gli spettatori della Partita a Scacchi (nel sito dedicato si trova tutto). Si sa, si sopporta, fa parte dello spettacolo. C'è stata recentemente un'occasione particolare in cui Marostica si è completamente fermata per rendere l'estremo saluto a un benemerito e rispettato cittadino, ovvero Walter VIARO, fondatore e grande condottiero di VIMAR (sono evidenti le iniziali? qui tutto sull'azienda). In un pomeriggio di metà di luglio 2008 si formò un folto corteo a seguire la bara dalla camera ardente della sede in viale Vicenza fino alla chiesa parrocchiale, un sommesso clamore che quasi contrastava con la sua vita operosa e silenziosa. Parola di chi ci abitava a fianco.
Molto meno famoso, ma non per questo il decesso ha scosso meno la comunità, era Leonardo RODIGHIERO, giovane atleta [AV] di 18 anni, che si è infilato con la sua Lancia Dedra al di sotto del guard rail sulla tangenziale SS 47 che abbraccia Bassano del Grappa sulla via della Valsugana. Cosa è successo? Non si sa. A volte basta un minimo sbandamento per una piccola distrazione. Dalle immagini delle lamiere accartocciate si può capire che non era rimasto molto da analizzare.
Giornale di Vicenza - 25/06/2011
In questi casi l'eco è enorme, l'improvvisa e traumatica dipartita di Leonardo segue di qualche anno quella più sofferta e prolungata del padre Enrico, mangiato da un tumore. Misteri della fisiologia! Quando un fisico giovane (qualche anno più di me) e sportivo (Enrico praticava sci di fondo e altre attività di endurance) è massacrato dalle proprie stesse cellule impazzite. Come al solito i problemi sono per chi rimane. Penso a una giovane moglie e a quello che è rimasto della famiglia, privata prima di un padre e poi di un figlio. Non sono concetti astratti, sono qui vicino a me.
Non sono andato al funerale, non ci sono riuscito, ma ho partecipato alla veglia di preghiera, con recita del Rosario. Ogni volta mi impressiona l'assemblea, numerosa come sempre in questi casi, quando prende il ritmo quasi unisono fra Ave Maria, Padre Nostro e contemplazioni varie. Forse qualcuno ci ascolta meglio, di sicuro ascoltiamo meglio noi stessi. Il finale è poi dedicato a quel canto lugubre e profondo "io credo risorgerò, questo mio corpo vedrà il Salvatore". Il concilio di Nicea avrebbe potuto fermarsi qui: c'è tutta la fede cristiana.
Sono invece riuscito a partecipare al funerale di Angelo CANTON, amico di famiglia e antico vicino di casa, per meglio dire di pianerottolo, quando quattro famiglie appena formate si trovarono ad abitare fianco a fianco e ad avere figli in rapida sequenza a fine anni 60 - inizio 70. Altri tempi! Le porte degli appartamenti erano sempre aperte e la community era molto reale e poco virtuale. Tanto che si ricostruì anche nelle vacanze in Alpago a fine anni 70 quando da tempo non si abitava più così vicino. Lascio immaginare l'aperta mansarda riempita di otto giovani dai quattro ai dodici anni.
Si può ben capire che Angelo avesse già la sua età, non più giovane, ma non così veneranda come tanti studi geriatrici vorrebbero farci dilatare. Non se l'è portato via la vecchiaia, bensì un diabete sempre più invalidante che l'ha consumato fino a stenderlo su un letto nell'ultimo periodo e lo ha rinchiuso nel suo dolore. Dalla foto si può immaginare l'uomo gaio e solare, sempre pronto alla battuta e ad animare la compagnia, che riusciva comunque a dipingere la vita del colore della maglietta che appare nella foto.
GIORGIONE - Col Tempo
Gallerie dell'Accademia 68x59cm
Post mortem ha messo ancora in difficoltà il parroco Don Franco che si è trovato a commentare nella predica l'insolita lettura dal Vangelo di Giovanni (2, 1-12) su le Nozze di Cana. Quando mai gli era capitato in precedenza? Eppure i figli Maria Teresa, Laura e Giovanni hanno voluto ricordarlo così, gioviale fino in fondo, nonostante un inguaribile tumore gli avesse sottratto l'amatissima moglie Lucia qualche anno addietro.
Il caso più strano che mi è capitato? Non proprio a me, ma al mio amico Michele. Il padre Eugenio era in fase terminale, ma lui ha voluto ugualmente partecipare al matrimonio di Andrea (il parziale resoconto in precedente post 29/08). Ha assistito alla cerimonia in chiesa, è arrivato fino al Castello di Lispida, donde è stato richiamato all'ospedale di Vicenza, dove il padre era spirato. Un particolare che avevo quasi scordato nella scrittura di quel post e che riemerge in questo. In pochi minuti siamo passati dalle congratulazioni per un amico alle condoglianze per un altro.
Come è possibile capire dalle date, non è da ieri che elaboro questi pensieri e raccolgo immagini, che sono state definitivamente liberati dalla morte di Steve JOBS che sembra c'entrare poco. In verità tutto quel che ha ruotato intorno alla scomparsa di Steve mi ha fatto riflettere molto e non riuscirò a trasmettere tutto.
La notizia è uscita dalla radio alle sei, giusto prima di partire a correre, e non mi ha impressionato più di tanto, in quanto sono e siamo circondati da persone tormentate da malattie mortali. L'allagamento è cominciato più tardi quando è montato lo tsunami comunicativo e si sono rincorse le onde informative. Ora sono in grado di vedere cosa è rimasto dopo che le acque si sono ritirate.
Mi fa impressione verificare come a distanza di una settimana il sito http://www.apple.com/ sia ancora avvolto dal sudario di Steve. Quanto ci vorrà per elaborare il lutto e riprendere la normale operatività? La pagina ha tutta l'essenzialità di un cimitero militare: bianco/nero, nome/cognome, anno di nascita/morte. Serve qualcosa di più? Non saresti in quella pagina se non conoscessi già Steve, dove trovi le sue invenzioni a fargli da corona nel menù sopra la testa.
Apple si fa bastare le quattro righe che tratteggiano la sua grandezza, quattro righe che non ho visto dedicate altrove a simili condottieri. Un amico mi ha segnalato un commento di Beppe SEVERGNINI sul Corriere "Addio Steve, ingegnere dei nostri sogni / Qualcuno dice che non ci hai lasciato, ti sei soltanto trasferito sulle nuvole". Chi ama Beppe si ritroverà piacevolmente nelle sue argomentazioni. Di lì sono saltato a Massimo GAGGI "Pifferaio magico. E spietato / Simbolo del sogno americano, ne aveva i pregi e i difetti: genio visionario, ma anche imprenditore duro e spietato". L'ovazione non può essere corale e ogni cronista deve rappresentare una faccia del prisma, ma il messaggio più spesso citato era stato scritto da Steve stesso sei anni prima e stava quiesciente negli archivi di YouTube, in casa del nemico Google.
Quanti lo hanno visto? Quasi tutti. Quanti lo hanno ben guardato, considerando che tanta parte della comunicazione è non verbale? Dura solo un quarto d'ora, il tempo normalmente concesso a un laureando per esporre la tesi. Tanto gli è stato sufficiente per riassumere la sua vita.
GIORGIONE - Giovanni BORGHERINI e il suo Maestro
46,5x59cm - lezione di coaching dal Rinascimento
NON VALET INGENIUM NISI FACTA VALEBUNT
Quanti lo stanno applicando? Un uomo da tutti considerato "potente" e che si definisce comunque "fortunato" racconta le sue debolezze, fin dal suo concepimento, di come si siano trasformate in certezze e punti di forza. Concordo con Livio SGARBI che sottolinea "Mi piace ricordare Steve JOBS per quel suo straordinario e memorabile discorso motivazionale ai neo laureati della Stanford University. Dal mio punto di vista, una lezione di life e business coaching strepitosa." (ecco il link al post). Anche Mirco GASPAROTTO ci aveva chiesto similmente "un'operazione un po' macabra" durante la presentazione di tre mesi fa (vd. precedente post 07/07): "provate a scrivere il vostro elogio funebre ... cosa vorreste si dicesse di voi?". Steve lo aveva già fatto, era lì a portata di tutti, ma forse nessuno osava guardarlo. Nonostante sperasse gli fosse concesso più tempo, la bomba nel suo corpo era innescata e il timer ticchettava inesorabile.
Campus di Stanford, Palo Alto CA - novembre 2000; la pista dove ogni inizio maggio si corre veloce in lontananza lo stadio del football dove Steve JOBS ha tenuto il discorso ai laureati del 2005
perché STANFORD è costosa? http://www.flotrack.org/video/194833-Stanford-University-3-Minute-Tour
Non è difficile trovare tante parole. I quotidiani da giorni hanno altre notizie, i settimanali sono già usciti sul pezzo, poi rimarranno i mensili a celebrare uno dei riferimenti massimi del nostro tempo. Eppure il miglior commento è arrivato rapidamente, a poche ore dalla morte di Steve ed è stato scritto da Seth GODIN nel suo blog meritando più di 1000 retweet. Riporto integralmente "A Eulogy of Action".
libreria La Sfinge, adiacente alla Chiesa di S. Antonio a fine settembre il presagio della scomparsa ...
... non sarebbe meglio "agire come Steve JOBS"?
I can't compose a proper eulogy for Steve Jobs. There's too much to say, too many capable of saying it better than I ever could. It's one thing to miss someone, to feel a void when they're gone. It's another to do something with their legacy, to honor them through your actions. Steve devoted his professional life to giving us (you, me and a billion other people) the most powerful device ever available to an ordinary person. Everything in our world is different because of the device you're reading this on. What are we going to do with it?
Leggo un commento pragmatico su di un uomo pragmatico, in un linguaggio semplice e diretto, inusuale per le quotidiane contorsioni di Seth. Che cosa ne faremo?
Uno dei miglior tributi che si può guardare/ascoltare è quello del Trio Medusa che ha remixato il discorso sulla base sonora di "With or Without You" degli U2 (vd. link @ kataweb), addensando e dilatando 14 minuti in 4. Che cosa ne faremo?
Chiesa della Madonna del Ciclista
salita della Rosina, Marostica
(vd. post 26/04/2011)
Durante la Settimana Santa ho ascoltato diverse persone, anche poco religiose, dichiarare di aver portato avanti con soddisfazione il proprio "fioretto" quaresimale, che spesso assume varie forme di astinenza da caffé, alcolici, fumo, PC, TV. Mi sono sentito inadeguato in quanto non avevo da presentare il mio. In verità stavo coltivandone uno molto impegnativo e che dovrò prolungare per altrettanto tempo ... "non correre".
Ecco spiegato il titolo che riprende il carnevalesco del post 20/02, ultimo scampolo di illusione prima di abbracciare l'artroscopia di inizio marzo (vd. post anticipazione 01/03 e resoconto 04/03). La decisione era stata presa giusto dopo il mercoledì delle Ceneri, inizio ufficiale di Quaresima.
È un mese che non lascio aggiornamenti sulla mia situazione fisica (vd. post 10/03), trovando argomenti molto più interessanti dell'evoluzione della mia salute articolare. Solo ora mi rendo conto di quanto questa infiammazione localizzata avesse precedentemente influenzato anche la sensazione di benessere generale. Ogni tanto mi dimentico che un granuloma ai denti ha forse contribuito a tagliare la mia carriera, quasi vent'anni fa. Incidente ormai in prescrizione.
con Marco FILIPPI e Stefano FURLANI
alla StraVicenza GdV 19/03 pag.50
Devo essermi spiegato male finora perché molti non hanno capito la mia situazione, alcuni dei quali mi hanno visto patire per mesi, hanno visto le ferite sul ginocchio e sanno quanto tempo ci vuole per la ristrutturazione delle cartilagini. "Non corri oggi?" diventa un saluto affettuoso, quasi un invito a farmi scendere dalla bici e a far girare le gambe a diretto contatto con il suolo. Ancora tanta pazienza, senza avere certezza del risultato.
Continua la mia fisioterapia autodidatta: ben istruita da referenti molto competenti ed eseguita in autonomia. Proprio come sette anni fa per i tendini di Achille. Allora facevo quasi ridere i giovani al campo di Tezze sul Brenta che mi guardavano e silenziosamente esprimevano il loro stupore "cosa fa quello lì!?". Semplici esercizi di rieducazione articolare per riappropriarmi della funzionalità delle caviglie. Per lo più a piedi nudi.
Ho ripreso in mano la bicicletta che funziona da quotidiana medicina, amara come un caffè senza zucchero, e ci sto prendendo gusto. Come per il caffè senza zucchero. Allungo i percorsi e guardo la campagna intorno, salgo sulle colline e guardo la campagna dall'alto, sempre ai piedi della pedemontana vicentina.
Gianni BUGNO, Steven ROOKS e Miguel INDURAIN
Campionati del Mondo di Stoccarda 1991
Non sono bravo a stare in sella, anzi, e non mi concederò il tempo per fare la pratica necessaria. Non sono diventato ciclista quasi venti anni fa, quando mi sono regalato la bici che poi per scarso utilizzo ho venduto a un amico. Non lo diventerò adesso.
A volte sulla strada guardo l'ombra sotto di me e vedo il bacino ben piantato che vorrebbe ricordarmi quello di Gianni BUGNO (vd. post 15/03). La schiena ben ricurva, la frequenza di pedalata (e l'altezza) mi avvicinano più a Miguel INDURAIN nelle tappe di montagna, quando si salvava le gambe in attesa delle crono.
Ricevo sostegno anche dall'odierna pillola di Seth GODIN (vd. suo post 11/04)
Don't give up (you're on the right track)
la bici di Johan MUSEEUW alla Parigi-Roubaix 1994
le sospensioni sembravano la soluzione al pavé
(divagazioni tecniche anni '90, poi rientrate)
Wrestling with a puzzle, a project or a problem, the likeliest reason to give up is the belief that it can't be done. What's the point of persevering if it's actually impossible to succeed? "It can't be done," we say, throwing up our hands. Not "I can't do it," or "It's not worth my time," but "It can't be done." In the year after Roger Bannister broke the 4 minute mile, the record was broken again and again. Once people realized it could be done, it wasn't an impossible task any longer. And that's why there's a flood of tablets on the market, many from companies that had what they needed to build the first one, but didn't until Apple showed them the way. Two things you might take away from this: First, there's solace in finding someone who has done it before, whatever "it" is you're trying to do. Knowing that it's possible and studying how it was done can't help but increase the chances you'll stick it out. Second: huge value accrues to the few able to actually do a thing for the very first time.
"a tutti gli increduli: il mio ginocchio sta bene, grazie!"
Come promesso alla fine del post 01/04 eccomi a parlare del ginocchio sinistro di Johan MUSEEUW, distrutto in una caduta sul pavé nella Parigi-Roubaix del 1998, una settimana dopo aver vinto il Giro delle Fiandre. Rischiò di perdere la gamba a causa di un'infezione. La ripresa fu molto dura e due anni dopo ebbe l'onore di alzarla al cielo sul traguardo vittorioso della stessa Parigi-Roubaix, la seconda. Poi ebbe in premio un terzo blocchetto di pavé nel 2002 e gli stava per riuscire il poker nel 2004: già in fuga, da solo, ci pensò una foratura a fermarlo ... Era un atleta senza paura. Mi ricordo quando nel 1994 provò a tenere le ruote di uno scatenato Andrej TCHMIL e pur di non perdere la scia saltò in unica soluzione uno spartitraffico che l'allora ucraino andò ad aggirare. L'appuntamento con la vittoria era solo rimandato di un paio di anni.
Sostituisco l'eterea e sempiterna Oxygènedi Jean Michel JARRE (da utilizzare in futuro, magari nei prossimi allenamenti in altura ...) con la più calzante On The Road Again dei Rockets (testo @lyricskeeper.it).
Troppo Pop of the Pops? Eppure i Rockets formavano un gruppo vero e passavano regolarmente anche vicino a casa mia, a Cittadella, con il loro spettacolo galactico. Dai racconti degli amici più grandi emergevano la grande suggestione dei giochi di luce assieme a interpretazioni particolari, come i lunghi assoli di batteria. Neanche fossero stati i Genesis!
Non arriverà ai 2 miliardi di visualizzazioni come PSY - un po' troppo statico JSB - ma il suo inglese pacato si fa capire molto bene e da pochi giorni (+20k click) ...
It's not the art, it's what the art does. I am so grateful to all my friends who have made the decision to enhance their work spaces with my art. It is an artists dream that 'important' things like business can be influenced by their art. Lots of executives now know that surrounding their teams with my thoughtful messages does change their business outcomes. The idea of humans articulate their culture through art is not a new idea. Religious art has done this since the beginning. The new development is that I am being told that my work is so powerful in impacting the atmosphere of offices. Sorry, for going on about this, but we've just achieved our 4,000 gapingvoid art client, and I and the team are so grateful for the connection that has come around my work. Godspeed.
È stata sufficiente la citazione "Hugh MacLeod is a genius" ...
L'ho comprato per ringraziare l'editore e una bella passeggiata nel suo negozio di Asiago, perché cercavo l'autografo sul libro che avevo visto e già guardato ...
A year ago today, do you remember where you stood? Last year about this time, I was lying on the couch, having ripped my hamstring with a loud pop while working out early in the morning. But that's not the sort of 'stand' that I'm talking about. Are you more trusted? More skilled? More connected to people who care about your work? How many people would miss your work if you stopped contributing it? New Year's resolutions rarely work, because good intentions don't often survive a collision with reality. But an inventory is a helpful tool, a way to keep track of what you're building. Drip by drip ...
W la cooperazione! Se un suggerimento arriva da una parte, da un'altra può arrivare un aiuto. Basta chiedere! Andrea RIGO mi spedisce una mail in cui mi chiede un'opinione su un'articolo apparso nella rivista INTERNAZIONALE. L'imprecisa scansione grafica B/N delle quattro pagine mi impegna abbastanza. Esisterà un formato migliore per condividere l'informazione? So che un suo omonimo legge regolarmente la rivista, o almeno lo presumo, in quanto vedo spesso copie nel raccoglitore dei giornali. Chiedo: "hai ancora in casa il nr.927 del 08/12/2011?". Andrea fa di meglio e mi allega in risposta il pdf pulito da cui estraggo le quattro immagini inserite nel post. Ora molto più leggibili, perché sono quattro pagine fitte: circa 20'000 battute. Tante se si cerca di capire cosa sta scritto.
Onore al merito di avere tanta pubblicazione su giornali prestigiosi! Infatti l'articolo originale è uscito su New York Times Magazine e Christopher McDougall ha fatto anche di meglio, scrivendo un libro intero sull'argomento "Born to Run: A Hidden Tribe, Superathletes, and the Greatest Race the World Has Never Seen" (2009 vd. @amazon.it), di cui sono già girate le recensioni nelle riviste specializzate di corsa. Le stesse considerazioni qui appaiono in altro ambiente, rivolte ad altro pubblico e sembrano quasi diverse.
Internazionale 927 - pag.57
Per chi ha già preso paura della lunghezza del testo, offro subito una gustosa e interessante alternativa: un bel video dell'originale Christopher! E per saperlo bisogna leggere fino all'ultima riga dell'ultima pagina in cui si trova un indirizzo breve intern.az/tKh4mj. Fantastico! Un quarto d'ora su un palcoscenico di TED. Me lo guardo volentieri, tutto intento a capire quanto più riesco in lingua inglese d'oltreoceano ... my listening is down, down, down! Tanto concentrato sullo schermo, mi accorgo solo alla fine che dal menù a tendina "31 languages [Off]" è sufficiente selezionare "Italian" per far apparire i sottotitoli. Per chi volesse raggiungere la fonte originale, ecco il link diretto nel sito TED in cui è disponibile anche la trascrizione completa nel menù a tendina "Interactive Transcript".
Christopher McDougall esplora i misteri del desiderio di correre dell'uomo. Ecco la presentazione, come la corsa ha aiutato i primi uomini a sopravvivere e cosa spinge i nostri antichi antenati a spronarci oggi! Al TEDxPennQuarter McDougall ci racconta la storia della maratoneta dal cuore d'oro, l'improbabile ultra-runner e la tribù nascosta messicana che corre per vivere.
Internazionale 927 - pag.58
Qui il suo sito e il suo profilo @TED.com ... ma cos'è TED? A quale pubblico Christopher parlava? Scopriamolo dalle parole di una delle sue anime, direttamente dal blog di Seth GODIN (vd. post 13/01/2012)
The TED imperatives
1. Be interested. 2. Be generous. 3. Be interesting. 4. Connect.
In that order. If all you can do is repeat cocktail party banalities about yourself, don't come. If all you're hoping for is to get more than you give, the annual event is not worth your time. If you're not confident enough to share what you're afraid of and what's not working, you're cheating yourself (and us).
These aren't just principles for TED, of course. They're valid guidelines for any time you choose to stop hiding and step out into the world. It would be fabulous if people who were willing to commit to these four simple ideas had a special hat or a pin they could wear. Then we wouldn't have to waste our time while looking for those who care about their work and those around them.
Internazionale 927 - pag.59
[TED is a conference that started small, got big and then spawned more than a thousand local versions. Mostly, it's a culture of connecting interesting ideas and the people who have the guts to share them. Sometimes people at TED even follow these imperatives].
Ora è chiaro il contesto in cui inquadrare il racconto. Christopher pensa si avere qualcosa di interessante da dire e lo racconta in modo interessante. Magari riuscissi a esprimermi come lui! Ieri sera in televisione ho fatto ben magra figura rispetto allo show messo in piedi da lui. Tutto da guardare! Solo parole e buona postura: niente musica, niente immagini, niente scenografia. Di sicuro lo scritto è più ricco di informazione, ma il discorso è più fruibile, soprattutto per la fantasiosa interpretazione di un reale risultato sportivo citato nei primi tre minuti (vd. prime 10 donne arrivate alla maratona di NYC 2009 @results.htm). Gli altri dodici minuti sono in discesa fra i racconti storici e attuali della tribù Tarahumara e le ricostruzioni di archeologia sperimentale. Sono forti sti americani! Forse tanto bravi da convincermi che Gesù Cristo è morto di freddo.
Siamo arrivati alla fine dell'inserimento delle quattro pagine. Digeribili? Vediamo quanto: qualcuno ha provato a eseguire l'esercizio di Walter George? Più o meno avevo capito, ma poi ho cercato e ho trovato un video. Questo è fra i migliori, comprensivo di didascalie.
Qualcosa di più? Meglio ambientato? Ecco un originale di Mark Cucuzzella, il medico citato da Christopher McDougall.
Qualcosa di più? Più coinvolgente? Forse sono un po' sordo, ma nel mondo del running avrei dovuto sentire urlare forte "sono infortunato nero e tutto questo non lo accetterò più!". Come nel film Quinto Potere. E magari poi vedere volare scarpe dalle finestre.
Qualcosa di più? Più poetico? Quasi come il sussurro di Madonna quando anticipa che "ho una storia da raccontare ..." e poi tante altre cose fino a "... raccontare il segreto che ho imparato fino ad allora, avrò ancora un'altra occasione?" (testo completo @azlyrics.com)
Finora circa cinquemila battute per dire poco di mio: tante suggestioni, poca sostanza. Cercherò di sviluppare un altro post a breve, anche se non ho molto da dire in più di quello che si legge nella foto qui sotto: un uomo solo al comando, come quattro anni prima.
Abebe BIKILA - arrivo della maratona
Olimpiadi di Tokyo 1964
Al posto del numero [11] indossa il pettorale [17], stavolta con le calzature ai piedi. Guadagna tre minuti rispetto alla vittoria precedente, e sigla il nuovo record del mondo, un tempo tuttora onorevole nella manifestazioni globali. Arriva nella pista dello stadio olimpico, meno romantico dell'Arco di Costantino, fra Fori Imperiali e Colosseo sul far della sera.
Ne avevo già accennato nel post 09/04/2011, quarta e ultima puntata della serie "una generazione di giovani coraggiosi", ben riempito di tante informazioni pertinenti all'argomento, compreso lo stupendo video con Percy CERUTTY in cui lui e i suoi atleti corrono beatamente scalzi: non ci sono problemi sulla giusta superficie, mantenendo la buona abitudine. Poi in gara Herbert ELLIOT non si vergognava a calzare le scarpe chiodate per avere la massima spinta (vd. il video nel post 08/03/2011).
In un successivo post 26/08/2011 ho avuto occasione di parlare di Arthur LYDIARD in riferimento al libro da poco acquistato e anche lui se la prendeva con le scarpe moderne che lasciano poco spazio al naturale movimento del piede e alle fisiologiche compensazioni. Nell'ultimo paragrafo c'è il link a due fantastici video. Da verificare cosa calzava Peter SNELL, un ottocentista massiccio che nel periodo di preparazione generale correva 100 miglia a settimana. Tanti altri suggerimenti nel video della maratona olimpica di Tokyo 1964.
Citazioni troppo antiche? Quando cominciò la deriva? Verso la metà degli anni '80 quando furono introdotte le calzature con importante sostegno mediale e forme dritte nel mesopiede. Servono davvero nella corsa? Di sicuro a sedentari sovrappeso col piede appiattito che si avvicinano alla corsa. Non è forse il caso di educare la muscolatura intrinseca/estrinseca e le articolazioni del piede? Semplici esercizi noiosi che non abbisognano di grandi attrezzature. Perché delegare completamente alla scarpa e magari a un plantare il controllo del movimento del piede?