sabato 11 febbraio 2012

A piedi rialzati - Suzy FAVOR HAMILTON

Suzy FAVOR HAMILTON vince Stiletto Dash 2011
Celebrity Division (qui tutte le foto @competitor.com)
Ho finito il precedente post 06/02 con una nota geometrica su Lady Gaga e l'utilizzo furbo del tacco per recuperare quei centimetri non concessi dalla crescita. C'è chi utilizza lo stesso dispositivo per inventarsi qualcosa di strambo per uno show a sfondo atletico, molto fashion e magari rievocativo.

Ho già parlato della Rock'n'Roll Las Vegas Marathon & 1/2 (vd. post 01/12/2011), curando gli aspetti charity e organizzativo per una gara che esalta l'unicità della luminosa proposta. Avevo citato solo fra i commenti un evento particolare che si corre il giorno precedente all'interno di The Palazzo che si presenta così "No room to hide. We're all suite. A five diamond Las Vegas hotel" (vd. sito). Un posto non per tutti (per dormirci), ma aperto a molti (per divertirsi) ... facciamo una gara di corsa sui tacchi? Modello stiletto, alto almeno 8cm (3 pollici per la precisione), costo di iscrizione 100$, premio per i vincitori 5'000$ ... tutti i particolari nel programma completo (vd. link).

Stiletto Dash @competitor.com
Perché tornare a un post di un paio di mesi fa? Intanto per il contrasto con il precedente post 06/02 e poi perché mi è tornata sott'occhio una storia che allora mi ero perso, un'amatissima atleta che è tornata in vetrina per l'occasione. Chi seguiva l'atletica internazionale a cavallo del 2000 si ricorda perfettamente Suzy FAVOR HAMILTON, tanto carina da fare ombra ai suoi buoni risultati agonistici (vd. scheda @iaaf) e a un eccezionale curriculum nazionale che allora non aveva riflettori abbastanza potenti per essere visibile fin dall'Europa. Siamo nati a pochi giorni di distanza (io 22/07, lei 08/08/1968) e lei ha avuto molta più pazienza di me, raggiungendo la piena maturazione verso i 32 anni quando infilò record personali e buone vittorie che la ponevano tra le favorite sui 1'500m alle Olimpiadi autunnali di Sidney. Notare la sequenza in discesa nell'anno 2000

Suzy nel suo giovanile splendore
quando le donne correvano in canotta
18/03 15'06"48 / 5'000m
06/05 8'46"16 / 3'000m
28/07 3'57"40 / 1'500m a Oslo
01/08 1'58"10 / 800m a Stoccolma
ottimi tempi accompagnati da diverse volate vincenti. come quelle di Morgan UCENY dell'estate scorsa. Ormai sembrava pronta per affrontare la massima arena ... ecco l'abstract del 20/12/2011 @runnersworld.com dall'intervista completa del 11/12/2011 @flotrack.org (inglese potabile)

Suzy Favor Hamilton was a three-time U.S. Olympian who seemed in a position for a medal with 100 meters left in the 1500-meter final at the 2000 Sydney Games. At that point she fell, for reasons that were later stated to be primarily psychological. "I had so much pressure on me to win that event," she recalls. There had been a recent family tragedy, and "I felt like running this race would basically take the pain away from my family if I won," she tells us. Favor Hamilton, who also felt the heavy expectations of her sponsor and "the state of Wisconsin," later sought help from a sports psychologist and now realizes, "I'm in control of my own destiny. I can put the world on my shoulders or not. And I've chosen not to."

Suzy e altre partecipanti sul tappeto rosso
Non le riuscì il colpo della compatriota Jenny SIMPSON sulla stessa distanza ai recenti Mondiali di Daegu (vd. scheda @iaaf), quando si aprì un'autostrada per la vittoria (vd. un'intervista recente @runnersworld.com). Ecco la combinazione vincente anche quando non si è i favoriti: trovarsi nella gara giusta, nella posizione giusta, nella condizione giusta, con gli avversari giusti! Alla fine resta la medaglia d'oro e tante storie da raccontare.

Anche quando si perde resta molto da raccontare, soprattutto quando i riflettori restano puntati addosso. Poi la carriera finisce, pur senza dichiararlo, e Suzy ha altro da fare nella vita e tanta voglia di maternità. Passano gli anni, non la memoria e anche un evento così estemporaneo come la Stiletto Dash fa riaprire i capitoli della sua carriera, tanto precoce quanto lunga, costellata di infortuni e di riprese, segnata anche dai disordini alimentari che tanto preoccupano l'America contemporanea (vd. intervista 07/02 @competitor.com).

Cosa vedo oggi? Una bella donna, decisa, sicura, soddisfatta che si mette volentieri in mostra, ora come allora. Fa parte dei suoi attuali ruoli di agente immobiliare e di motivatrice. Non c'è più bisogno del controllo del peso di un tempo, quando ogni etto in più avrebbe potuto appesantire le prestazioni. Eccola in bella compagnia fra le copertine di Track & Field News nel 1990 e nel 1991, quando era la fidanzatina d'America e posava anche per servizi di moda e in costume.

lunedì 6 febbraio 2012

A piedi quasi nudi

Abebe BIKILA in divisa olimpica Roma 1960
Dopo tanto parlare dei piedi altrui (vd. post 20/01 e 24/01), parlo anche dei miei. A dire il vero avevo già fatto un'ampia disquisizione nel post 19/10/2011, estendendo l'argomento dalla scelta delle scarpe in vista della maratona di NYC, con una foto dei piedi in pole position. Mi ero concentrato sull'articolazione più vicina, ovvero la caviglia, con divagazione fino alle estremità. Da sempre ho avuto molta attenzione per i piedi perché - come mi è stato insegnato - tutti movimenti di traslazione passano di là, il nostro contatto con la terra, in tutte le specialità dell'atletica leggera. Certo, nelle specialità di fondo e nella maratona non c'è la rapidità e l'espressione di forza che abbiamo nella velocità, negli ostacoli, nei salti, nei lanci, nella marcia. Non di meno, tanto controllo del gesto tecnico passa per i piedi.

Ad acuire la mia sensibilità per le estremità degli arti inferiori c'è stata l'operazione ai tendini di Achille del 06/05/2005 (un giorno in ritardo rispetto al programmato giovedì 05/05/05), semplice scarificazione bilaterale e contemporanea, che mi ha costretto a riappropriarmi della più importante struttura di trasmissione della spinta. La riorganizzazione del tessuto connettivo - quasi ucciso da infiltrazioni e laser utilizzati nel decennio a cavallo degli anni '90 - mi ha permesso di riprendere parte dell'elasticità che fino a prima gravava sui muscoli del polpaccio. Tutta la ginnastica propriocettiva e funzionale svolta nei mesi successivi all'operazione è stata la base per la ripresa dell'attività agonistica. Risultato non scontato!

Discovery Run in Kenya
Cosa mi resta oggi? La continua attenzione verso una zona che fu molto sofferente, l'esecuzione di esercizi di mobilità e potenziamento (in carico e scarico, con elastici e a piede libero, da fermo o in avanzamento, ...) per lo più in casa. Uno degli attrezzi a cui sono rimasto più affezionato è la funicella, con cui riesco a girare abbastanza rapido e con soddisfazione. Utilizzo una versione in gomma dura, più veloce di quella in corda. Così sono anche molto preciso con i tempi degli appoggi, perché fa molto male quando sbatte sulle punta delle dita.

Spesso per casa giro proprio così, a piedi nudi, perché sono fortunato ad avere molto pavimento in legno. Ogni tanto mi rimbomba il consiglio "porta almeno le ciabatte così scarichi le articolazioni che iniziano a essere artrosiche" e mi ricordo di proteggermi. Rimane una grande soddisfazione il contatto piede-legno, quasi come quello piede-sabbia nei brevi periodi in cui vado al mare (vd. post 21/06/2011). Per il resto del tempo, quando decenza e temperatura lo consentono, utilizzo i sandali (vd. foto iniziale post 20/09/2011), spesso oggetto di critiche estetiche.

WXCCh 1986 Neuchatel SUI
Zola BUDD vincente
e pentita di aver corso a piedi scalzi
Come lo sono i modelli Free che utilizzo dal 2007, quando ebbi modo di provare e acquistare a NYC in occasione delle maratone. Noto che Nike ha estremizzato la sua proposta (vd. @NikeUSA), eliminando la versione 7.0 e la EveryDay che, con una ragionevole limitazione chilometrica, possono essere calzate anche tutto il giorno. Per camminarci. E per correrci? Grande cautela! Mi è capitato di utilizzare la 7.0 e non ho avuto controindicazioni, ma sconsiglio l'uso continuativo e prolungato delle Free. Soprattutto adesso che sono a disposizione solo le versioni 3.0 e 5.0. A novembre scorso non ho resistito all'ingresso dell'Expo, così dopo tre modelli Nike ho acquistato una Asics 33 nella versione Blur. È una declinazione free-non-così-free che si fa portare volentieri, come le Nike che sono più disarticolate, sempre ben sostenute e con dislivello antero-posteriore riposante. Poco a che fare con la definizione "minimalista" della categoria A0.

Girando e rigirando nella memoria mi è apparsa Zola BUDD, una delle ultime grandi atlete che hanno corso e vinto a piedi scalzi. Ecco l'estratto di un'intervista che si trova completa @runnerslife. Corre ancora molto forte ed è arrivata seconda nella prova di corsa campestre (classifica complessiva e di categoria W45) ai recenti campionati del mondo di Sacramento @WMA.

17/07/1984 stessa curiosità per i piedi di Zola
come allora per quelli di Abebe (vd. link)
You won the World Cross again in 1986, how do the two races compare?
I ran barefoot in the mud and it was a big mistake because I could not get enough grip. Luckily there were some spots that I could make up ground.  It was good to win it again, although there was more pressure second time.

As well as winning titles you were also famous for mainly training/racing barefoot, how did you start doing that?
At school my coach did not want us to go out on the road by ourselves so we did most of our distance work in the form of intervals on the grass and we all ran barefoot. When I was on the road I always ran with shoes. In SA it is not only normal but kids are encouraged to go barefoot because it is medically accepted that it is better for the development of a kids feet to go barefoot.

Olimpiadi LA 1984 3000m, prima che Mary DECKER
inciampasse su Zola BUDD - Maricica PUICA vincente
What are your feelings on barefoot running now?
I'd still prefer to race barefoot on the track and grass. On the road there are some great shoes on the market which simulates barefoot running. I still believe if you approach barefoot running conservatively and pick the surfaces on which you run carefully, it enhances your running form and performance.

Tre rapide notizie dal week end appena trascorso (foto nei link!)
[1] @iaaf Mathew KISORIO (già segnalato nel post 31/10/2011) è tornato a vincere una bella mezza maratona a Marugame JAP e ho scoperto che correrà la maratona di Boston. Un pensiero in più per Geoffrey MUTAI! Qui la lista completa dei top runner by David MONTI (aggiornamento 09/02).
[2] @iaaf Mai visto! Volatone alla maratona di Hong Kong con i primi quattro in due secondi.
[3] @iaaf @foroatletismo CASTILLEJO batte Patrick MAKAU nella mezza di Granollers SPA.


Lady GAGA al Festival di Sanremo!?! Ecco le richieste del fenomeno pop del momento (vd. @mtv.it)

Tanto per iniziare, pretende un cachet di 500mila euro - più una serie di spese aggiuntive - e la possibilità di pernottare in una delle ville palladiane di Vicenza. Inoltre, essendo stata informata del fatto che tra Sanremo e Vicenza ci sono circa 470 chilometri di distanza, l'intereprete di "Marry The Night" ha anche chiesto alla Rai un elicottero per arrivare all'Ariston velocemente.

La soluzione logistica migliorativa è nella disponibilità di Renzo ROSSO: villa palladiana con vista su ponte palladiano a Bassano del Grappa ed elicottero personale per tutta la 'Haus of Gaga'. Basterà una twittata fra i due? Purché LG riconosca RR fra i suoi 19'000'000 di follower. Cosa ci possiamo fare? Lei continua a ripeterci che è "nata così" (vd. testo @azlyrics). Senza scarpe, come tutti. Poi lei ci ha messo tanto tacco per supplire a una statura non generosa.

mercoledì 1 febbraio 2012

Questione di Stile (2) - maratona e campestre

Alberto COVA 2 - Mondiali Helsinki 1983
Non poteva limitarsi a un unico post perché Alberto COVA è il cardine di riferimento di tanta storia della corsa di fondo. Se l'intervista di Alessandro DELL'ORTO (ecco l'articolo @libero) deve stare in una pagina di giornale (apertura, approfondimento, divagazioni, curiosità, chiusura) e deve scegliere una sola foto, le mie considerazioni possono spaziare molto di più e trovare un'immagine per ogni vittoria. Mi concedo solo due espansioni: maratona e cross, sempre uniti!

Comincio da un avvenimento completamente scartato dal precedente post 30/01, ovvero il Campionato Italiano di Maratona del 02/05/1982, dove Alberto passeggiò per 30km col gruppo di testa. Doveva essere un semplice test di resistenza, un assaggio della distanza verso cui avrebbe potuto approdare a breve, un modo per affiancare i compagni di allenamento. Si concluse quindi nei modi previsti, fermandosi a tre quarti di gara, in quanto non era stata preparata l'intera distanza, fra un'impegnativa stagione di cross (fino al settimo posto ai Campionati del Mondo già citati, vd. @en.wikipedia) e la lunga stagione su pista che lo avrebbe portato all'oro europeo. Tre anni più tardi Alberto comincerà a strutturare la sua programmazione verso la massima distanza olimpica, ma non avrà mai gli esiti sperati, pur essendoci tutti i presupposti tecnici e psicologici.

Sull'argomento "Campionato Italiano di Maratona del 02/05/1982" ho trovato un bel paragrafo all'interno di un libro disponibile on line "La Corsa su Strada a Ferrara" (vd. link pagg.30-32) e nella seguente pag.34 ci sono i risultati che riporto in forma completa.

Alberto COVA 1 - Europei Atene 1982
01. Giuseppe Gerbi CUS Torino 2:11:25
02. Massimo Magnani CUS Ferrara 2:11:28
03. Michelangelo Arena Fiamme Gialle 2:15:07
04. Antonio Erotavo Fiat Bari 2:16:53
05. Vito Basiliana CUS Ferrara 2:16:53
06. Giuseppe Moretti Riccardi Milano 2:17:10
07. Sergio Gandaglia S. Rocchino Brescia 2:17:27
08. Paolo Accaputo Fiamme Gialle 2:18:39
09. Alessandro Rastello Lana Gatto Torino 2:19:12
10. Leandro Sgrò EnervitMarathon Varese 2:19:21
11. Claudio Simi Orecchiella Garfagnana 2:19:52
12. Giuseppe Pambianchi CUS Ferrara 2:20:16
13. Massimo Franchi Coop 2001 Roma 2:20:23
14. Renzo Gorini Pro Patria Milano 2:20:59
15. Tommaso Baruffo Atletica Verona 2:21:23
16. Domenico Massari Arbema Trofarello 2:21:29
17. Riccardo Mangione Acciaierie d.Sud Napoli 2:21:33
18. Franco Ambrosioni Riccardi Milano 2:21:37
19. Erminio Nicco Utal Pont Donnaz 2:21:40
20. Mario Binato Atletica Verona 2:21:49

Quanto spessore di risultati! Ed era un Campionato Italiano, a partecipazione limitata, 203 partenti. Un evento confrontabile con i Trials USA descritti nel post 17/01 (fino ai commenti). Dovrei riesumare antichi numeri delle riviste Atletica e Atletica Leggera per recuperare testi e foto ... a quanti interesserebbero? Sono passati solo trent'anni!

Alberto COVA 3 - Olimpiadi LA 1984
Nel precedente post 30/01 più volte è stato citato il cross, specialità amatissima da Alberto e tutto il suo gruppo Pro Patria Milano guidato da Giorgio RONDELLI, tanto che era praticata una doppia periodizzazione e una messa in forma specifica, senza rinunciare a qualche passaggio anche nelle indoor. Tutti ci tenevano alle campestri, in particolare alle classifiche a squadre! In testa il presidente Giuseppe MASTROPASQUA! Uno dei suoi più grandi crucci fu la Coppa Europa per Club, dove la squadra italiana trovò per anni la strada sbarrata dallo Sporting Clube de Portugal, dove militavano Fernando MAMEDE e Carlos LOPES, fino a quando nel 1987 si portò la competizione sul percorso casalingo di Clusone (BG), molto meno scorrevole di quelli iberici. Allora si parlò di "appesantimento artificiale del terreno" per rendere ancora più dura la lotta. E la Pro Patria vinse! Ripetendosi poi nell'anno successivo, senza che ci fossero ancora i sintomi per lo sfascio post olimpico di Seul.

È la stessa manifestazione per la quale sono stati disertati da molti atleti i Campionati Italiani di Corsa Campestre di domenica scorsaValsugana (TN): la squadra maschile delle Fiamme Gialle e quella femminile dell'Esercito sono state quasi del tutto assenti per consentire il miglior avvicinamento degli atleti all'appuntamento europeo di grande prestigio @ Castellon ESP. Chi fa il calendario italiano non ricorda quale cross c'è a inizio febbraio? Eppure l'anno scorso era in Italia, ospitato sui prati di San Vittore Olona (MI). Mi ha fatto piacere leggere nel numero 327 di CORRERE (gennaio 2012 - pag.111) che il trofeo più caro al presidente del G.S. Gabbi è proprio quello ottenuto sul podio della Coppa Europa del 1995. Da allora ancora per qualche anno l'atletica civile ha rappresentato l'Italia nell'attività continentale.

CdS Regionale a Settimo di Pescantina (VR) - fasi iniziali Cross Lungo (ph. Claudio ARDUINI)

Domenica ritorna il cross veneto sui prati di Settimo Pescantina (VR) in riva all'Adige. Pubblico le foto 2011 finalmente ricevute da Claudio ARDUINI in memoria di quella che potrebbe essere stato la mia ultima corsa campestre. C'è chi continua a ripetermi che le mie articolazioni non sono più adeguate alle sollecitazioni violente del terreno e delle pendenze. Io ascolto e non ci credo: sono sicuro che in altro stato di salute avrei subìto il richiamo. E magari sarei tornato a correre sulla neve ghiacciata, come nel 2009 (vd. post 06/02/2011).


Maratona e campestre, campestre e maratona ... si possono combinare alla grande (vd. post 22/03/2011)! Lascio una canzone giovane, non molto recente dei Linkin Park dove convivono e trovano spazio due vocalist come Chester BENNINGTON e Mike SHINODA che si sfogano alla grande "In The End" (Hybrid Theory, 2000 - vd. testo @azlyrics). Ecco il gran finale.

primi passaggi Cross Pescantina 2011
(ph. Claudio ARDUINI)
I've put my trust in you
Pushed as far as I can go
For all this
There’s only one thing you should know

I tried so hard
And got so far
But in the end
It doesn’t even matter

I had to fall
To lose it all
But in the end
It doesn’t even matter

lunedì 30 gennaio 2012

Questione di Stile - Alberto COVA

Libero 29/01/2012 pag.37
Ormai smisto info: ricevo, elaboro, invio. Mi è stato recapitato il quotidiano Libero di domenica scorsa, già aperto e ripiegato su pagina 37 (vd. link), dove ritrovo Alberto COVA fra i Soggetti Smarriti, rubrica di Alessandro DELL'ORTO (chi mi fa avere un buon pdf? sostituisco volentieri questa orrida scansione). È un bell'esempio di come un campione assoluto della storia recente sia (ri)presentato al pubblico generico di un giornale politico da un cronista non sportivo. Sintomatico il titolo che invita a leggere l'articolo intero "Ero il re del mezzofondo ma oggi mi batte anche Linus": Pasquale DI MOLFETTA è il termine di paragone per chi corre ... 3h30' sulla maratona sembra essere il confine fra lenti e i veloci. Come sono cambiati i tempi!

L'articolo è un bel mix di presente che recupera il passato in quanto Alberto utilizza la sua storia sportiva come metafora di coaching nel suo attuale lavoro (vd. video @LeaderGroup - dura solo 2'20"), dichiara la sua quasi nausea per la corsa (non è un bel segno di congruenza), fa il riassunto della sua vita post agonistica (mi ero perso la recente separazione), soddisfa tante piccole curiosità dell'intervistatore che forse sono le stesse dell'uomo comune.

Libero 29/01/2012 pag.37
Ho ricordi atletici fin dalle Olimpiadi di Montreal 1976, quando lo zio Luigi cercava di vedere qualcosa in Alpago. Qualcosa di più limpido in quelle successive a Mosca 1980, soprattutto per i 200m di Pietro Paolo MENNEA. Anche allora ero in Alpago, senza i problemi di fuso di quattro anni prima, e avevo già cominciato a interessarmi di atletica. Già l'anno successivo avevo iniziato a capire qualcosa di più e ci fu un buon spettacolo alla Coppa del Mondo di Roma (settembre 1981), città che ospitò nella primavera successiva anche i Campionati del Mondo di Corsa Campestre. Quante belle gare!

Il vero imprinting agonistico, comunque, è stato proprio con Alberto COVA, al momento della prima vittoria della fantastica tripletta europei-mondiali-olimpiadi. Era inizio settembre 1982 e le prove più lunghe erano state programmate in serata per evitare il caldo della capitale greca, accavallandosi purtroppo con i telegiornali. La regia ebbe l'ardire di forare il palinsesto per mostrare il gran finale con Carlos LOPES e Martti VAINIO. La vittoria fu molto emozionante, trascinata dalla telecronaca di Paolo ROSI, che raggiunse il vertice l'anno successivo ai mondiali di Helsinki. Ecco la tripletta riassunta in pochi minuti (qui il link per miglior video senza il sonoro che l'ha reso immortale).


Fino a poco tempo fa non era difficile trovare Alberto sui campi di gara. Ebbi l'ultimo incontro nel mare di fango ai CdS di Corsa Campestre a Campi Bisenzio febbraio 2009 e parlammo dei suoi Mondiali corsi nella melma (Neuchatel 1986 peggio di Gateshead 1983). Girò molto l'Italia anche come consigliere nazionale della FIDAL, responsabile allora del progetto talento, e fu presente anche alla festa [AV] di fine febbraio 2006, per onorare la medaglia mondiale di Matteo GALVAN.

StefanoMei-AlbertoCova-SalvatoreAntibo
1-2-3 sui 10'000m ai CE Stoccarda 1986
Alberto aveva uno stile tutto suo, ben riconoscibile in mezzo al gruppo, impettito, con il passo radente, rapido negli appoggi come nei cambi di ritmo. Non piaceva molto agli esteti teoretici, come non piacerà Michael JOHNSON qualche anno dopo, eppure quello era lo stile più redditizio che gli concedeva la sua struttura ortopedica e muscolare.

Alberto vinceva molto: non era veloce, non nel senso proprio del termine, ma nel finale di gara arrivava più fresco per le straordinarie capacità aerobiche su cui innestava frequenze di falcata sconosciute agli avversari. Diventò quindi il riferimento su cui si focalizzarono le rivalità e crebbero i valori di tanti altri atleti italiani che si pregiavano di batterlo.

Ricordo che la sua Pro Patria Milano disertò il podio dei CdS di Corsa Campestre a Villa d'Almé (febbraio 1986) quando Gelindo BORDIN, tagliando per primo l'arrivo, non trattenne un gesto di gioia, espressione sanguigna e volgare, che fu interpretato come un gesto offensivo. Intanto i giornali avevano argomenti di cui parlare, l'atletica riempiva le pagine, gli atleti erano personaggi ben riconoscibili e gli sponsor vedevano il loro marchio in bella mostra, quando le squadre civili riuscivano a essere ancora concorrenziali con quelle militari.

Maserati Sport GT Awards Edition
per Alberto COVA (vd. @ Maserati)
La magia andò in frantumi su un cordolo della pista ai Campionati Europei di Stoccarda (agosto-settembre 1986). Dopo l'argento sui 10'000m, battuto da Stefano MEI e inseguito da Salvatore ANTIBO, Alberto COVA cercava una medaglia, se non la vittoria sui 5'000m. Purtroppo incespicò, si fece molto male a una caviglia e fu l'innesco della spirale discendente. Non fu più lui: perse la reattività, perse le abilità tecniche, perse il sostegno neuro endocrino, perse le motivazioni ... chi lo seguiva allora è ancora molto attivo su entrambe le sponde delle principali riviste di corsa italiane (il tecnico su CORRERE, il medico su RW). Potrebbe essere un buon argomento da presentare, perché non so quanto sia noto alla maggior parte dei loro lettori, per lo più arrivati con Stefano BALDINI già olimpionico.

Girando in rete ho trovato questa recente immagine di Alberto, dove appoggia canotta di gara e oro olimpico sul cofano di una MASERATI Sport GT Awards Edition. Chissà se riuscirei a riconoscerla se per caso la incrociassi per strada! Non ho ben capito se la guida davvero o no,  ma mi piace che due vertici assoluti dello stile si siano ritrovati anche recentemente: il tridente e Alberto, la maglia azzurra con il tricolore e la medaglia guadagnata indossandola e rappresentando l'Italia tutta.

Verona - Vicenza rivali storiche
unite dallo sponsor
Questione di Stile! In un'altra dimensione, tutta regionale, in tutt'altra pratica sportiva, il gioco del calcio, ho recentemente scoperto quello che al mio occhio ingenuo di antico tifoso da stadio poteva sembrare improbabile trent'anni fa: Vicenza e Verona unite dallo stesso sponsor. A dire il vero è lo Style Partner ben evidente nella home page del sito NICO. Trent'anni fa sembrava comunque impossibile che una squadra di calcio di quartiere come il Chievo Verona ascendesse ai massimi vertici nazionali, confrontandosi direttamente e poi surclassando lo storico caposaldo Hellas Verona.

venerdì 27 gennaio 2012

Allargare la Famiglia

Davide, Maila, Antonella, Enrico, Anna, Luigi + Matteo
L'anno olimpico porta fortuna alla mia famiglia: Camilla è nata nel 2004 e potrebbe chiamarsi Atene, Tommaso è nato nel 2008 e potrebbe chiamarsi Pechino. Così nel 2012 potrebbe arrivare Londra, quindi un'altra femmina. Non so quanto Antonella sia d'accordo.

Non è proprio del mio nucleo familiare che intendo parlare, ormai in crescita solo per età, né del ramo superiore dell'albero genealogico, ben rappresentato nell'immagine qui a fianco (da sinistra a destra): Davide, Maila, Antonella, Enrico, Anna, Luigi ... manca solo Matteo, che si trova dall'altra parte dell'obiettivo. Ci siamo tutti, quasi involontariamente in divisa, in quanto avevo dato semplici indicazioni cromatiche senza indicare il capo specifico. Così i tre fratelli sono in arancio e le tre donne in rosa NYC, che ben si staccano nel verde del prato e sull'azzurro del Brenta. Il Ponte degli Alpini e i palazzi del centro di Bassano del Grappa ci fanno da corona.

GdV martedì 24/01/2012
Perché scattare una foto in un pezzo di prato difficilmente utilizzabile per correre (piccolo, sconnesso, pieno di deiezioni animali e cocci aguzzi di bottiglia)? Perché contiene la più bella, riconoscibile e rappresentativa scenografia locale (PhotoShop free!), più della Marostica dove abito che già si trova sparsa in tante immagini nel blog.

Per i non locali ricordo che Bassano del Grappa ebbe l'ardire di proporsi come provincia una decina di anni fa (vd. uno studio @fondazionenordest), ritagliandosi 45 comuni di cui 30 vicentini, 12 trevigiani e 3 padovani: sarebbe quindi diventata il capoluogo dell'Altopiano dei Sette Comuni, del massiccio del Grappa e delle relative pendici meridionali, da Pederobba-Asolo al comprensorio di Marostica, spingendosi a sud fino a Cittadella (vd. pag.16 studio @fondazionenordest).

Non è più stagione per certe iniziative! Perché replicare funzioni e organismi che invece nel tempo dovrebbero essere accorpati? L'ultima grande magia in questo senso è riuscita in Sardegna che ha raddoppiato le province da quattro a otto (vd. @comuni-italiani), superando le sette del Veneto che conta il triplo di abitanti: alle storiche Cagliari, Nuoro, Oristano, Sassari sono state aggiunte Carbonia-Iglesias, Olbia-Tempio, Medio Campidano, Ogliastra. Ripasserò il resto d'Italia quando Camilla comincerà a studiare la geografia nazionale.

VendereDiPiù nr. 11 pag.12
Preambolo e divagazione per spiegare il contesto dell'immagine in cui appaiono un marchio noto, uno antico e uno del tutto nuovo. Non devo certo aggiungere molto ad Atletica Vicentina (vd. sito) e alla sua sezione [AV] MASTER (vd. sito), mentre devono essere presentati Scuola di Corsa (vd. pdf locandina completa) e NICO Abbigliamento Calzature, nel cui sito l'iniziativa è in pole position (vd. home page).

Da un paio di anni [AV] MASTER propone i servizi Running School (vd. sito) e Run Academy (vd. sito) localizzati a Vicenza dove si trova la massima concentrazione dei tesserati e dove le strutture sono gestite da personale che collabora direttamente con Atletica Vicentina. Più volte mi è stato suggerito "fai qualcosa di simile dalle tue parti!", ma [AV] non ha le stesse disponibilità al di fuori del capoluogo, sempre mediate dalle società locali che sono concentrate nella promozione dell'atletica e nell'attività giovanile. La corsa amatoriale/master è un fenomeno ormai ben distinto all'interno della FIDAL.

Che fare? Bisogna trovare altri canali di comunicazione! Qui pubblico l'articolo che mi ha fatto scattare la molla per presentare il progetto presso amici ben strutturati e maratoneti pure loro!

VendereDiPiù nr. 11 pag.13
Sono abituale cliente del negozio NICO Abbigliamento Calzature a San Zeno di Cassola, sia per me che per la mia famiglia e non mi metto a riportare ciò che è ampiamente spiegato nell'intervista in tre pagine a Dome(NICO) PASSUELLO, fondatore del gruppo, che ci ha messo il nome e 50 anni di operatività per costruirlo e ampliarlo fino alle dimensioni attuali: 500 collaboratori, 45'000m² di superficie totale di vendita, un’affluenza di circa 5 milioni di clienti all'anno e 21 negozi di cui 13 in Italia, 5 in Polonia e 3 in Repubblica Ceca (vd. punti vendita).

Pur avendo già effettuato il passaggio generazionale nella gestione dell'azienda, Nico è tuttora presente in negozio a guidare i giovani venditori, come il socio Franco BATTAGLIA, che a suo tempo aggiunse il reparto calzature a quello di abbigliamento. Il link per tutto è stato Maurizio, figlio di Franco, che avevo conosciuto fra gli scaffali al di sotto dei cinque cerchi olimpici appesi al soffitto. Io non sapevo esattamente chi fosse, mica ha scritto in fronte la propria genealogia, ma lui sapeva chi ero io e così è nato un libero dialogo nel tempo trascorso a scegliere.

Ero proprio uno strano acquirente! Arrivavo con il sacchetto delle scarpe recentemente consumate, da confrontare con i nuovi modelli, armato di bilancia e metro flessibile per verificare peso/dimensioni del mio US 10½, che un po' tutte le marche stanno alleggerendo. Verificavo la disponibilità, mi accomodavo sui divanetti e mi servivo tranquillamente da solo, essendo le scarpe negli scaffali in corrispondenza al campione esposto sul ripiano. Calzavo la scarpa nuova, calzavo la vecchia, facendo ogni volta qualche giro della pista dalle corsie blu che circonda l'area sportiva. E decidevo con calma.

Poi è iniziata l'operazione ex voto: ho cominciato a lasciare sopra gli scaffali le foto di gara dove utilizzavo le scarpe proprio lì acquistate. Nell'immagine di intestazione del blog sono state tagliate, ma non è difficile recuperarle altrove (sono le stesse di Berlino 2008).

VendereDiPiù nr. 11 pag.14
Tanti amici runner si stupivano che io acquistassi da NICO "perché non vai in un negozio specializzato?". "Perché dovrei? Lì c'è quasi tutto quello che mi serve e magari nel frattempo Antonella sistema Camilla e Tommaso nel reparto bambini che sta a fianco". Quanto spazio, quanto materiale! Millecinquecento metri quadri degli ottomila totali sono dedicati alle calzature. Poi non di solo running vive il runner! Due inglesismi consecutivi, termini quasi banditi nella comunicazione con NICO, anzi, forse rendo meglio se parlo in dialetto dalle mie parti! Non mi è difficile.

Ormai lo sviluppo e la presentazione di progetti è uno sport nazionale, una sfida fra i vari PowerPoint dove chi più ne ha, più ne mette. Io mi sono limitato a riassumere in una pagina A4 F/R,  poco più di due cartelle direbbero i giornalisti, e mi sono presentato con tanto altro materiale per soddisfare il tatto. Tema: cosa possiamo fare insieme! Qualcosa di reale, che magari possa alimentarsi anche con il virtuale e i magnifici strumenti che la tecnologia mette a disposizione.

A dire il vero la prima domanda era "cosa possiamo fare insieme?". Cambia la punteggiatura e cambia la sostanza. Per quanto simpatico e interessante, il progetto deve essere praticabile e un'azienda deve intravedere il ritorno dell'investimento. Così il marchio di presentazione è diventato "Scuola di Corsa Enrico Vivian". Cosa so fare? Correre. Cosa dovrei sapere? Far correre. Nell'ambiente della corsa è più conosciuto Enrico Vivian o NICO? Forse Enrico Vivian.

VendereDiPiù nr. 11 pag.15
Ecco esplicitati i presupposti per la nascita della "Scuola di Corsa Enrico Vivian". Tutto italiano e un cognome veneto. NICO aveva già quasi tutto (spazi, materiale, vetrina), io ci ho messo il mio personale contributo e l'insieme di relazioni che si sono unite (vd. pdf locandina completa). Ormai si combina poco da soli! Sforzi individuali, per quanto intensi e ben sostenuti, possono fallire, scontrandosi con i limiti di competenza e di carattere. Motivo per cui, allargando la famiglia, è possibile trovare l'occasione per una sana condivisione. Faccio due brevi esempi.

L'anno scorso avevo partecipato alla Montefortiana e da lì sono iniziate tutte le mie disgrazie al ginocchio sinistro, che in qualche maniera si trascinano ancora (seguiranno disquisizioni sulla RMN di sabato scorso). Solo per la compagnia ho valicato il confine provinciale per arrivare alla base delle colline presidiate da merli scaligeri.

Pensavo di fare un avanti-indietro Monteforte d'Alpone-Soave approfittando della chiusura delle strade e, andando incontro agli amici, scattare qualche foto, magari con lo sfondo del castello che tanto assomiglia a quello di Marostica. Invece trovo Riccardo, capitano del gruppo [AV] MASTER, che mi dice "vieni con noi!". Non me lo faccio ripetere. Così apprezzo il panorama dalle colline, come non ero riuscito a fare l'anno scorso (vd. post 24/01/2011), e produco un servizio che non mi rende grande merito come runner, ma arricchisce il resoconto di mio fratello Matteo (vd. blog) e quello di Riccardo in [AV] MASTER LETTER (vd. pdf).

VendereDiPiù nr. 11 - in copertina
Domenico Passuello e Franco Battaglia
Proprio la webzine mi offre la seconda riflessione, in quanto è pubblicata da alcuni mesi e ha subito una profonda revisione grafica prima di Natale quando si è passati dall'elaborazione amatoriale in PowerPoint all'impaginazione professionale in Adobe InDesign: tutto è cambiato! [AV] MASTER LETTER è diventata più ordinata, più leggibile, più rispettosa. Ognuno ci mette del suo (tutti i protagonisti nel box in prima pagina) e Riccardo coordina gli interventi e gli spazi. L'appuntamento bisettimanale concede il tempo per le riflessioni del caso.

La lunga introduzione è sintomatica dei mesi di dialogo e degli anni di frequentazione. Così sono riuscito a inserire tutte le pagine dell'articolo su VendereDiPiù, copertina compresa (vd. sito). Questo è solo l'inizio del processo di aggregazione, che senza precisi e solidi riferimenti non può iniziare. Appuntamento quindi fra gli scaffali NICO Abbigliamento e Calzature martedì e giovedì pomeriggio, in corrispondenza alle serate Scuola di Corsa, e ancora tutto il sabato pomeriggio, giorno di massima affluenza. Poi la domenica con Runitaly First siamo in giro per le corse nel mondo (vd. programma 2012 nel sito, vd. attivissimo gruppo FaceBook per le ultime comunicazioni). Scriveremo insieme i prossimi capitoli.

Per il finale musicale lascio Paradise dei ColdPlay. Non sono un loro fan sfegatato, ma li apprezzo e piacciono molto a Tommaso. L'altro giorno in auto ebbe a dire, dopo aver sentito solo due battute sonore, "questa è la mia canzone preferita! quella dell'elefantino che trova i suoi amici!" (come lo dice lui, un po' balbuziente e ancora senza accento veneto, fa morire dal ridere). Ecco la sintesi estrema della favola:  ingegno, fuga, viaggio, ricerca ... per tornare a suonare insieme sul palcoscenico. Dolce melodia in panorami mozzafiato!


PS notizia fresca fresca: la vedo dura per GEBRE partecipare alla Maratona Olimpica di Londra! Nove compagni di squadra sotto 2h06'29" di cui tre sotto le 2h05' stamattina nella maratona di DUBAI (vd. report @IAAF) ... in bocca al lupo per Tokyo! Gli serve un miracolo!

martedì 24 gennaio 2012

intervista a Peter SNELL: news dal passato

Peter SNELL nel 2012
Peter SNELL: Gentleman, Athlete, Scholar

To track fans, Peter Snell is a triple Olympic gold medalist. To his native New Zealanders, he's Sir Peter Snell, OBE. In the academic community he's Dr. Snell, Ph.D., director of the Human Performance Laboratory at UT Southwestern Medical Center in his hometown of Dallas, Texas .

Why should a middle-distance runner be doing 22-mile runs? Why is rest and recuperation important? What role does a coach play in a runner's development? What's more important to an athlete, psychology or physiology? Snell's search for answers to these questions has taken much longer than his rather brief athletic career, ...

Quattro pagine @runningtimes, circa 20'000 battute, molto più discorsive di quelle di Christopher McDougall. Chi ha superato l'impatto della presentazione può continuare con la lettura completa. Per chi mastica un minimo di inglese, si sforzi negli estratti che riporto. Ne vale la pena.

Ho chiuso il precedente post 20/01 ricordando l'esperienza neozelandese, di cui l'allenatore Arthur LYDIARD fu fondatore e anima, Peter SNELL fu la più bella e famosa espressione. Arthur non c'è più, ma Peter parla ancora al mondo dell'atletica sia con la sua storia sportiva che risale a mezzo secolo fa, sia con la ricerca scientifica applicata allo sport, che crebbe molto attorno alla loro esperienza. Non è difficile ripetersi su queste storie, tanto che una rivista prestigiosa e ben diffusa come Running Times torna ad aggiornarci il riassunto con nuove puntate.

Peter SNELL vince gli 800m alle Olimpiadi Roma 1960
Parlo ancora di Peter SNELL perché alcuni episodi della sua carriera sono interessanti per aggiungere elementi di valutazione sui piedi e la loro protezione. Mio padre è all'incirca suo coetaneo, quattro anni più giovane, e il Veneto rurale a cavallo degli anni '50 non doveva essere dissimile dalla Nuova Zelanda dello stesso periodo: anche a lui capitava di andare a piedi nudi, a volte per liberare il piede dalla rigida calzatura con la base in legno, a volte per risparmiare le calzature stesse (= sgàlmare, in dialetto).

Nell'articolo ho trovato un aneddoto in cui si parla anche di scarpe (vd. a metà di pag.3 @runningtimes). Già nel 1959 Peter aveva ottenuto le prime soddisfazioni atletiche nella sua isola e aveva cominciato a gareggiare molto, anche quando Arthur consigliava di costruire la condizione che avrebbe dovuto sostenerlo sulla via delle Olimpiadi di Roma. Dopo una gara su strada Peter sentì uno strano dolore alla tibia: "frattura da stress" fu la diagnosi, per fortuna in fase iniziale. Dopo un mese con le stampelle, Peter cominciò a innervosirsi e a cercare altri consulti, quando tutti gli ortopedici locali gli prescrivevano "riposo", finché un chirurgo inglese lo consigliò "non perdere altro tempo! comincia a correre sull'erba con scarpe ammortizzate". Poi sappiamo come è andata a finire.


Così prende un'altra dimensione l'episodio narrato da Arthur nel libro già citato (vd. post 26/08/2011) in cui spiegava la sua preoccupazione per la pista dello stadio di Roma, molto più dura rispetto ai percorsi in erba normalmente utilizzati da Peter nei suoi allenamenti. Conosceva la forza dirompente del suo atleta e la splendida condizione di forma, combinazione pericolosa per la fragilità che si era già manifestata. Fece così preparare delle scarpe speciali, con un rialzo in gomma che proteggesse meglio le preziose gambe. Allora i mezzofondisti veloci (e anche quelli prolungati!) erano soliti utilizzare le scarpe piatte dei velocisti. Mi fermo qui e lascio alcuni riferimenti dall'articolo: poco più di 5'000 battute, un quarto delle originali.

il passo statuario di Peter SNELL
Pagina 1 # "I grew up in a sporting family," says Snell of his athletic roots. His mother played tennis, his father golf. Solidly built and muscular, Snell began his athletic career in "ball games"--rugby, cricket, golf and tennis. "If you're good at something, it's motivating. You do certain sports because of the recognition factor."

"Who's coaching you?" Nobody. "You've got to go and see Arthur [Lydiard]." Macky set up a meeting, and Snell joined the running club coached by Lydiard. "I decided to drop my other activities and become a runner," says Snell.


Pagina 2 # The speed was there, but what was missing was the endurance, the foundation of Lydiard's training system. "Arthur got me involved in endurance running," says Snell. A cornerstone of the endurance program was a regular 22-miler on the legendary Waiatarua Circuit near Lydiard's house in Auckland. Lydiard didn't throw Snell into the 22-milers right away; he built up to it. "[Lydiard] paired me up with somebody whose pace I could handle," says Snell.

"I came to the conclusion that it was all about the conditioning," says Snell. "Spend as much time as you can on the conditioning and you'll eventually get yourself into, as Lydiard liked to say, a 'tireless state.' In practical terms, you could run the Waiatarua course and feel like you could go out the next day and do it again. You recovered rapidly. Once you got there it was a very heady feeling. You could do a great volume of training, get your intervals down to race pace, and do more faster than race pace."


Pagina 3 # Lydiard, who worked in a shoe factory he co-owned and moonlighted as a milkman while not coaching, didn't read this in a book. Long before the scientists proved it, Lydiard discovered by experimenting on himself what would be essential tools for a distance runner's training kit. While the temptation is to think that coaches merely study the scientific literature in an attempt to find out how to train their runners, the reality is that, for the most part, coaches innovate through trial and error what a scientist later proves is effective.

Lydiard's Boys Peter Snell, Murray Halberg,
Barry Magee e Alan McKight in allenamento
sul circuito di 35km a Waiatarua NZ (da sx a dx)
Lydiard broke the year up into phases, loading the endurance onto the front end, blending in hills and cross country, and finishing off with the speed and sharpening work.

There was little, if any, sports science backed up by research, just conjecture derived from examining the training programs of runners who were successful on a national level or at the Olympic Games. Lydiard had approached his coaching as a scientist would, using himself as a human guinea pig, and his athletes as test subjects. Scientists and coaches go through a similar process of trial and error. They start with a theory, test it, and the results of those tests determine if the theory/training method is effective.

Another valuable lesson Snell learned from Lydiard was that training, like science, takes time to get results; adaptation isn't an instant process. Lydiard gave his athletes valuable advice on patience and peaking, telling them not to worry about results in the buildup phase of their training, that the real rewards would come in the spring and summer track season.

Peter SNELL vince i 1'500m alle Olimpiadi Tokyo 1964
It was also a valuable lesson in critical thinking. Snell would utilize the same lesson later when he began reading the sports exercise literature: Don't believe everything you read. "I was surprised at the amount of stuff I read that was just plain wrong," Snell says. Just because it's published or comes from an authoritative source doesn't make it gospel, he learned. You have to see if it works for you, Snell says; that's the essence of the training process. Science doesn't lead in this process, Snell adds, it follows. Coaches figure out what works, and the scientists tell them what the mechanism is. Another thing Lydiard discovered was that high-intensity training was something one had to use sparingly and judiciously because it could as easily break down an athlete as build one to a peak.

Pagina 4 # All this would seem to be common sense, but as Snell discovered, common sense is often ignored by highly motivated individuals, which is an accurate description of the psychological makeup of an elite runner. This is where a coach can play a vital role, says Snell, holding back these human thoroughbreds to save them from self-destruction. Snell learned this the hard way, as even Lydiard couldn't hold him back from the success-fueled rush for more racing rewards and recognition that led to Snell's pre-1960 Olympics stress fracture.

Peter SNELL negli 800m alle Olimpiadi Tokyo 1964
The injury may well have been a blessing in disguise, as Snell recognized that it almost cut short his career before it had begun. Having dodged a bullet in that instance, Snell and Lydiard were wise enough not to make the same mistake twice. But as Snell looks back on his experience, as well as the training and racing patterns of others, he concludes, "It's quite possible that the majority of top level athletes are overtrained." The drive for success, winning, that motivates top athletes and coaches plays into this potentially counterproductive behavior.

"It's a relatively simple formula," says Snell. "Develop endurance as early as possible. Developing endurance is difficult and time consuming. Developing speed is a relatively short process with a fairly strong genetic component. "Try and understand the need for adequate recovery," he says, "a balance between hard training and recuperation. That's part of the art [of coaching/training]. I came away with the feeling that psychology was a more important discipline than physiology. If you're interested in finding talent, look into the psychology of the individuals. Look for people who have a high need for achievement. All this doesn't mean exercise physiology or other sports science is irrelevant. Information on nutrition, heat regulation, and other practical knowledge can educate a runner to avoid some of the errors that become the failures in the trial and error process.

venerdì 20 gennaio 2012

Barefoot Running: come presentare la corsa a piedi nudi

Internazionale 927 - pag.56
W la cooperazione! Se un suggerimento arriva da una parte, da un'altra può arrivare un aiuto. Basta chiedere! Andrea RIGO mi spedisce una mail in cui mi chiede un'opinione su un'articolo apparso nella rivista INTERNAZIONALE. L'imprecisa scansione grafica B/N delle quattro pagine mi impegna abbastanza. Esisterà un formato migliore per condividere l'informazione? So che un suo omonimo legge regolarmente la rivista, o almeno lo presumo, in quanto vedo spesso copie nel raccoglitore dei giornali. Chiedo: "hai ancora in casa il nr.927 del 08/12/2011?". Andrea fa di meglio e mi allega in risposta il pdf pulito da cui estraggo le quattro immagini inserite nel post. Ora molto più leggibili, perché sono quattro pagine fitte: circa 20'000 battute. Tante se si cerca di capire cosa sta scritto.

Onore al merito di avere tanta pubblicazione su giornali prestigiosi! Infatti l'articolo originale è uscito su New York Times Magazine e Christopher McDougall ha fatto anche di meglio, scrivendo un libro intero sull'argomento "Born to Run: A Hidden Tribe, Superathletes, and the Greatest Race the World Has Never Seen" (2009 vd. @amazon.it), di cui sono già girate le recensioni nelle riviste specializzate di corsa. Le stesse considerazioni qui appaiono in altro ambiente, rivolte ad altro pubblico e sembrano quasi diverse.

Internazionale 927 - pag.57
Per chi ha già preso paura della lunghezza del testo, offro subito una gustosa e interessante alternativa: un bel video dell'originale Christopher! E per saperlo bisogna leggere fino all'ultima riga dell'ultima pagina in cui si trova un indirizzo breve intern.az/tKh4mj. Fantastico! Un quarto d'ora su un palcoscenico di TED. Me lo guardo volentieri, tutto intento a capire quanto più riesco in lingua inglese d'oltreoceano ... my listening is down, down, down! Tanto concentrato sullo schermo, mi accorgo solo alla fine che dal menù a tendina "31 languages [Off]" è sufficiente selezionare "Italian" per far apparire i sottotitoli. Per chi volesse raggiungere la fonte originale, ecco il link diretto nel sito TED in cui è disponibile anche la trascrizione completa nel menù a tendina "Interactive Transcript".

Christopher McDougall esplora i misteri del desiderio di correre dell'uomo. Ecco la presentazione, come la corsa ha aiutato i primi uomini a sopravvivere e cosa spinge i nostri antichi antenati a spronarci oggi! Al TEDxPennQuarter McDougall ci racconta la storia della maratoneta dal cuore d'oro, l'improbabile ultra-runner e la tribù nascosta messicana che corre per vivere.

Internazionale 927 - pag.58
Qui il suo sito e il suo profilo @TED.com ... ma cos'è TED? A quale pubblico Christopher parlava? Scopriamolo dalle parole di una delle sue anime, direttamente dal blog di Seth GODIN (vd. post 13/01/2012)

The TED imperatives

   1. Be interested.
   2. Be generous.
   3. Be interesting.
   4. Connect.

In that order. If all you can do is repeat cocktail party banalities about yourself, don't come. If all you're hoping for is to get more than you give, the annual event is not worth your time. If you're not confident enough to share what you're afraid of and what's not working, you're cheating yourself (and us).

These aren't just principles for TED, of course. They're valid guidelines for any time you choose to stop hiding and step out into the world. It would be fabulous if people who were willing to commit to these four simple ideas had a special hat or a pin they could wear. Then we wouldn't have to waste our time while looking for those who care about their work and those around them.

Internazionale 927 - pag.59
[TED is a conference that started small, got big and then spawned more than a thousand local versions. Mostly, it's a culture of connecting interesting ideas and the people who have the guts to share them. Sometimes people at TED even follow these imperatives].

Ora è chiaro il contesto in cui inquadrare il racconto. Christopher pensa si avere qualcosa di interessante da dire e lo racconta in modo interessante. Magari riuscissi a esprimermi come lui! Ieri sera in televisione ho fatto ben magra figura rispetto allo show messo in piedi da lui. Tutto da guardare! Solo parole e buona postura: niente musica, niente immagini, niente scenografia. Di sicuro lo scritto è più ricco di informazione, ma il discorso è più fruibile, soprattutto per la fantasiosa interpretazione di un reale risultato sportivo citato nei primi tre minuti (vd. prime 10 donne arrivate alla maratona di NYC 2009 @results.htm). Gli altri dodici minuti sono in discesa fra i racconti storici e attuali della tribù Tarahumara e le ricostruzioni di archeologia sperimentale. Sono forti sti americani! Forse tanto bravi da convincermi che Gesù Cristo è morto di freddo.

Siamo arrivati alla fine dell'inserimento delle quattro pagine. Digeribili? Vediamo quanto: qualcuno ha provato a eseguire l'esercizio di Walter George? Più o meno avevo capito, ma poi ho cercato e ho trovato un video. Questo è fra i migliori, comprensivo di didascalie.


Qualcosa di più? Meglio ambientato? Ecco un originale di Mark Cucuzzella, il medico citato da Christopher McDougall.


Qualcosa di più? Più coinvolgente? Forse sono un po' sordo, ma nel mondo del running avrei dovuto sentire urlare forte "sono infortunato nero e tutto questo non lo accetterò più!". Come nel film Quinto Potere. E magari poi vedere volare scarpe dalle finestre.


Qualcosa di più? Più poetico? Quasi come il sussurro di Madonna quando anticipa che "ho una storia da raccontare ..." e poi tante altre cose fino a "... raccontare il segreto che ho imparato fino ad allora, avrò ancora un'altra occasione?" (testo completo @azlyrics.com)


Finora circa cinquemila battute per dire poco di mio: tante suggestioni, poca sostanza. Cercherò di sviluppare un altro post a breve, anche se non ho molto da dire in più di quello che si legge nella foto qui sotto: un uomo solo al comando, come quattro anni prima.

Abebe BIKILA - arrivo della maratona
Olimpiadi di Tokyo 1964
Al posto del numero [11] indossa il pettorale [17], stavolta con le calzature ai piedi. Guadagna tre minuti rispetto alla vittoria precedente, e sigla il nuovo record del mondo, un tempo tuttora onorevole nella manifestazioni globali. Arriva nella pista dello stadio olimpico, meno romantico dell'Arco di Costantino, fra Fori Imperiali e Colosseo sul far della sera.

Ne avevo già accennato nel post 09/04/2011, quarta e ultima puntata della serie "una generazione di giovani coraggiosi", ben riempito di tante informazioni pertinenti all'argomento, compreso lo stupendo video con Percy CERUTTY in cui lui e i suoi atleti corrono beatamente scalzi: non ci sono problemi sulla giusta superficie, mantenendo la buona abitudine. Poi in gara Herbert ELLIOT non si vergognava a calzare le scarpe chiodate per avere la massima spinta (vd. il video nel post 08/03/2011).

In un successivo post 26/08/2011 ho avuto occasione di parlare di Arthur LYDIARD in riferimento al libro da poco acquistato e anche lui se la prendeva con le scarpe moderne che lasciano poco spazio al naturale movimento del piede e alle fisiologiche compensazioni. Nell'ultimo paragrafo c'è il link a due fantastici video. Da verificare cosa calzava Peter SNELL, un ottocentista massiccio che nel periodo di preparazione generale correva 100 miglia a settimana. Tanti altri suggerimenti nel video della maratona olimpica di Tokyo 1964.


Citazioni troppo antiche? Quando cominciò la deriva? Verso la metà degli anni '80 quando furono introdotte le calzature con importante sostegno mediale e forme dritte nel mesopiede. Servono davvero nella corsa? Di sicuro a sedentari sovrappeso col piede appiattito che si avvicinano alla corsa. Non è forse il caso di educare la muscolatura intrinseca/estrinseca e le articolazioni del piede? Semplici esercizi noiosi che non abbisognano di grandi attrezzature. Perché delegare completamente alla scarpa e magari a un plantare il controllo del movimento del piede?
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